La spedizione di Tucci nel Nepal occidentale del 1954

boh, sabato 26 luglio 2008 16:40:37

Jumla districtLa strada da Jumla (qui accanto il distretto sulla cartina geografica del Nepal) a Dullu, nel Nepal occidentale al tempo praticamente inesplorato (e ancora oggi pochissimo conosciuto, se si eccettuano i trekking nel Mustang), era costellata da filari di stele di pietra che segnavano il cammino delle migrazioni degli indiani che sfuggivano ai musulmani che erano entrati in Rajasthan: sul davanti, in un riquadro, mostravano la figura di un uomo in armi che reggeva il cavallo per le briglie.

Vi erano anche stele di legno e di pietra con immagini mostruose piantate nei campi e presso le case, che Tucci pensava fossero una sopravvivenza di culture megalitiche. I templi erano semplici ma costruiti accuratamente con pietre ottimamente squadrate, in stile indiano, ma senza opere d’arte: cosa che lo portò a ipotizzare che una guerra violenta avesse distrutto le immagini religiose.

Ovunque, disseminati lungo il percorso da Jumla, Tucci trovò dei templi rudimentali, senza neanche più il ricordo della tradizione artistica della civilissima dinastia dei Malla. All’interno vi erano rozze figure di legno che rappresentavano le immagini dei donatori, spesso intere famiglie, intorno a una pietra informe.

Il pandit che accompagnava Tucci li chiamava bhut, spiriti insidiosi e vendicativi che la gente doveva placare – niente a che vedere, per lui, con l’induismo: lo spirito di una donna che non era voluta diventare sati, si era cioè rifiutata di farsi bruciare viva sulla pira del marito, e aleggiava intorno a un albero secco, o lo spirito di un bramino suicida che abitava su di un ponte, che nessuno osava varcare dopo il calar del sole.

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