Norme fasciste per la scuola per la difesa della razza

boh, domenica 09 agosto 2009 19:27:53

bambino indiano che lavoraQuando ho sentito parlare della proposta di dividere i bambini italiani da quelli stranieri con la scusa della lingua, o al famoso tetto del 30% massimo di figli di immigrati, ho pensato subito alle leggi del periodo fascista.

Con il regio decreto legge del 15 novembre 1938 - XVII, n. 1779 erano state integrate e coordinate in un unico testo le norme già emanate per la difesa della razza nella scuola italiana, che bandiva dalle scuole di qualsiasi ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, tutte le persone di razza ebraica, anche quelle comprese in graduatorie di concorsi anteriori al decreto.

Gli ebrei non potevano essere ammessi al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza e non potevano far parte delle accademie, degli istituti e delle associazioni di scienze, lettere e arti. I libri di testo scritti da ebrei, o in collaborazione con autori ebrei, dovevano essere banditi e per i fanciulli di razza ebraica erano istituite, a spese dello stato, delle speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero non era inferiore ai dieci ragazzi. Le comunità ebraiche potevano aprire, con l'autorizzazione del Ministro dell’Educazione Nazionale, delle scuole elementari con effetti legali per fanciulli di razza ebraica e mantenere quelle esistenti all'uopo. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il regio provveditore agli studi nominava un commissario.

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