Tucci, Macerata e l'Oriente

boh, domenica 18 giugno 2006 16:56:54

Tucci nacque a Macerata il 5 giugno 1894. Il papà Oscar e la mamma Ermenegilda Firmani erano emigrati nelle Marche dalle Puglie. Un filo indissolubile, che va ben oltre il luogo di nascita, lega Tucci alle Marche: è l'Oriente. null

Macerata fu resa famosa dalla famiglia Ricci con Padre Matteo (1552-1610), il celebre missionario gesuita che mise in contatto la civiltà cinese con quella europea, scrisse pregevoli trattati di astronomia e di geografia e morì in Cina. La sua tomba a Pechino fu distrutta e ricostruita ben tre volte in epoche diverse (l'ultima una decina di anni fa, dopo la Rivoluzione Culturale) e il suo nome figura tra i pochi stranieri nell'enciclopedia nazionale cinese.

Padre Matteo Ricci scrisse di "certi saraceni dalle parti di ponente, che sapevano delle cose di Europa, India e Persia� e che visitarono, come lui, la corte di Pechino, che raccontò dei molti maomettani da lui incontrati in Cina che “in quasi tutte le provincie stanno con molte sumptuose meschite, dove recitano, si circoncidono, e fanno le loro cerimonie.�

Sempre nelle Marche, la città di Pennabilli diede i natali a Padre Francesco Orazio della Penna (1680-1745), il missionario cappuccino che giunse a Lhasa il 1° ottobre 1716 insieme a Padre Domenico da Fano, Prefetto della missione evangelica in Tibet. E non furono i primi. Infatti, altri padri cappuccini della provincia della Marca erano partiti per Lhasa.

Le Marche diedero origine a tutta una schiatta di padri viaggiatori e studiosi che andarono in India, in Tibet, in Nepal e in Asia Centrale e Orientale: Cassiano da Macerata, Carlo da Castorano, Vito da Recanati, Costantino da Loro, Cassiano Beligatti e tanti altri.

Tucci fu un vero figlio di quella terra. Percorse anche lui le regioni più inaccessibili dell'Asia e scrisse:

Come potete spiegare che proprio nelle nostre Marche e soprattutto nella nostra provincia maceratese sia nato il maggior numero dei pochi orientalisti italiani, anzi, quelli che penetrarono nelle regioni più inaccessibili dell'Asia? Pensate: Matteo Ricci da Macerata apre la strada della Cina ed una impossibile missione francescana resiste a Lhasa in Tibet dal 1703 al 1745: ne fanno parte Giovanni Francesco da Camerino, Domenico da Fano, Giovanni da Fano, Gregorio da Lapedona, Giovanni Francesco da Lapedona, Orazio da Pennabilli, autore del primo dizionario tibetano, Cassiano Beligatti da Macerata, autore di una fondamentale grammatica tibetana, Tranquillo da Apecchio, Costantino da Loro, Floriano da Jesi. È come se , per arcane simpatie operose nella levità dell'etere o vibranti nel mondo degli spiriti, certi figli di questa terra dolcissima abbiano risposto al richiamo di remote civiltà; o sarà stato, come direbbero in india, impensato ritorno ad una patria lontana, perduta e ritrovata nel tortuoso cammino del continuo morire e rinascere.

Questa simpatia inspiegabile fra la Marca e l'Oriente, anticipata nei viaggi di Ciriaco d'Ancona e divenuta inconsapevole risonanza di pensiero nel solitario poeta di Recanati che, rotto il velo della Maya, ebbe il doglioso privilegio di scoprire sotto l'inganno della vita l'infinità vanità del tutto, fruttificò per i secoli nell'apostolato di Matteo Ricci.

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