Il nazionalismo di Tucci 1

boh, martedì 22 aprile 2008

Italian flag in RomeE' da tanto che non scrivo qui perché sto finendo di rivedere un libro che avrei dovuto consegnare un po' di mesi fa. Un lavoraccio! E' la versione su carta, che appare del tutto diversa da quella sullo schermo del mio computer: ho trovato diversi errori.

Ma oggi ho letto un articolo di Gianni Riotta su The Wall Street Journal dove l'autore spara a zero sull'Italia meridionale.

Mi sono chiesta se Tucci avrebbe fatto altrettanto: no, lui non lo avrebbe mai fatto. Sia nelle lettere al Duce sia in quelle ad Andreotti è chiaro che lui teneva moltissimo all'immagine dell'Italia all'estero. Fu fortemente nazionalista. Anche per questo negli anni Trenta voleva entrare a Lhasa, perché c'erano già entrati i tedeschi, i francesi e ovviamente gli inglesi: ma non gli italiani.

Tucci, Maraini e la poesia di Leopardi 0

boh, martedì 12 febbraio 2008

LeopardiNon so se Tucci amasse la poesia o la letteratura italiana ma un giorno, durante la spedizione in Tibet centrale del 1937 compiuta con Fosco Maraini, che era stato arruolato come fotografo, gli strappò dalle mani il libretto che stava leggendo.

Che stai leggendo? -- Gli fece, un po' brusco.

Leopardi, Eccellenza -- perché voleva essere chiamato da tutti col titolo che gli spettava come Accademico d'Italia.

Allora Tucci si mise a declamare Canto notturno di un pastore errante dell'Asia e gli disse che anche lui si sentiva un pastore errante in Asia.
E pianse di commozione.

Canto Notturno di un pastore errante dell'Asia

Tucci, Maraini, Mele e Moise e il mistero di Lhasa 8

boh, venerdì 15 settembre 2006

TibetMi è stato chiesto ancora, nel commento, perché Tucci e Maraini non si sopportassero.

Faccio quindi un elenco delle ragioni:

1) gli allievi che lo amarono dicono che fosse per una donna, forse la bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal
2) i (pochi) allievi che non lo amarono dicono che fosse per alcuni scritti
3) Maraini mi disse semplicemente che Tucci era geloso di lui, del suo successo -- ma non era per Segreto Tibet, perché fu pubblicato nel 1951, dopo la spedizione tibetana di Tucci del 1948, quella in cui Maraini fu lasciato indietro. Per questo Maraini sarebbe stato volontariamente escluso dal Tibet.

In realtà, Tucci portò Maraini con sé come fotografo nella spedizione del 1937 e poi in quella del 1948, ambedue in Tibet centrale. Al tempo, per entrare nel paese c'era bisogno dei permessi dei britannici e dei tibetani, e il Potala, la sede religiosa e amministrativa dello stato, era una cittadella proibita nella città proibita di Lhasa.

Tucci, Maraini e la bella principessa del Gangtok in Tibet: intervista a Fosco 8

boh, giovedì 22 giugno 2006

Mi sono chiesta come mai Tucci e Maraini dopo la spedizione del 1948 si detestavano, benché Maraini lo avesse accompagnato in qualità di aiuto-fotografo nelle spedizioni in Tibet del 1937 e del 1948.

Tre anni fa, durante un'estate torrida, ho intervistato Fosco Maraini. Aveva quasi novant'anni ma era ancora bellissimo e pieno di sensualità, aveva un che di maschio -- per dirla con lo stile del Ventennio -- che metteva quasi in imbarazzo. Sono andata nella sua stupenda villa che domina Firenze, un misto fra casa padronale, Tibet e Giappone, immersa nel verde del parco a olivi terrazzato e incolto. Mi aspettava seduto in fondo alla stanza in una poltrona che somigliava a un trono. Il suo stile e la sua gentilezza affogavano nei bagliori degli occhi irridenti e ironici, mitigati solo dal fondo mite. Mi aspettavo un vecchio: ma nella penombra ho percepito un uomo, un vero uomo.

Fosco Maraini (c) www.caifirenze.it/articoli/fosco1.asp

Ma perché Tucci ce l’aveva tanto con lei? E’ cosa ben risaputa, professore, e quando ne ho parlato con XY mi ha detto che era per una questione con una donna.

Lui mi guarda e si mette a ridacchiare, divertito o, forse, è solo un sorriso -- ma allegro, leggero, da bambino che è stato premiato. E’ manifestamente orgoglioso per quello che gli ho detto.