Il nazionalismo di Tucci 1

boh, martedì 22 aprile 2008

Italian flag in RomeE' da tanto che non scrivo qui perché sto finendo di rivedere un libro che avrei dovuto consegnare un po' di mesi fa. Un lavoraccio! E' la versione su carta, che appare del tutto diversa da quella sullo schermo del mio computer: ho trovato diversi errori.

Ma oggi ho letto un articolo di Gianni Riotta su The Wall Street Journal dove l'autore spara a zero sull'Italia meridionale.

Mi sono chiesta se Tucci avrebbe fatto altrettanto: no, lui non lo avrebbe mai fatto. Sia nelle lettere al Duce sia in quelle ad Andreotti è chiaro che lui teneva moltissimo all'immagine dell'Italia all'estero. Fu fortemente nazionalista. Anche per questo negli anni Trenta voleva entrare a Lhasa, perché c'erano già entrati i tedeschi, i francesi e ovviamente gli inglesi: ma non gli italiani.

La scienza e l'irrazionale per Tucci  0

boh, mercoledì 20 febbraio 2008

Parlavamo di Tucci e la scienza ed ecco quello che scrisse nel 1978, nella prefazione alla ristampa di Santi e briganti nel Tibet ignoto, del 1937, che descriveva la spedizione nel Tibet occidentale del 1935:

La dimora talvolta protratta per non pochi giorni in alcuni monasteri, il camminare fianco a fianco con i pellegrini ed i monaci itineranti, hanno reso questi due viaggi ricchi di esperienze; un contatto diretto ed ispiratore con gente che vive in altra dimensione. Un premio Nobel pochi giorni fa ha scritto che l’uomo per il settantacinque per cento è ragione; il venticinque per cento è accaparrato dalle tendenze spirituali o mistiche. Io credo che non dobbiamo essere troppo orgogliosi perché dicasi che apparteniamo alla specie dell’homo sapiens; sapiens non è la stessa cosa che saggio: alludo alla scienza e alla ragione, la quale è un computer, e come tutti i computer impersonale, gelida, insensibile;