Passò l’inverno, poi la primavera e l’estate. Un mattino d’autunno il Buddha ricevette la notizia che il re Suddhodana (nell'immagine a sinistra), suo padre, era in punto di morte a Kapilavatthu. Il re sperava di rivedere il figlio un’ultima volta e il Buddha con Anuruddha, Nanda, Ananda e Rahula, insieme a duecento monaci fra cui tutti i principi degli Shaka, andarono in tutta fretta al palazzo di Suddhodana.
Arrivato al capezzale del padre, il Buddha gli prese la mano fra le sue.
– Padre, respira con calma e dolcemente, perché niente è più importante del respiro. Sorridi. Io, Anuruddha, Nanda, Ananda e Rahula respireremo con te.
Il re sorrise e cominciò a seguire il suo calmo respiro. Senza lasciargli la mano, il Buddha disse:
– Padre, guarda me, Nanda e Rahula attentamente e guarda le foglie verdi sui rami oltre la finestra. La vita continua, e tu pure. Il corpo dei tuoi figli è pure il tuo corpo. Continuerai a vivere in me, in Nanda, Rahula e in tutti gli esseri. Il corpo nasce dai quattro elementi che si dissolvono solo per combinarsi ancora eternamente. Solo il corpo muore, ma la vita e la morte non ci tengono legati.–
grazie Enrica per tutte queste perle!
jacktisana, grazie a te di essere qui! E guarda che sono racconti famosi, non li ho inventati io.:)
[...] Ognuno però ha una sua idea di felicità. Per Giuseppe per esempio la felicità è andare alla ricerca, raggiungere una meta, andare in cerca di una nuova meta e così via, in un processo senza fine. [...]
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