Come ho detto, nel 1972 Tucci vinse il Premio Medaglie d'Oro, una onorificenza conferita di solito ai benemeriti della patria. La candidatura era stata presentata da Giulio Andreotti. Il comunicato stampa recitava:
Perché vinse il Premio Medaglie D'Oro? 0 commenti
boh, mercoledì 09 dicembre 2009Su Julius Evola e Tucci 7 commenti
boh, lunedì 02 novembre 2009
Diego, un mio colto lettore, mi ha ripreso sul fatto che io abbia citato Julius Evola (1898-1974) come l'amico di Tucci, facendomi notare che Evola è molto più conosciuto di lui. Qui potete leggere le sue osservazioni e le mie risposte, scritte di getto una dopo l'altra.
In sunto posso dire che Tucci ha aperto il campo a nuove strade di ricerca, e non solo con le sue spedizioni e con l'IsMEO; Evola no, anche se fu un pensatore assolutamente originale.
Il Premio Medaglie D'Oro per aver reso onore alla Patria 2 commenti
boh, venerdì 09 ottobre 2009
Tucci vinse una quantità impressionante di premi e onorificenze. No, il Nobel no, anche perché non ho mai sentito di un Nobel assegnato per le esplorazioni o per l'archeologia, ma vinse tanti altri premi che nelle scienze umanistiche sono vicine al Nobel.
Per l’opera svolta da Tucci e su proposta di Andreotti, per esempio, il Comitato per il Premio Medaglie D’Oro decise l’attribuzione del riconoscimento per l’anno 1972 a Tucci.
I nostri fratelli animali, II 0 commenti
boh, venerdì 07 agosto 2009Continuo da La Via dello Swat di Tucci:
Poi, questa avversione è stata corroborata dal Buddhismo, il quale comprende in un comune amore l’uomo e le bestie; con questa differenza tuttavia, che l’uomo bisogna considerarlo a parte, perchè, sempre più
Le dakini, dee volanti dal centro Asia fino alla Cina 0 commenti
boh, sabato 01 agosto 2009
Lo Swat era il paradiso delle ḍākinī. Queste importantissime deità del buddhismo tibetano non sono altro che l'incarnazione femminile dell'Illuminazione del Buddha e servono per la pratica spirituale. Nel buddhismo tantrico sono delle vere e proprie maestre, che conducono il praticante ai più alti livelli spirituali attraverso pratiche magico-religiose e sessuali.
Swat, paradiso delle dakini 0 commenti
boh, venerdì 31 luglio 2009
Tucci era interessato allo Swat sin da prima del 1940. Nel libro Travels of Tibetan Pilgrims in the Swat Valley, che parla di due relazioni di viaggio dei pellegrini buddhisti tibetani recuperate nel monastero di Hemis, in Ladakh, sostenne che si potesse identificare l’Uḍḍiyāna con la valle dello Swat, basandosi sui di esse.
Lo Swat era anche la patria delle maestre dei due pellegrini, depositarie delle scienze mistiche, che lì abitavano e si libravano in volo, fatto questo che valse al paese la fama di paradiso delle ḍākinī.
Dov'è la valle dello Swat secondo i testi tibetani? 0 commenti
boh, giovedì 30 luglio 2009Abbiamo visto che Tucci promosse e organizzò i primi scavi archeologici italiani nell’area dello Swat. Questo era un importante snodo fra l’Asia centrale e il Gandhara ed è chiamata in sanscrito Uḍḍiyāna o Oḍḍiyāna e in tibetano Urgyen o Orgyan.
I testi tradizionali tibetani dicono che sia situata a ovest dell’India e
I nostri fratelli animali 0 commenti
boh, lunedì 27 luglio 2009
Ho parlato tante volte dell'amore di Peppino per gli animali, l'amore più solido e costante che ebbe per qualsiasi essere vivente (eccetto, probabilmente, sé stesso) durante il corso della sua lunga vita. Lo ribadì ancora una volta in La via dello Swat:
Gli studi tibetani continuano 0 commenti
boh, domenica 26 luglio 2009
L’amore di Giuseppe Tucci verso il Tibet non si esaurì con l’avanzare degli anni e anche se si dedicò all’archeologia – un po’ perché era la continuazione naturale del suo interesse per la ricostruzione storica e un po’ perché questa sua nuova attività lo divertiva moltissimo – non abbandonò mai gli studi tibetani.
Nello Swat, valle di tesori 0 commenti
boh, venerdì 24 luglio 2009Come scrive lui stesso con stile del periodo fascista, italianizzando cioè i termini stranieri, Tucci era andato per pochi giorni nello Swat già nel 1955, dopo l’ultima spedizione in Nepal, per farsi
un’idea della consistenza dei suoi monumenti e gettare le basi delle future ricerche che cominciarono nel 1956. Vi giungemmo da Pesciavar, in tre ore e mezzo d’automobile, su un’ottima strada che scavalca il passo di Malacand e poi precipita in una valle spaziosa.