Nel 1935 Hem Raj, il guruju del Nepal, accolse Tucci a Kathmandu con tutti gli onori riservati a un grande studioso molto amato dal dispotico Primo ministro Rana.
Fece cenno a due giovanissimi servi, che immediatamente gli servirono l’acqua ben fredda da brocche argentate e portarono il tè nero fumante nelle tazze di porcellana. Anche se non era mai andato oltre i confini dell’India, Hem Raj era stato educato nelle migliori scuole di Benares e conosceva bene usi e costumi inglesi.
Dopo il tè vennero serviti decine di piattini con cibi nepalesi e newari – morbidi chatamari di carne macinata, mo-mo vegetali in pasta molle e bianca (in foto), sekuwa di montone, di yak e di cinghiale, sel di farina di riso; e poi ciotole di zuppe di ogni tipo, anche la kwati di legumi vari delle feste e poi, come somma prelibatezza, il sanya khuna, una specie di gelatina piccante di pesce accompagnato da una salsa agrodolce e assai piccante.
Vennero serviti anche dei dolci freschi del Bengala, il juhu dahu di Bhaktapur e poi arachidi fresche, pistacchi tostati, gelatine di frutti selvatici e spicchi di arancia mondati, raffreddati e rigirati nello zucchero di canna.
Tucci mangiava in silenzio e lentamente, i piaceri della buona tavola lo appagavano. Era felice.
Tucci nelle sue spedizioni in Tibet e Nepal portava sempre casse dall'Italia piene di cibo in scatola: pomodori, pasta, parmigiano, frutta "in conserva", come scrive, olio di oliva e così via.
Con il
I tibetani hanno, come tutti i popoli del mondo, dei cibi tradizionali.
Tucci amava il contatto diretto con la natura, specie
Tucci dichiarò più volte di amare solo il viaggio lento, in carovana, con gli yak o con gli asini o i cavalli o, meglio ancora, a piedi.
Abbiamo detto che