Cibi tibetani: il chhurpi, ottimo formaggio di yak 5

boh, martedì 07 ottobre 2008

yakI tibetani hanno, come tutti i popoli del mondo, dei cibi tradizionali.

Anche quelli che vivono in Nepal usano le femmine di yak, chiamate dri o nak, non solo per il trasporto, il lavoro, la carne e le lunghe fibre del mantello, che vengono cardate, ma anche per ricavare dal loro latte un burro color giallo oro, maleodorante, e delle forme di formaggio, chiamato chhurpi, dalla polpa color ocra e la buccia marrone, che trasuda grasso da tutti i pori.

Questo formaggio, che spesso viene essiccato, è considerato una vera prelibatezza, se si ha l’accortezza di non odorarlo – ha un sapore intenso e affumicato – e di prenderlo con un pezzo di carta.

Io ogni tanto lo mangiavo: piatto unico, perché avrà 2000 calorie a porzione. A dire la verità l'ho già segnalato, ma sono stata impietosa. Ha un gusto un po' particolare ma è molto buono e, col pane, è davvero un piatto unico.

Gli indiani sono dei primordiali 5

boh, giovedì 04 settembre 2008

animaliTucci amava il contatto diretto con la natura, specie gli animali, le montagne e il sole. Scrisse in La crisi spirituale dell’India moderna, del 1940:

Gli Indiani sono dei primordiali […]. Non sono fuori della natura, come noi che la dominiamo colla scienza e ne raccogliamo il profumo nella cristallina lucentezza dell’arte, ma sono ancora tuffati nella natura, con partecipazione immediata che stabilisce una arcana fratellanza, senza gradazioni e gerarchie, fra le cose viventi, ugualmente sbattute dalle stesse tempeste, divorate dalla stessa morte, riscaldate dallo stesso sole.

Viaggio lento 2

boh, mercoledì 03 settembre 2008

caravanTucci dichiarò più volte di amare solo il viaggio lento, in carovana, con gli yak o con gli asini o i cavalli o, meglio ancora, a piedi.

Con l'automobile il paesaggio scorreva veloce e si perdeva come un sogno, mentre camminando si era immersi nella natura e nei silenzi dei pianori del Tibet.

Nonostante fosse velocissimo a scrivere, Tucci quando viaggiava non amava la velocità.

Tucci e la sua ombrosa gatta 0

boh, mercoledì 06 febbraio 2008

Gli ultimi mesi di Tucci non furono facili. Era allettato, curato amorevolmente dall'ultima moglie, Francesca Bonardi. Vivevano nella casa ancestrale di lei a San Polo dei Cavalieri, un paesino nel Lazio, un posto che lui amava molto perché gli ricordava le amate montagne del Tibet.

La sua ombrosa gatta non si muoveva mai dal suo letto.

Peppino, i cani di Lhasa e i matrimoni fra cani  0

boh, giovedì 24 gennaio 2008

Dog weddingAbbiamo detto che Peppino amava molto gli animali. Peppino era il nomignolo con cui lo chiamava la seconda moglia, Giulia Nuvoloni, quando aggiungeva i saluti alle lettere del marito per Gentile. Con lui Tucci tenne dei rapporti per oltre 25 anni, da quando era studente sino all'uccisione del filosofo, nel 1944.

Nei libri di Tucci gli animali hanno un grande posto, il loro posto di allora: umile, derelitto, affamato. Parlando in A Lhasa e oltre dei cani nella grande città di Lhasa, durante la famosa spedizione del 1948, nota che il popolo dei cani senza padrone è come un’ombra di questo popolo in festa e che i cani, come avviene ancora oggi spesso in Asia,

costituiscono come una seconda città affamata ed errabonda che vive, perennemente abbaia, più spesso muore all’ombra della prima.

Ancora una volta, la sua empatia va agli animali, innocenti vittime del karman.

In realtà sia in India che in Nepal, e in molte altre regioni dell'Asia, c'è una speciale cerimonia per sposare i cani fra loro. La BBC News poi ha riportato spesso di matrimoni fra cani e umani, in cui la persona giura di prendersi cura del cane per compiere una buona azione che scongiurerà un atto particolarmente infausto, una sventura e così via.

Anche se è un matrimonio per interesse, è comunque una bella azione!

Tucci era vegetariano, ma il pollo... 23

boh, giovedì 03 maggio 2007

Per tutti noi, vegetariani per amore.

Tucci aveva un rapporto molto particolare con gli animali e nei ritratti da vecchio tiene spesso in braccio un amatissimo yorkshire, o forse è un apso non so. Ormai molto vecchio e malato, impossibilitato a muoversi, la sua gatta non abbandonava mai il suo letto. Tucci aveva una profonda pietà del dolore degli animali. Infatti, diceva, mentre noi ci capacitiamo del dolore, possiamo spiegarlo e farne una ragione di crescita, gli animali non possono capirlo: e, per questo, la loro sofferenza è assoluta perché è inutile. Il dolore, per la legge del karman, aiuta gli uomini a rinascere in una forma di vita superiore ma non aiuta gli animali, che non possono farlo.