Chi sa che avrebbe detto Tucci.
Infatti si considerava vegetariano ma mangiava il pollo; si considerava buddhista ma non andò a fare visita al Dalai Lama, quando venne a Roma nel 1956.
Chi sa che avrebbe detto di questa nuova campagna
Chi sa che avrebbe detto Tucci.
Infatti si considerava vegetariano ma mangiava il pollo; si considerava buddhista ma non andò a fare visita al Dalai Lama, quando venne a Roma nel 1956.
Chi sa che avrebbe detto di questa nuova campagna
E' così, e aveva ragione Tucci quando ringraziava profusamente i politici che lo aiutavano nell'introduzione dei suoi libri di esplorazione e di viaggio: è raro trovare menti illuminate che si interessano e patrocinano la cultura - a meno che, oggigiorno, la cultura sia spettacolo e venga spettacolarizzata.
Sembra proprio che il Museo Civico di Arte Orientale di Trieste chiuderà. E' il bellissimo Palazzetto Leo di via San Sebastiano 1 che vedete nella foto, che offre in mostra non solo collezioni e oggetti d'arte orientale, ma anche memorie e ricordi di viaggio, armi, strumenti musicali, testimonianze di vario tipo e reperti di carattere etno-antropologico, provenienti da tutta l'area asiatica, in particolare dalla Cina e il Giappone e acquisiti dai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste a partire dalla seconda metà del XIX secolo.
Il museo ospita al primo piano la sezione “Trieste e l’oriente” e la sezione Gandhara, di cui ho parlato più volte, al secondo piano la sezione Cina e al terzo e quarto piano la sezione Giappone.
Ho parlato più volte dell'attività archeologica in Asia di Tucci. Non tutti sanno però che fu lui a diffondere per primo in Occidente la famosa, stupenda arte del Gandhara, quella che vide nascere l'immagine del Buddha, che prima era raffigurata solo con simboli come la ruota della legge, l'orma dei piedi e così via.
E' un'arte che amo moltissimo e che ho avuto modo di conoscere e apprezzare tramite le opere di uno dei miei maestri - e allievi di Tucci -, Mario Bussagli, uno dei più grandi storici di questa arte e il suo primo narratore occidentale.
Apprendo ora che il Museo archeologico di Milano detiene una piccola collezione di opere del Gandhara. Che è assolutamente da vedere.
Le spiegazioni del sito del Museo archeologico sono giuste ma troppo parziali e non rendono merito alle vere origini dell'arte del Gandhara. Non dicono, insomma, le cose più importanti, quelle che scrisse Bussagli e che ci insegnava in classe. Ma forse un giorno o l'altro le trovete qui.
Mi chiedo, francamente, perché le polemiche su Tucci e il suo ruolo svolto nel fascismo portino una vivace discussione anche di persona, oltre che in Parlamento o sui giornali, e tanti commenti nel blog (anche qui, su Giuseppe Tucci, purtroppo ne ho dovuti cancellare tanti, visto il tono). Generino insomma tanto interesse, mentre se si parla di argomenti "normali", la sua vita e la sua opera o quella dei personaggi che frequentò, questo non avviene.
E' da un po' che non aggiorno questo blog, in ben altre faccende affaccendata.
Sto infatti compilando una bibliografia ragionata dell'Afghanistan e del Pakistan, luoghi in cui Tucci dal 1955 andava sempre per le ricerche archeologiche. Sappiamo infatti che cominciò l'archeologia italiana in Asia con gli scavi nella valle dello Swat, a cavallo fra i due paesi.
Da un po' di tempo, nonostante le proteste dell'ex presidente pakistano Pervez Musharraf, che l'anno scorso ha criticato il termine in un'intervista a Der Spiegel, tutta l'area viene chiamata AfPak. Viene cioè intesa come un unicum, un solo teatro di operazione, specialmente nell'ottica della sicurezza internazionale.
E giustamente.
Un gentile lettore mi scrive:
Sono appassionato da sempre di Tibet e di Tucci. In Tibet sono stato una decina d’anni fa. Ho saputo di recente che ISIAO ha contribuito a realizzare l’edizione cinese di Indo Tibetica (io sono alla ricerca dell’originale da anni). Trovo curioso che se ne sia realizzata una nuova edizione per la Cina, che in fondo è la maggiore responsabile della perdita di una parte del patrimonio artistico del Tibet, ma non ancora per l’Italia. A Kathmandu ho visto persino un’edizione indiana anche se la stampa era davvero povera.
A suo parere, perché non esiste ancora una nuova versione italiana di Indo Tibetica?
Ritiene che se venisse realizzata potrebbe trovare un suo pubblico o resta un’opera per addetti ai lavori?
Tucci resta un personaggio scomodo che si preferisce dimenticare? [...]
Questa la mia risposta:
Come mai si interessa così tanto a Tucci, se posso saperlo? Io ho comprato l'edizione originale di Indo-tibetica a svendita all'università di Harvard, avevano un doppione. La riedizione italiana è costosa e forse inutile, molte cose sono sorpassate. Ma molte cose ancora valide. Ma sono tanti libri sa? E produrre libri costa moltissimo, e ancora di più costa la distribuzione. Per l'edizione cinese forse il governo cinese avrà contribuito o forse, più probabilmente, l'ISIAO vorrà compiacerlo. [...]
Tucci è un personaggio molto, molto scomodo.
E voi che ne pensate? Perché tradurre un libro di arte tibetana proprio in cinese - e perché non ripubblicarlo in italiano?
Nel 1954 Tucci fece i primi rilievi in Pakistan, e precisamente nella valle dello Swat, valle di tesori, paradiso delle dakini, terra di collegamento e di passaggio del buddhismo dell'Asia meridionale e centrale. Secondo la tradizione Padmasambhava (VIII sec. a.C.), il grande Guru Rinpoche che introdusse il buddhismo tantrico in Tibet, fondò nello Swat il primo monastero vajrayana.
E' noto che Tucci amava le donne. Ebbe tre mogli, amate in crescendo, ma ne conobbe bibilicamente molte altre, tanto che la prima moglie, Rosa, probabilmente lo lasciò per le lunghe assenze e le continue infedeltà. Dopo pochi anni di matrimonio infatti Tucci sbarcò a Bombay insieme alla sua nuova fiamma, Giulia.
Scienza o no, ricerca o no, una moglie vuole un marito che la rispetti e viva con lei, non un grande assente da seguire. Oltre tutto, se le altre mogli, Giulia e Francesca, lo accompagnarono in quasi tutte le esplorazioni e poi nell'avventura dell'archeologia, Rosa per tutto il tempo del loro breve matrimonio rimase nelle Marche ad allevare Ananda, il loro unico figlio.
Tucci fu anche amico di donne importanti e famose, prima di tutte Indira Gandhi, ma anche la bella principessa di Gangtok, Pema Chöki Namgyal, che però ebbe un rapporto molto più stretto con Fosco Maraini. E fu nemico di donne quasi altrettanto famose come Alexandra David-Néel, l'esploratrice del Tibet.
Chi sa che avrebbe detto se avesse potuto conoscere la bellissima, colta, famosa pasionaria della Birmania, Aung San Suu Kyi,
Tucci riuscì finalmente a partire per la sua ultima spedizione in Tibet, quella del 1948. Nel suo racconto lo troviamo direttamente a Darjeeling e Kalimpong, le due città di frontiera.
Organizzò la carovana proprio a Darjeeling. Un tibetano domiciliato in città sin dall’infanzia, Kirma Pal, gli trovò le persone adatte ad accompagnarlo.
Una questione molti dibattuta è quella della Reale Accademia d'Italia, di cui Tucci fu nominato membro nel 1929, dietro richiesta di Carlo Formichi e, molto probabilmente, di Giovanni Gentile, che però non era un accademico.
La R. Accademia d'Italia fu solennemente inaugurata dal Duce in Campidoglio, dopo quasi quattro anni di preparazione, il 27 ottobre