Tucci compì due spedizioni nel Nepal occidentale, nel 1952 e nel 1954. Entrambe, nel tratto delle risaie, furono particolarmente difficili per il clima insalubre e la gente. I nepalesi erano più tristi dei tibetani e il paese era chiuso, impenetrabile, senza alcuna libertà civile, governato col terrore e ancora in condizioni medievali.
Al tempo il paese era dominato dalla dispotica famiglia del primo ministro Rana, che non aveva costruito strade e ponti, chiudendo i confini, in modo che gli inglesi non l'invadessero - il Nepal non fu mai soggetto alla Corona britannica -- e i nepalesi non sapessero in che misere condizioni vivevano.
Così racconta Tucci in Tra giungle e pagode (1953), il resoconto della spedizione del 1952:
Il Nepal è dunque uno dei paesi più vari e complessi dell’Asia: ricco di colore ma anche di dolore. Sotto la vivacità dei vestiti e l’allegria chiassosa dei bazar si cela come un’angoscia, il presagio di un malfido corruccio della natura; l’avverti in ogni simbolo o forma. Sotto il sorriso e lo splendore delle cupole dorate dei templi incupisce la mole rossiccia delle cappelle senza finestre, impenetrabili: le porte non aprono un mistero ma lo difendono.