Giuseppe Tucci sin da giovane voleva creare una scuola, un gruppo di studenti fedelissimi e ultraselezionati che continuassero il suo lavoro e che si sostenessero a vicenda.Una scuola orientale, ovviamente.
E nel 1930, a 36 anni, divenne titolare di Cinese presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Tucci accettò la cattedra solo a condizione che fosse "puramente scientifica e filologica", non conoscendo la lingua parlata e non essendo mai stato in Cina. Una cattedera ove avrebbe potuto "preparare degli studenti" che continuassero la sua opera, come scrisse esplicitamente. Era un capo nato e come tale voleva essere anche un caposcuola. Come poi sia riuscito a diventare titolare di cattedra di una lingua che non conosceva, beh, questo è un mistero che esiste ancora nelle università italiane.
Ahah.. mistero non troppo misterioso no? Tutto viene concentrato nelle mani di poche persone, così che sia più facile comunicare, comandare etc etc
La scienza è interessante per un governo fintanto che le sia utile. Quindi, prima ne va dell'utilità politica, poi (eventualmente) di quella scientifica. Ovvero, in una società ossessionata dal capo come quella fascista, una personalità come quella di Tucci era una mascotte troppo ghiotta per stare a cercare qualcun altro. Cina, Giappone, che differenza fa, d'altronde, come ebbero modo di dire alcuni ufficiali tedeschi durante la guerra: "Siamo uomini, non asiatici".
L'importante è mandare un capo, così che governi gli autoctoni. A volte però, mandare il capo è anche segno di volersi sbarazzare di qualcuno, come succedeva al governatore spagnolo in Filippine, o forse allo stesso Balbo in Libia. Insomma, i capi sono comodi, ma sono in genere anche pret à porter. Così, Cina, Giappone, che differenza fa, as long as it's the good capo.
cara enrica, immagino che questo concetto di «scuola» fosse per il tucci un concetto per così dire «orientale» della stessa, cioè un luogo dove il maestro non è un somministratore di nozioni o comunque di conoscenze separate dalla stessa esperienza esistenziale; immagino una scuola in cui entri completamente, un cui il maestro è una guida totale; devo esser sincero, a me affascina molto l'idea di una scuola così «totale», magari anche tendenzialmente elitaria (non per censo, sia chiaro, ma per intelletto); ma il tucci, era davvero un buon maestro, oppure in qualche modo era troppo «forte» come personalità, così da tenere in ombra i suoi collaboratori? Immagino fosse un uomo di grande fascino, ma certamente non facile da trattare; domande da incompetente, carissima, ma questo mi è venuto in mente leggendo
[...] Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. In India il film Aarakshan è stato vietato in tre stati, prima di tutto dal ministro Mayawati Kumari signora degli elefanti, per alcuni dialoghi contro la legge delle quote riservate alle classi svantaggiate (come le nostre famose e mai rispettate “quote rosa”) e i Dalit. E in India si apre il dibattito sul rapporto fra intellettuali e politica. Quello che ha sollevato tante questioni sul ruolo avuto nel fascismo di due giganti della cultura come Giovanni Gentile e Giuseppe Tucci. [...]
[...] D’altronde la cultura è da sempre il veicolo maggiore per iniziare o migliorare le relazioni politiche ed economiche, come sapeva benissimo Giuseppe Tucci in India e in Giappone. E’ la famosa track2 diplomacy, la diplomazia informale che da noi si estende a cene, cenette e bunga bunga (perché poi diventano consigliere e magari anche ministre). [...]