Niente aiuti, uomo bianco!

boh, giovedì 27 novembre 2008 22:16:05

young monkSi potrebbe intitolare così la missione umanitaria di un gruppo di amanti dell'Oriente che si chiama Himalayan Aid. Ne ho letto su Thais blog, di cui ho già parlato. Questo post l'ho già pubblicato su Orientalia4All, ma mi sembra molto pertinente e lo metto anche qui.

Guardate il trailer (lunghetto) della missione in Ladakh che sei amici, rigorosamente uomini, incluso il proprietario di Thais blog, hanno compiuto alla fine 2007. Dopo averli seguiti in motocicletta e averli visti viaggiare in fila indiana sui pianori immensi e silenziosi, rotti solo dal frusciare del vento, sotto rocce incredibili con il vecchio simbolo alato della Folgore e a fianco delle tende dei nomadi, li vediamo entrare nel monastero buddhista di Korzok, a circa 4500 m di altezza.

Qui vi sono circa 35 monaci, di cui cinque bambini. Il loro scopo sarebbe di aiutarli. Ma in cosa? Stanno evidentemente bene, sono pasciuti e allegri ed è evidente che la disciplina monastica non è troppo rigida. E' vero che, dopo l'inverno, gli abitanti delle regioni più alte della fascia himalayana soffrono di denutrizione, ma allora aiuti e niente film, niente pubblicità, solo il report audiovisivo scientifico e umanitario da mostrare al finanziatore, il Rotary club. Sarebbe forse stato meglio se, dopo aver aiutato i bambini, fossero andati a vedere i cieli meravigliosi del Tibet di cui parla ogni tanto Tucci.

Io la penso un po' come gli antropologi moderni, che difendono a ogni costo la libertà dei popoli di essere e di autodeterminarsi nel contesto che scelgono. Questi bimbi di base stanno bene, ovviamente i genitori li hanno messi nei monasteri da piccoli ma è come stare in collegio, un collegio particolarmente benigno, oltre tutto. Non appaiono né denutriti, né sofferenti psicologicamente. E questa scelta appartiene alla loro stora e la loro cultura.

Chi l'ha detto che una casa comoda e riscaldata al centro di Milano e scuole private in voga li renderebbero più felici? Quella è la loro identità. Bisogna difenderla, e l'unico modo è non intromettersi e non fare pubblicità: perché l'aiuto dell'uomo bianco, se nel caso della spedizione in Ladakh che avete visto è certamente disinteressato e genuino, di solito è un'ingerenza che, senza validissimi motivi autenticamente umanitari, non ha ragione di essere.

Andare in silenzio, aiutare e andarsene. Senza documentari.
Perché andare ad aiutare chi del loro aiuto non ha bisogno, o fare pubblicità, mette a rischio la loro identità culturale e, più a lungo termine, la loro libertà economica e politica.

E' successo sempre così, in Asia e in Africa, con l'uomo bianco.

Commenti dei lettori

  1. Gianmaria

    Ciao! Il Rotary non è il finanziatore delle spedizioni. Le spedzioni sono viaggi pagati con i soldi che escono dalle tasche dei volontari. Niente finanziamenti, neanche un euro.
    Frequento molto spesso l'area himalayana e non sono assolutamente d'accordo con te quando descrivi lo stato dei bambini. I monasteri in India vivono solo degli aiuti dell'"uomo bianco"… di gente come noi. Lo stato non passa denaro. I bambini sono mandati nei monasteri dalle famiglie, è vero, ma se fai un salto lassù in inverno e vedi come se la passano, ti renderai conto del fatto che molte famiglie non hanno alternative. Gli stessi monasteri hanno difficoltà a mantenere i bambini, e se anche riescono a sfamarli, molti sono malvestiti, e soprattutto, hanno molto poco di che studiare. I novizi studiano in venti o trenta assieme e condividono uno o due quaderni, e qualche matita, non di più.
    Non sono d'accordo con te nemmeno quando scrivi che l'unico modo per difendere la cultra è lasciarli stare. Da quando faccio quest'attività ho riscontrato che nei monasteri sono moltissime le defezioni: i giovani abbandonano la vita monastica e vanno in cerca di fortuna a Nuova Delhi, a Manali o da qualche altra parte. I monaci sono sempre meno, soprattutto i giovani. La cultura buddista del Ladakh ruota attorno ai monasteri e se questi scompaiono, rischia di scomparire anche la loro cultura, soffocata dall'Islam (il Jammu/Kashmir è uno stato musulmano) e dalla cultura Indù (il Kashmir conta circa un milione e mezzo di abitanti, e un milione e mezzo di soldati dell'Esercito indiano). Grazie alle nostre spedizioni "alla Easy rider", come le definisci tu, molti monasteri riescono a mandare i loro novizi a studiare a Dharamsala o a Kathamadu durante il periodo invernale. Là ci sono le strutture per accogliere e far studiare i monaci in condizioni di gran lunga migliori rispetto a quelle dei piccoli monasteri di montagna. Io non dico che un bimbo in un appartamento di Milano stia meglio di un monachello ladakho, ma nei monasteri che frequento io non c'è il riscaldamento, non c'è acqua corrente, non c'è elettricità, non non ci sono quaderni e penne per studiare, e per me questi sono motivi più che sufficienti per aiutarli in qualche modo. Noi non imponiamo nulla, non somministriamo nemmeno medicinali occidentali se non in caso di assoluta necessità.
    Non sono d'accordo nemmeno sulla tua opinione in merito alla pubblicità. Se non cercassimo di pubblicizzare la nostra opera, quali "adozioni a distanza" potremmo portare? quanti maglioni, quaderni, saponette e scarpe potremmo consegnargli? Con i miei soldi e quelli dei quattro che vengono con me, quasi nulla… una decina di maglioni, forse. Qualche penna. Inoltre il filmanto che facciamo (o il libro, in qualche caso) ha un duplice scopo: da una parte quello di fornire testimonianza alle decine di "genitori adottivi" dell'avenuta consegna degli aiuti, e dall'altra quella di fare da strumento umanitario: con le vendite del libro o del dvd ricaviamo fondi per continuare l'attività. Solo che per fare un filmato bisogna trovare chi viene laggiù e fa le riprese, poi chi lo monta. Noi non possiamo pagare operatori e registi, dobbiamo trovare chi viene a titolo gratuito. Il filmato che ne esce è poi di proprietà del regista. Nel caso del filmato di cui stiamo parlando il regista è stato chiaro: sarebbe venuto a fare le riprese gratuitamente e poi avrebbe utilizzato il documentario a suo piacere.mantenendo i diritti riservati. Purtroppo quando si opera a titolo personale bisogna fare così.
    Enrica, se aiutassimo in silnìenzio potremmo aiutare con pochi euro a testa, la pubblicità ci serve per aiutare.

  2. Enrica Garzilli

    Bene Gianmaria, sul sito di Himalayan Aid, che ho letto, c'è scritto che è finanziata dai Rotary Club d'Italia, se non erro, o dal Rotary Club.

    Quanto alla pubblicità, con i registi potreste fare un accordo chiaro. Fare un film Easy Rider di una missione che volete che sia aumanitaria non è credibile, come se l'UNICEF si mettesse a fare film simili. Credimi, non ce n'è bisogno. O altrimenti il film fatevelo da soli, se volete testimoniare la cosa in modo credibile. Anzi, con la pubblicità siete dannosi a voi stessi e a quella gente.

    Certo che molti se ne vanno dai monasteri, è normale, e che i bimbi sono messi lì anche perché studino e si sfamino, e che non c'è riscaldamento. Ma anche in Nepal (e guarda che fa freddo anche nella valle di Kathmandu, figurati ai piedi dell'Himalaya! immagino che a 4500 m sia ancora più freddo) nessuno ha il riscaldamento, non mi svonvolge più di tanto e non svonvolge neanche loro. Da che ne so, non muoiono certo di freddo. Non è questo il problema maggiore.
    Siamo noi che sentiamo in freddo cane.
    Molti monasteri in alto, poi, vengono spostati in zone più basse per questa ragione: ma lo decidono loro.

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