Tucci si prefessò più volte buddhista e chiamò l'unico figlio Ananda Maria. Ananda è infatti il nome del discepolo prediletto del Buddha.
Quando il Dalai Lama, S. S. Tenzin Gyatso, venne a Roma nel 1956 e incontrò il Papa, Tucci non andò però a fargli visita, sebbene lo avesse conosciuto e a Lhasa e fosse stato ospitato nella capitale per 15 giorni. Scrisse una lunga lettera su Il Tempo l’8 ottobre 1956,
[...] confermo ancora che io sono sinceramente Buddhista nel senso però che io seguo e cerco di rivivere in me le parole del Maestro nella loro semplicità originale, spoglie dalle architetture religiose speculative logiche e gnostiche che, nel corso del tempo, le hanno travisate e distorte. Pertanto sempre profondamente rispettoso delle opinioni delle persone che fanno testimonio della sincerità della propria fede, io non credo in Dio, non credo nell’anima, non credo in nessuna Chiesa ma in tre principi soltanto: retto pensiero, retta parola, retta azione, semplici a dirsi, difficilissimi a mettere in pratica con coraggio senza cedimenti, senza l’umiliazione del compromesso o gli indegni calcoli del vantaggio e dell’utile.
Secca e precisa la riposta dell’anonimo giornalista de Il Tempo. Meriterebbe di essere riportata per intero perché getta luce sul comportamento del grande studioso in occasione della visita: il “maoista” Tucci non offrì a Sua Santità neanche una tazza di tè, magari non zuccherata, anzi, non lo incontrò nemmeno!
Forse perché il Dalai Lama era un re in disgrazia, a tutti gli effetti costretto a fuggire dal suo paese, senza alcun potere, e vederlo sarebbe stato un atto di scortesia verso la Cina. La professione di adesione al buddhismo di Tucci, poi, dice il giornalista, è del tutto gratuita: la questione non era mai stata mai sollevata...
Rispondo al breve articolo riguardante la fede buddista professata da Giuseppe Tucci, grande esploratore e orientalista:
Le sue parole riflettono con saggezza e profonda comprensione ciò che per tutti dovrebbe essere la religione: une dimensione profondamente personale e spirituale che diventa cammino di vita, senza poteri politici e temporali, senza dogmatismi, senza culti delle personalità.
Oggi si direbbe: rispetto dei diritti dell'uomo, della donna e del bambini.
E quindi anche profondo rispetto per le scelte altrui.
L'aveva senz'altro, però non è andato a far visita al Dalai Lama per convenienza pilitica..
Provo a proporre una spiegazione per quella mancata tazza di té…
e se lo avesse fatto perché non gradiva l'impronta fortemente teocratica che il lamaismo tibetano aveva impresso nel corso dei secoli al buddismo originale? in fondo il Dalai Lama rappresentava in carne questo potere. e poi, come faceva Tucci ad essere allo stesso tempo 'maoista' e portavoce del Duce in Cina?
Caro Andrea, le tue spiegazioni sarebbero plausibili se Tucci no fosse Tucci, cioè se avesse avuto un'altra vita.
Aveva conosciuto il Dalai Lama quando era bambino, ne era stato ospite a Lhasa infatti, e nei suoi libri ci sono parole di encomio non solo per lui, ma per il paese proprio perché era molto arretrato e teocratico e non era toccato dalla "civiltà" occidentale.
Non era assolutamente maoista Tucci: semplicemente l'IsMEO, l'istituto che aveva fondato, aveva cominciato a stringere relazioni con la Cina.
Il Dalai Lama era un re un esilio: la Cina era il nuovo paese emergente.
Furbo e lungimirante Tucci!
Era proprio ciò a cui volevo arrivare. Forse più che maoista era un 'bushiano' ante litteram: non si possono usare le medesime maniere con paesi diversi. Si può 'liberare' dalla dittaura l'Iraq (anche se con decisione largamente contrastata a livello internazionale) ma non si può seriamente boicottare la Cina (e non parlo delle Olimpiadi!). Era una modernissima, comunissima, discutibilissima RealpolitiK: vivesse oggi, sarebbe in buona compagnia. Peraltro - e concludo - i miei dubbi su qualsiasi regime teocratico rimangono:non tutti i Dalai Lama del Tibet avrebbero meritato il Nobel per la pace…
Sì assolutamente, Tucci sarebbe stato un ottimo politico. Nessun dubbio su questo.
E certo che non tutti i Dalai Lama avrebbero meritato il Nobel. Ma i tuoi dubbi non sono da confondere con quelli di Tucci: lui lo fece per comodo "diplomatico". Tutto qui.
Ciao
Grazie per avermi risposto e per aver capito al primo colpo ciò che intendevo. Forse l'argomento esula un pò dal blog sul mio conterraneo (abito in provincia di Macerata) ma vorrei segnalarti un bellissimo articolo che ho letto sul blog Liber.t@' dal titolo 'Il Tibet: cartina al tornasole dell'ipocrisia occidentale'. Complimenti comunque per il meraviglioso blog. E' pieno di notizie e di preziosi rimandi. Buon lavoro
Grazie della segnalazione e grazie dei complimenti, spero di dare notizie utili e anche divertenti.
Se hai consigli da dare o cose che ti piacerebbe leggere dimmelo per favore.
Ciao ciao!
[...] Profondamente inquietante. E mi chiedo cosa stia succedendo ai tibetani portati via dalle manifestazioni dei giorni scorsi. Di una cosa solo sono sicura e mi consola: come ha detto il Dalai Lama, quello che sta accadendo non farà che aumentare il karman positivo di quella gente. [...]
[...] L'incontro comincerà con la proiezione di alcuni spezzoni del film Kundun, poi io parlerò della Cina nello scacchiere geopolitico mondiale e della vecchia questione sino-tibetana, Moschini racconterà la sua esperienza con il governo cinese, un'ora e mezza sarà dedicata alla discussione e alle domande. [...]
[...] Penso alle belle foto che circolano di Obama, lui con i suoi figli, lui da solo, forte e sorridente, lui con il Dalai Lama. E rispondo con le parole del Buddha a Alexziller, con il quale prima delle elezioni italiane parlavo su quello che è per me la vera democrazia. [...]
[...] Sua Santità Tenzin Gyatso ha appena dichiarato: [...]