La Reale Accademia d'Italia e la questione fascista

boh, domenica 06 giugno 2010 14:52:01

Luigi PirandelloUna questione molti dibattuta è quella della Reale Accademia d'Italia, di cui Tucci fu nominato membro nel 1929, dietro richiesta di Carlo Formichi e, molto probabilmente, di Giovanni Gentile, che però non era un accademico.

La R. Accademia d'Italia fu solennemente inaugurata dal Duce in Campidoglio, dopo quasi quattro anni di preparazione, il 27 ottobre 1929. Il motivo vero della fondazione di questa "super accademia", come veniva chiamata, di questa accademia che avrebbe dovuto riunire tutte le accademia, era quello di rappresentare l'alta cultura italiana all'estero. E quindi la migliore cultura fascista.

Al nuovo indirizzo del pensiero del dopo guerra, di cui il Fascismo è precisa testimonianza, è necessario corrisponda una nuova istituzione che rappresenti la volontà dell’Italia fascista
.

E Gentile spiegò al Senato:

La nuova Accademia si giustifica come l’organo di un nuovo movimento intellettuale. Essa dev’essere l’Accademia di questa nuova Italia che ha la coscienza di avere dinanzi a sé l’avvenire; deve farla finita con le idee, le tradizioni e le usanze che hanno fatto il loro tempo.

Ben presto la nuova accademia venne a rappresentare tutto il mondo culturale italiano del tempo. Maschile, però.
(nella foto Luigi Pirandello, Accademico d'Italia)

Commenti dei lettori

  1. Pensare, scrivere, ricercare, esplorare e obbedire » Orientalia4All

    [...] Alla luce delle polemiche sulla relazione fra intellettuali e potere, tra scienziati e regimi totalitari, segnalo La Reale Accademia d'Italia e la questione fascista sulla "super accademia", come veniva chiamata, l'organo della cultura italiana per eccellenza, che "parlava italiano all'estero", inaugurata nel 1929. [...]

  2. diego

    "La nuova Accademia si giustifica come l’organo di un nuovo movimento intellettuale. Essa dev’essere l’Accademia di questa nuova Italia che ha la coscienza di avere dinanzi a sé l’avvenire; deve farla finita con le idee, le tradizioni e le usanze che hanno fatto il loro tempo."

    questa frase è di enorme interesse, cara boh (non so se ti debbo chiamare così anche qui, nel caso correggimi), di enorme interesse perchè, seppur nella modestia delle mie conoscenze, mi sono fatto un'idea sui regimi del novecento: c'è sempre un rapporto ambiguo col passato, da un lato la destra, da sempre. è destra custode delle tradizioni, è destra che protegge il vivere tradizionale dalle degenerazioni delo mondo moderno e non spirituale (del resto anche scrittori di destra attuali come il veneziani sempre richiamano in tutte le salse questa "tradizione"), dall'altro alto i regimi hanno invece la pretesa, l'illusione, la voglia, della tabula rasa, del ricominciare la storia da un inizio nuovo; un pò come dire finora si giocava a scopa, adesso basta, si gioca a briscola, cambia proprio il motore della storia (non è un caso quel numero in numeri romani nei palazzi che indicano l'anno dell'era nuyova in corso); ebbene, non vorrei farla lunga cara boh, a me pare che vi sia questa tensione irrisolta fra un amore per il passato e il desiderio irrefrenabile del futuro, del nuovo radicale; a me, sinceramente, quelli che voglio ripartire da zero, nell'orologio della storia, mi fanno sempre un pò paura, preferisco chi ha paura degli strappi perchè ritiene siano sempre e comunque dolorosi e posticci

  3. Enrica Garzilli

    diego, l'amore per il passato del fascismo, l'Impero romano, era comunque rivisto e rivisitato. In fondo, come in architettura, non era un amore per l'antico in sé ma una rivisitazione dell'antico che, in realtà, si è rivelata nuovissima. Guarda l'Eur. E a livello ideologico non fu diverso.

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