Un giorno il discepolo Meghiya parlò al Buddha dell’infelicità del monaco Nanda, che gli aveva confidato la nostalgia per la promessa sposa Kalyani, rimasta a Kapilavatthu.
Il pomeriggio seguente, il Buddha invitò Nanda a passeggiare con lui. Lasciarono il parco dove stavano e raggiunsero un lontano villaggio adagiato sulle sponde del lago. Sedettero sulla roccia che sovrastava l’acqua cristallina. Una famiglia di anatre nuotava pigramente, gli uccelli cantavano tra le fronde degli alberi.
Un fratello mi ha detto che non sei felice nella condizione di monaco. È vero? – gli domandò il Buddha.
Nanda però taceva.
– Ti senti pronto a tornare a Kapilavatthu e salire al trono?
– No, no! – disse concitatamente Nanda – Ho spiegato a tutti che non amo la politica. So di non avere la capacità di governare un regno e non voglio diventare re.
– Perché allora sei tanto infelice della condizione di bhikku?
Nanda non rispondeva.
– Hai nostalgia di Kalyani?
Nanda s’imporporò ma mantenne il silenzio.
– Nanda – disse il Buddha – vi sono qui nel Kosala donne altrettanto belle e di pari grazia.
– Probabilmente qui vi sono donne altrettanto belle, ma io penso solo a Kalyani, per me c’è solo lei.
– Nanda, Nanda. L’attaccamento può costituire un grave ostacolo alla pratica spirituale. La bellezza del corpo di una donna appassisce come quella di una rosa. Sai che tutte le cose sono impermanenti e devi imparare a capire in profondità la natura dell’impermanenza. Guarda! – e il Buddha indicò a Nanda una vecchia appoggiata a un bastone che attraversava zoppicando il ponte di bambù.
– Quella vecchia è stata senza dubbio bella. Anche la bellezza di Kalyani appassirà con gli anni. Nanda, guarda le scimmie che giocano sul ramo. Probabilmente la femmina, col suo muso lungo e appuntito e il deretano rosso, non susciterà in te nessun interesse, ma per il suo maschio è certamente speciale, bellissima. Nessuna è come lei. Anche tu...
– Ho capito, ti prego, non dire altro. Mi impegnerò ancora di più nella pratica.
– Nanda, ogni fenomeno nasce, cresce e si dissolve o perisce. La vera felicità è quella che dona la liberazione, non turbata da alcun attaccamento.
Annottava, e Buddha e Nanda ritornarono al convento.