Tucci e Formichi a Vishvabharati e il seme delle grandi spedizioni

boh, venerdì 31 agosto 2007 22:42:49

Arte del Nepal

Tucci, chiamato da Formichi, nell'anno accademico 1925-1926 insegnò Lingua e cultura italiana a Vishvabharati. Inizialmente il luogo un ashram, un eremo in mezzo al verde, fondato nel 1863 da Devendranath Tagore, padre di Rabindranath. Quest'ultimo nel 1901 convertì l’eremo in una scuola sperimentale di soli cinque studenti che da lì a poco venne chiamata Patha Bhavan. Questo tipo di scuola tradizionale, chiamato gurukul, è basato sullo stretto rapporto fra allievi e guru, che vive a stretto contatto con loro e risiede vicino, spesso nella stessa casa. Nelle varie costruzioni maestri e discepoli si ritiravano per condividere i pasti, le attività ricreative, gli studi, le interminabili discussioni filosofiche e letterarie, che potevano continuare per notti e giorni quasi ininterrottamente, le preghiere. Lì viveva anche Rabindranath.

Il primo direttore di Vishvabharati fu il pandit Vidhushekara Bhattacarya. Così Formichi lo descrive al suo arrivo alla stazione di Bolpur:

[…] vidi affollarsi parecchi insegnanti di Santiniketan nelle loro toghe bianche. Ricevetti accoglienze oneste e liete, e, terminati i convenevoli, fui invitato a salire in una piccola automobile a due posti. Accanto a me sedette il pandita Vidhuçekhara Bhattacharya, direttore della sezione letteraria, sanscritista di grandissimo valore, riputato nell’India uno dei maestri più dotti e autorevoli. Macilento, incartapecorito, ad onta abbia di poco varcato i quarantacinque anni, potrebbe servire da eccellente modello a un pittore che volesse rappresentare il tipo di perfetto asceta.
La dolcezza del suo sguardo è lo specchio fedelissimo della sua anima. Al fuoco di fila delle mie domande, dei miei racconti e delle mie osservazioni, e ai miei sguardi scrutatori, egli rispondeva con delle sonore omeriche risate che se non avessi subito capito erano effetto d’ingenua timidità e della voglia di mostrarsi cordiale con me, sarebbero state una provocazione ed un’offesa. Tra l’angelico Vidhuçekhara e il canzonatore ci corre di mezzo il mondo.

Quanto a Tucci, che dopo poco raggiunse il maestro, prima di andare a Vishvabharati già aveva applicato il metodo filologico comparativo usato nella scuola ai testi buddhisti. Nel 1923 aveva pubblicato lo "Studio comparativo tra le tre versioni cinesi e il testo sanscrito del I e del II capitolo del Laṅkāvatārasūtra". Questo è un libro buddhista mahāyāna molto importante, in cui sono impartiti anche insegnamenti che sarebbero diventati della scuola zen. (Questo è il testo completo, tradotto per la prima volta dal sanscrito nel 1932 da Daisetz Teitaro Suzuki)

Alla fine del 1932 Tucci pubblicò insieme a Bhattacharya l’edizione critica della Madhyāntavibhāgasūtrabhāṣyaṭīkā di Sthiramati, un sotto-commentario del commentario di Vasubandhu sul Madhyāntavibhāgasūtra di Maitreyanātha, un maestro che Tucci studiò molto.

Infatti, verso la fine degli anni '20 Tucci aveva scritto una lettera a Hem Raj, il Guruju o Precettore Peale del Nepal, in cui gli richiedeva nuovi manoscritti di Maitreyanātha e il parere su alcuni passaggi delle sue opere e su quelle del maestro Asaṅga. Voleva tentare di stabilire se quest’ultimo -- fiorito circa nel IV secolo d.C. -- e i Tantra, i testi rivelati del tantrismo, fossero contemporanei. Affermò di essere in procinto di pubblicare lo Abhisamayālaṃkāra di Maitreya, cosa che, però, non fece mai – e pregò il Precettore Reale di fargli avere il manoscritto del Dharmadharmatāvibhaṅga di Maitreya. Lo stava leggendo in tibetano, ma gli sarebbe stato di grande aiuto anche il testo originale sanscrito. In febbraio avrebbe tenuto infatti una serie di sei conferenze o un seminario in sei lezioni all’Università di Calcutta su questi argomenti, che nel 1930 pubblicò a cura della stessa università in un libretto intitolato On some aspects of the doctrines of Maitreya[natha] and Asaṅga. Tucci aveva già studiato questi testi insieme a Hem Raj e ora chiedeva che gli venissero inviati.

Hem Raj era un potentissimo pandit, capo spirituale di tutti gli induisti del Nepal, consigliere del primo ministro e famoso in tutta l'Asia per la sua biblioteca costituita da migliaia di manoscritti antichi in sanscrito, da libri preziosi e da edizioni uniche. Ne pubblicava anche di propri e ripubblicava quelli a "rischio di estinzione" al piano terra della sua enorme casa a Dhoka Tole, nel cuore di Kathmandu, dove il figlio Kesari Raj Pandey, anche lui Guruju, vive tuttora.

Tucci quindi o durante l'anno di permanenza a Vishvabharati oppure dopo la fine dell'anno accadmeico, nel 1926, fece la sua prima spedizione in Nepal. Ci andava spesso con la moglie, Giulia Nuvoloni, che in realtà moglie non era ma era "l'amica del cuore", che lui spacciava per tale. Era Giulia che chiamava affettuosamente Tucci "Peppino" anche nella lettere a Giovanni Gentile, che Tucci aveva conosciuto sin dai primi anni di università e da cui fu aiutato a diventare e un personaggio potentissimo e uno dei principali artefici della politica culturale del ventennio fascista.

In effetti il 19 maggio 1920 Tucci aveva sposato a Spoleto, per volontà del padre, Rosa De Benedetti, senza mai averla conosciuta prima. Non fu un matrimonio felice. Il 6 maggio 1922 ad Ancona, dove vivevano anche i genitori di Tucci, nacque l'unico figlio, Ananda Maria. Fu chiamato Ananda, che in sanscrito significa "beatitudine", come il cugino e discepolo preferito del Buddha.

Il seme delle grandi spedizioni è qui, nelle prime puntate esplorative nei paesi oltre l'Himalaya, il Nepal, il Sikkim, il Tibet, a caccia di manoscritti antichi e di tesori d'arte. Dopo queste verranno le vere e proprie spedizioni con le carovane di decine di uomini, animali e forniture.

Commenti dei lettori

  1. La dolcezza dello sguardo del pandit » Orientalia4All

    [...] Nell'anno accademico 1925-26 Giuseppe Tucci insegnò Lingua e letteratura italiana a Shantiniketan, nella scuola del premio Nobel Rabindranath Tagore. Lì a Shantiniketan divenne amico del direttore della scuola, il pandit Vidhushekara Bhattacarya. Così lo descrive Formichi, quando lo venne a prendere alla stazione di Bolpur, vicino Shantiniketan. [...]

  2. donMo

    Boh, tre domandine veloci veloci:

    Come mai si sposò a Spoleto?
    La moglie era ebrea ? (il cognome è infatti ebraico).
    Ananda è ancora vivo?

    Le risposte senza fretta, lo so che hai da fare.
    Grazie:)

  3. Enrica Garzilli

    Mio caro donMo, che bello ritrovarti qui.
    De Benedetti è un cognome ebraico? Come lo sai?
    (Ci farò il prossimo post)

  4. donMo

    Dai Boh, per sapere che De Benedetti sia un cognome di origine ebraica basta aver fatto la scuola dell'obbligo:)
    (che poi non è detto che chi lo porta sia ebreo, visto che si è ebrei se si nasce da madre ebrea mentre il cognome lo si eredita dal padre, ma lasciamo stare che il discorso ci porterebbe lontano).
    Aspetto il prossimo post:)

  5. Enrica Garzilli

    che dire? io non lo sapevo, mentre sapevo che deve essere ebrea la madre e non il padre.
    (Shame on me!)

  6. donMo

    Tranquilla, nessuno è perfetto:)

  7. Lo strano figlio di Tucci » Giuseppe Tucci

    [...] Dalla prima moglie, Rosa, Tucci ebbe un figlio che chiamò Ananda, "gioia" o "beatitudine", come il discepolo preferito del Buddha. Secondo nome, Maria. Quando si separò dalla moglie lo tolse alla madre per affidarlo alla sua famiglia, che lo allevò ad Ancona, dove si era spostata. Sembra poi che tornasse a vivere con la madre. [...]

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