Il 26 luglio al cinema Umanitaria, in via San Barnaba a Milano, hanno proietteto il film Youth withotuh Youth, tradotto come Un'altra giovinezza. Se vi capita andatelo a vedere, mi raccomando.
Io l'ho visto l'anno scorso in Via Palestrina, un piccolo cinema all'antica con una saletta tenuta da due anziani coniugi cinefili che conoscevano a memoria tutte le storie dietro ai film e agli interpreti.
Questo film mi ha dato una fortissima emozione. Per me ha un significato e un gusto particolare. Infatti è una rielaborazione del romanzo rumeno di Mircea Eliade Un'altra giovinezza.
Il protagonista principale è Dominique Matei (la traduzione in inglese e l'introduzione del romanzo è stata scritta da Matei Calinescu). La cosa incredibile è che la ragazza di Dominique un certo punto (dopo aver subito uno shock!) parla in sanscrito. Chi è stato chiamato per capirla? Giuseppe Tucci, amico (nella realtà) di Eliade.
Nel film Tucci è stato definito come la maggiore autorità europea di sanscrito e di filosofia buddhista, che è vero.
E' stato anche presentato anche come il presidente dell'IsMEO, che per decreto ora rischia la chiusura (grazie Berlusconi!), che invece al tempo del film, metà-fine anni Trenta, non fu. Infatti era presidente il fondatore dell'istituto, Giovanni Gentile, fino alla sua uccisione, nell'aprile del 1944, da parte di un gruppo partigiano.
Mi ha davvero emozionato vedere nel film il mio maestro straordinariamente simile a quello in carne e ossa, stesso stile ed eleganza, solo più alto, e stessa enorme cultura.
L'assistente di Tucci nel film è un mio ex professore, Fabio Scialpi, che è stato assistente di Corrado Pensa, allievo di Tucci e professore di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente dopo di lui (anche se da molti anni è un noto maestro vipassana).
A essere del tutto onesti il film non è bellissimo, è troppo frammentario. Ma penso che sia importante che un regista e produttore del calibro di Coppola si interessi al sanscrito, al cinese e agli studi orientali e abbia dato a Tucci il ruolo che gli spetta, tutto in un film.
Per questo motivo e per la fascinazione forte per le discipline orientali, che traspare da ogni sequenza, il film è senz'altro da vedere. Non c'è niente di così misterioso e così esotico a studiare discipline orientali, solo lunghe ore di studio e molta fatica, ma dopo tanti anni vedi che grazie a quello studio si sono aperti mondi nuovi, lontanissimi e straordinariamente ricchi, che neanche credevi di avere nel cuore.
Io raccomanderei anche la lettura del romanzo ed, almeno, "La prova del Labirinto"(Jaca book ed.)ed il "Sacro e Profano"(Boringhieri ed.) del grande Mircea Eliade, irraggiungibile scienziato e filosofo, saggista e poligrafo.
Certo, se uno vuole avere un'idea almeno della sua copiosa produzione. Io ho delle edizioni dell'epoca che non sono preziose, ma si sbriciolano un po' in mano…
Il titolo del post fa riferimento a Tucci e va bene, ma indica anche Evola: che legame sussiste tra i due?
uhm, è un po' lungo dirlo tutto adesso, ma ci scriverò!
Scusa ma anche io sarei molto curioso di sapere come c'entra Evola in questo film.
Confesso di non averlo ancora visto, ma se mi potessi dare questa anticipazione, anche a grandi linee, te ne sarei assai grato.
P.S.: non si tratta per caso di un errore (hai scritto "Evola" nel titolo anziché "Eliade"? Noto che tra i tag Evola non figura…)
Grazie. Ho scritto per sbaglio Evola e non Eliade perché stavo lavorando proprio su quello! Correggo subito.
Grazie ancora!