Giuseppe Tucci, le sue mogli e la bellezza delle donne 0

boh, giovedì 31 gennaio 2008

Indian woman in sariIl nostro Tucci si sposò tre volte. Il 19 aprile 1920, per volere del padre, sposò a Spoleto Rosa De Benedetti, senza averla mai conosciuta prima. Nello stesso anno sembra che imparò il tibetano, di cui venne ben presto uno dei massimi esperti del mondo.

Nel novembre del 1925, però, sbarcò a Bombay, ora Mumbay, insieme alla sua nuova fiamma, Giulia Nuvoloni, e da lì intraprese il viaggio per Vishvabharati e Shantiniketan, la «dimora della pace» nel Bengala occidentale, dove stava l'ashram e la scuola internazionale di Tagore.

Probabilmente da verso la metà degli anni Quaranta lo vediamo con l'ultima e più amata donna, Francesca Bonardi, che poté sposare molti anni dopo. Di lei disse che mentre dalle altre era stato sposato, lei era l'unica che lui aveva sposato.

Fosco Maraini, però, disse che Tucci, che era un grande amante della bellezza in tutte le sue forme, apprezzava molto da vicino quella delle donne indiane...

Gandhi con gli occhi di Tucci il 30 gennaio 2008, nel centenario della sua morte 1

boh, mercoledì 30 gennaio 2008

GandhiPrecisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, Gandhi è stato ucciso da un fanatico induista.

Questo è il commovente video di La Repubblica, che ha realizzato una trasmissione intitolata Gandhi: cosa resta del mito.

Tucci fu affascinato sia da Tagore e le sue idee universalistiche, sia da Gandhi e dalla sua lotta. Dopo aver parlato di quest'ultimo nel 1940 come fautore della rinascita morale dell'India e averne scritto nel 1953-1954, ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo tenuto in Campidoglio il 13 maggio 1969, nel centenario della nascita di Gandhi. Fu pubblicato nel 1998 col titolo Nel centenario della nascita di Gandhi e si apre con un confronto fra il Mahatma, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:

L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.
Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, abituatosi a considerare come nulle le cose vaghe, turbato dalla povertà che d’ogni parte straripava e rispettoso ma non succubo di pregiudizi antichi, dopo aver ben ponderato se poteva ciò che voleva, lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.

Gentile e Tucci aderiscono alle leggi razziali del 1938 2

boh, domenica 27 gennaio 2008

leggi razzialiIl Manifesto degli scienziati razzisti fu sottoscritto da centottanta scienziati del regime e pubblicato sul Giornale d'Italia il 14 luglio 1938. Secondo i diari di Bottai e di Ciano fu redatto quasi completamente da Mussolini.

La Dichiarazione sulla razza fu approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938 e qualche giorno dopo venne pubblicata sul Foglio d'ordine del PNF. Con l’ultimo paragrafo il Gran Consiglio prese atto «con soddisfazione che il Ministro dell'Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno».

Fu anche stilato un elenco (qui) delle personalità che si schierarono pubblicamente in favore della legge razziale. Fra i vari politici, studiosi, religiosi e giornalisti, Giovanni Gentile, fondatore e presidente dell'IsMEO, ora ISIAO, e il vicepresidente dell'IsMEO Giuseppe Tucci.

Di tutti i professori universitari del regno, solo 12 non avevano firmato fedeltà a Fascismo. La vergogna dell'aderenza alle leggi razziali fu la conseguenza di quell'atto.

Giuseppe Tucci e la sfiducia nella politica 2

boh, venerdì 25 gennaio 2008

BBC News Italian PoliticiansNoi ci sollazziamo con la nostra sfiducia nelle istituzioni, sfiducia molto ben riposta, ma anche Tucci non aveva alcuna fiducia, né interesse, nel governo e nelle istituzioni.

Scrisse su La via dello Swat, del 1963, un libro sulle campagne archeologiche nella valle dello Swat, nell'odierno Pakistan:

[...] se c’è una cosa al mondo che proprio non m’interessa, è la politica e le leggi o quello che chiamano governo.

Ogni tanto mi chiedo che ne direbbe Tucci dei politici attuali.

Peppino, i cani di Lhasa e i matrimoni fra cani  0

boh, giovedì 24 gennaio 2008

Dog weddingAbbiamo detto che Peppino amava molto gli animali. Peppino era il nomignolo con cui lo chiamava la seconda moglia, Giulia Nuvoloni, quando aggiungeva i saluti alle lettere del marito per Gentile. Con lui Tucci tenne dei rapporti per oltre 25 anni, da quando era studente sino all'uccisione del filosofo, nel 1944.

Nei libri di Tucci gli animali hanno un grande posto, il loro posto di allora: umile, derelitto, affamato. Parlando in A Lhasa e oltre dei cani nella grande città di Lhasa, durante la famosa spedizione del 1948, nota che il popolo dei cani senza padrone è come un’ombra di questo popolo in festa e che i cani, come avviene ancora oggi spesso in Asia,

costituiscono come una seconda città affamata ed errabonda che vive, perennemente abbaia, più spesso muore all’ombra della prima.

Ancora una volta, la sua empatia va agli animali, innocenti vittime del karman.

In realtà sia in India che in Nepal, e in molte altre regioni dell'Asia, c'è una speciale cerimonia per sposare i cani fra loro. La BBC News poi ha riportato spesso di matrimoni fra cani e umani, in cui la persona giura di prendersi cura del cane per compiere una buona azione che scongiurerà un atto particolarmente infausto, una sventura e così via.

Anche se è un matrimonio per interesse, è comunque una bella azione!

Tucci scienziato o presuntuoso credente? 0

boh, mercoledì 16 gennaio 2008

sleeping BuddhaUno scienziato, in quanto tale, non dovrebbe assumere posizioni ideologiche fideistiche, cioè con dei presupposti assiomatici, ma aperte e tolleranti, perché la scienza non è fideista. Tucci però fu scienziato e fervente buddhista. Il Buddhismo è religione e un sistema di vita molto congeniale ai suoi studi, specie se interpretato come lo interpretò lui.

Non si sa quando Tucci intraprese la via del Buddha. Infatti, come la maggior parte dei bambini italiani del tempo, fu battezzato nella fede cristiana e nel rito cattolico. Il giornalista A. N. Dar intervistò Tucci dopo il suo pensionamento come presidente dell'IsMEO, nel 1978 - quando era aveva più di 84 anni -- per l’Indian Express, uno dei più grandi quotidiani indiani, pubblicato a Delhi, Bombay e Madras. E gli chiese come mai cominciò a interessarsi all’India e al Buddhismo.

Il maestro gli rispose che probabilmente tutto questo era dovuto a una sua vita precedente.

Interpretò però il Buddhismo in modo sui generis. Infatti, vi sono cinque precetti obbligatori per monaci e per laici, per i maschi e per le femmine di qualsiasi scuola, a cui ognuno si deve attenere in modo rigoroso – ma vedremo che Tucci non li rispettò tutti appieno:

Tucci e il Nepal degli anni Trenta 1

boh, martedì 15 gennaio 2008

Child labourDalla fine degli anni '20 al 1956 Tuccì andò molte volte in Nepal, anche per mesi, per reperire manoscritti e pezzi d'arte e per studiare con il guruju, il precettore della famiglia del primo ministro e del re, il pandit, capo di tutti i pandit del regno, il venerabile Hem Raj Sharma.

Ma come era il suo Nepal? Fino al 1950-1951, anno in cui ci fu la Rivoluzione contro il governo dispotico di primi ministri della famiglia Rana, la cui carica era ereditaria dal 1846, il paese era rimasto sostanzialmente lo stesso da centinaia di anni. I Rana lo avevano completamente isolato, nessuno poteva entrare se non per "elevastissime ragioni di studio", come ci dice Formichi, né i nepalesi potevano uscire, eccezion fatta per i mercanti, che commerciavano specialmente con il Tibet, e i pellegrini, che visitavano i luoghi santi del Buddhismo e dell'Induismo.

Uno dei problemi maggiori era entrare nel paese perché non c'erano strade ben tenute, né ponti: i Rana dicevano che non le costruivano per paura che fossero invasi. In realtà lo facevano semplicemente per non fare spostare la gente e per poterli isolare e governare (dispoticamente) meglio. L'altro problema, che continua fino ad oggi, è la fame.

Negli anni '30 per arrivare alla Valle di Kathmandu Tucci ha attraversato parte la giungla malarica del Terai, che divide India e Nepal, in treno, in carrozza di prima classe, rileggendo e integrando la lista dei manoscritti da chiedere a Hem Raj, sul tavolino accanto alla tazza di chai ben caldo. È l’alba e porta un fazzoletto sul viso per difendersi dalle zanzare che si stanno svegliando; si affaccia ogni tanto per vedere le bestie feroci che vanno ad abbeverarsi ma, all’arrivo della locomotiva che sbuffa e stride, tigri, rinoceronti e gazzelle scappano, ancora non avvezze all’uomo. D’altronde, si deve sostare nella giungla il meno possibile perchè il kalazar, la leishmaniasi viscerale, e l’aoul o aul, la malaria, sono endemici. Nel Terai per otto mesi imperversa la temutissima febbre della malaria modificata, che miete più vittime della fame. Scriverà in Nepal. Alla scoperta dei Malla, del 1960, dopo l’ultima spedizione in Nepal del 1956, italianizzando ancora le parole straniere alla maniera fascista:

Sir Edmund Hillary alla conquista dell'Everest 0

boh, venerdì 11 gennaio 2008

L'11 gennaio di quest'anno è partito per la sua ultima avventura Sir Edmund Hillary (1919-2008), l'uomo che il 29 Maggio 1953 conquistò l'Everest, il picco più alto della catena dell'Himalaya.

Ci era arrivato con Tenzing Norgay il sirdar Tenzing che nel 1948 aveva accompagnato Giuseppe Tucci nella sua ultima spedizione nel Tibet centrale fino a Lhasa.

Tenzin era il capo-carovaniere e tutte le persone di servizio, mulattieri, portatori e altri carovanieri, obbedivano a lui. Era una figura importantissima perché faceva da tramite fra Tucci e le decine di uomini, trovava i mezzi di trasporto, dava il suo parere sul percorso migliore, discuteva sui prezzi, era responsabile dei servizi. Tenzing Norgay era un sirdar eccezionale e di non comune resistenza fisica.

Era nato ai confini col Tibet ma dal 1933 viveva a Darjeeling, dove faceva il portatore. Nella prima spedizione sull’Everest del 1935 accompagnò Eric Shipton; ma non poterono raggiungere la vetta. Il 29 maggio 1953, all’età di circa 39 anni – non lo sappiamo con esattezza perché gli sherpa fino a qualche anno fa non tenevano un registro delle nascite – raggiunse la cima dell’Everest.

Addio Sir Edmund Hillary!

(Ringrazio Pasteris per la segnalazione del video)