I media al tempo di Mussolini e di Tucci: la xenomania 0

boh, domenica 28 settembre 2008

Istituto LuceI media era completamente in mano al Duce. Oltre al MinCulPop, fondato nel 1937 ma operativo sin dal 1925, e abolito nel 1944, il Regime si serviva anche di altri media come il servizio radiofonico EIAR, l’Istituto Luce per il cinema e e altri enti e organismi nazionali come la SIAE (Società italiana per gli autori e gli editori) e l’Automobil Club.

Nel gennaio 1928 Arnaldo Mussolini fu nominato Vice-presidente dell’EIAR, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, nato dall’Unione Radiofonica Italiana (URI), per sottolineare quanto fosse importante per il Duce controllare la radio. La televisione doveva ancora venire.

I media al tempo di Mussolini e di Tucci: le veline al servizio dell'Impero 5

boh, mercoledì 24 settembre 2008

MussoliniLa politica di Mussolini verso la Gran Bretagna durante il Ventennio divenne sempre più definita e si può leggere attraverso i “comunicati di servizio” alla stampa: il Duce sperava che l’Impero Britannico crollasse e che l’Impero fascista -- perché no? -- potesse sostituirsi a esso.

Dal Ministero della Stampa e della Propaganda, di cui furono ministri il genero di Mussolini, il Conte Galeazzo Ciano de Cortellazzo e Buccari dal 1935 al 1936, e Dino Alfieri fino al 1937 – e, per loro tramite, di cui fu artefice Mussolini -- cominciarono ad arrivare ai quotidiani le famose “veline”.

Queste erano delle note di servizio su carta velina rosata, giallina o bianca che ordinavano quello che dovevano pubblicare e quello che era proibito, la lunghezza degli articoli e i titoli. Il “comunicato di servizio per l’estero” sulla velina del 13 giugno 1939, per esempio, era chiaro e coinciso:

Ignorare la Francia. Al contrario, sempre ed in ogni modo criticare l’Inghilterra. Non considerare buono niente che viene da quel paese.

La Biblioteca comunale di San Polo dei Cavalieri 1

boh, martedì 16 settembre 2008

Tibetan symbolLa biblioteca comunale di San Polo dei Cavalieri, presso Tivoli (Roma), il paese originario dell'ultima moglie di Tucci, Francesca Bonardi, dove anche il maestro visse, questa estate ha organizzato una serie di incontri per rendergli omaggio e far conoscere alla gente questo straordinario intellettuale ed esploratore e le sue materie di studio, il Buddhismo tibetano in particolare.

E' quindi con grande piacere che annuncio l'ultimo incontro di questa estate, che si intitola Essenza esoterica del buddhismo tibetano.

Quando: Sabato 20 Settembre 2008 alle ore 19,00
Dove: Biblioteca comunale di San Polo dei Cavalieri (Tivoli, Roma)
Cosa: Conferenza Essenza esoterica del buddhismo tibetano, di Massimo Liberati (Coordinate del Gruppo Studi Teosofici “Emma Cusani” di Tivoli)

Per saperne di più: biblioteca.sanpolo@email.it

La conferenza, oltre ad affrontare da un diverso punto di vista le tematiche del Buddhismo Tibetano, rappresenta l’ultima occasione di incontro in corrispondenza della mostra fotografica sul Monte Kailasa, meta dell'esplorazione di Tucci del 1935.

A proposito di teosofia, qui potete scaricare il PDF della traduzione italiana del libro di M.me Blavatsky La chiave della tesosofia (Astrolabio, 1982).

Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - IV 2

boh, sabato 13 settembre 2008

MaitreyaVicino a Mustang c’erano due templi. Quello di Tugcen stava per crollare e Tucci si fece copiare le iscrizioni degli affreschi che ricordavano il re e i nobili che lo avevano commissionato, i nomi dei pittori e il contenuto.

L’altro tempio era dedicato a Maitreya (di cui sopra vedete un'immagine). Era a due piani, ma quello superiore era in completa rovina. Nella sala degli affreschi, eseguiti dagli stessi pittori e nello stesso periodo del tempio precedente, dal soffitto stillava acqua che anneriva e cancellava tutto e ampie crepe fendevano minacciose i muri. Fu una fortuna che arrivassero appena in tempo a testimoniare questi due insigni monumenti del miglior periodo di Mustang, prima che scomparissero.

Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - III 0

boh, venerdì 12 settembre 2008

NamgyalA occidente di Mustang, nel Nepal occidentale, c’era il monastero fortificato di Namgyal. C’erano rimaste solo delle cappelle e delle sale con alcune tracce di pitture, la sala delle adunanze dei monaci con gli affreschi dei cinque Buddha supremi e un mcod’ rten in bronzo dorato, un tempietto nel quale stavano assise le immagini in terracotta dei lama della setta Sakyapa e, in ultimo, un magazzino delle statue sottratte alle rovine. Ovunque, la setta Sakya prevaleva.

Sin dagli inizi il compito di questo monastero fu quello di assistere i Dalai Lama che si susseguirono nelle loro attività religiose pubbliche e di officiare le cerimonie rituali per il benessere del Tibet. La particolarità di questo monastero era quella di essere non settario e di mantenere sia gli insegnamenti che le pratiche religiose di tutte le quattro principali scuole del Buddhismo tibetano.

Quando il XIV Dalai Lama fuggì dal Tibet per l'invasione cinese, fu accompagnato da cinquantacinque monaci di Namgyal, che fu rifondato appena fuori la nuova residenza di Sua santità a Dharamsala e nel quale furono preservate le tradizioni artistiche e culturali del Tibet.

Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - II 0

boh, giovedì 11 settembre 2008

MustangLa spedizione arrivò nella capitale della regione del Mustang, in Nepal, all’estremo confine col Tibet. La marcia era stata difficile per la mancanza di strade e per il freddo pungente, ma era stata molto più facile e sicura della strada da Kathmandu a Pokhara che si snodava infida fra l’acqua calda delle risaie che nutriva piattole, zanzare e miasmi malsani.

Le case erano tutte addossate le une alle altre e all’apparenza era tutto un po’ squallido: ma Mustang era ricca perché era una città di frontiera, piena di mercanti che scendevano dal Tibet.

Il castello era franato da due anni e il re era andato ad abitare nel feudo di Tenkar. In tutto il Tibet si accoglieva l’ospite con doni: un cosciotto di montone, delle preziose uova o delle rarissime verdure. Ma il re di Mustang non si fece vivo. Allora Tucci gli mandò per mezzo dei carovanieri i doni che gli aveva destinato. Il re capì e si dette un gran daffare per rimediare alla scortesia.

Tucci voleva solo dargli una lezione!

Tucci e Andreotti, un'amicizia lunga quasi 37 anni 0

boh, mercoledì 10 settembre 2008

AndreottiQuesto è uno stralcio del Ricordo di Giuseppe Tucci che Andreotti lesse in Senato il 28 giugno 1993. La loro fu un’amicizia durata quasi trentasette anni.

Tucci era molto più anziano di lui ma ne aveva bisogno; Andreotti, invece, non aveva bisogno di Tucci. La relazione era, quindi, sbilanciata. Mi chiedo, quindi: si può parlare di vera amicizia?

Ero da poco Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (1947-1948), quando conobbi il Professor Tucci e rimasi affascinato dall’entusiasmo con il quale presentava la spedizione scientifica nel Tibet come segno di continuità italiana nelle cose serie. Poco dopo uscì la magnifica pubblicazione sulla pittura tibetana, che fu un altro segno di ripresa qualitativa nel campo artistico e culturale (oltre che grafico).

Andreotti e Tucci 0

boh, lunedì 08 settembre 2008

Se esistesse un Nobel per l’Archeologia, senza alcun dubbio Tucci ne sarebbe stato già insignito.

Questa è il commento di Giulio Andreotti al Comitato per il Premio Medaglie d’Oro, che Tucci ricevette nel 1972.

Il primo lavoro di Tucci: Helvia Ricina, città romana 0

boh, domenica 07 settembre 2008

Elvia RicinaNel 1909, a soli quindici anni, Tucci produsse lo studio, rimasto manoscritto, «Illustri città romane del Piceno poco conosciute: Elvia Ricina», che dedicò ai suoi genitori e ai suoi nonni

frutto di un lungo studio perché sempre meglio essi stimino la buona volontà del loro figlio e nipote

Helvia Ricina è un'antica città romana a circa 4 chilometri a nord-ovest di Macerata.

E' incredibile sapere che per tutta la vita questo grande studioso, questo esploratore coraggioso, questo uomo di potere, fece con il Duce esattamente come aveva fatto con i nonni e i genitori: faceva del tutto per farsi apprezzare e valorizzare.

Ma gli rimase sempre la paura, e lo scrisse più volte a Gentile, che i suoi studi e le sue spedizioni non fossero tenuti nella giusta considerazione. Forse è vero che in fondo una parte di noi non cresce mai..

Una lettera a Gentile da Gangtok 0

boh, sabato 06 settembre 2008

GangtokPer ottenere fondi per le sue spedizioni Tucci faceva leva sul sentimento nazionalistico del regime, che bene si univa alla voglia di primeggiare sua propria.

Il 5 aprile 1939, sulla via del Tibet, scrisse a Gentile da Gangtok, la capitale del Sikkim:

[...] Le ho inviato molte lettere ma tutte senza risposta. Io seguito a rivolgermi a Lei perché costì non c’è nessuno che possa aiutarmi. Le mando un ritaglio di giornale dal quale vedrà che i tedeschi hanno portato dei doni del Führer a Lhasa e hanno ottenuto ulteriori permessi. Bisogna che anch’io abbia dei doni da mandare e riceva un congruo supplemento di denaro. È un peccato che l’importanza dei miei viaggi non sia riconosciuta costì da nessuno e che le mie ricerche siano considerate come una mania.

Per fortuna i tedeschi si occupano solo di fauna e di caccia e non interferiscono minimamente con i miei studi, ma Lei può immaginare quanto mi dispiaccia trovarmi in condizioni d’inferiorità la quale pure dimostra che da noi poco interesse sia abbia per cose di cui altrove lo stesso governo si fa patrono: sebbene nessun paese abbia – ma è immodestia – un tibetanologo come l’Italia. La prego di far pervenire questo ritaglio a Chi può aiutarmi e di ottenere da Lui la possibilità di estendere le mie ricerche