Tucci nelle sue spedizioni in Tibet e Nepal portava sempre casse dall'Italia piene di cibo in scatola: pomodori, pasta, parmigiano, frutta "in conserva", come scrive, olio di oliva e così via.
Mi sono spesso chiesta se gustasse i piatti tradizionali dei nomadi come lo tsampa, che è molto nutriente ma, al palato occidentale, molto difficile da apprezzare. Per l'economicità e la facilità di preparazione e di trasporto è un cibo usato specialmente da nomadi e pellegrini.
Il tè salato tibetano viene usato anche per ricoprire questo piatto nazionale, costituito da farina d’orzo, oppure di grano o di riso, arrostita e mescolata con il burro di yak: buona e nutriente, se si riesce a ingollarla.
Devo confessare che ogni invito a casa di tibetani, pur se condito con i sorrisi, la mitezza e la serenità che li caratterizza, mi è sempre riuscito un po’ penoso a causa della brodaglia del tè, dello tsampa essiccato e del biscotto.
Con il
I tibetani hanno, come tutti i popoli del mondo, dei cibi tradizionali.
In
La strada da Jumla (qui accanto il distretto sulla cartina geografica del Nepal) a Dullu, nel Nepal occidentale al tempo praticamente inesplorato (e ancora oggi pochissimo conosciuto, se si eccettuano i trekking nel Mustang), era costellata da filari di stele di pietra che segnavano il cammino delle migrazioni degli indiani che sfuggivano ai musulmani che erano entrati in Rajasthan: sul davanti, in un riquadro, mostravano la figura di un uomo in armi che reggeva il cavallo per le briglie.