Perché Tucci e Maraini non si sopportavano? 3

boh, lunedì 17 luglio 2006

Tucci si preparò a lungo per la spedizione del 1948. Il conte Nicolò Carandini, un antifascista che durante la Prima Guerra mondiale era stato ufficiale degli Alpini e nel 1944-1947 fu Ambasciatore d'Italia a Londra, riconobbe l’importanza dell’iniziativa e trasmise la richiesta al governo inglese, che a sua volta consigliò Tucci di rivolgersi direttamente al governo di Lhasa.

L'amico Sir Basil Gould, che era stato Political Officer nel Sikkim e capo di una missione che per cinque mesi 1936 risedette a Lhasa -- quando insieme a Hugh Richardson, capo della Missione Britannica in Tibet dal 1936 al 1947, e altri ufficiali fu invitato per sviluppare relazioni diplomatiche più strette fra il Governo dell’India e il Tibet -- spianò il terreno presso le autorità locali. Tucci aveva richiesto il permesso di visitare Lhasa, Samye, Yarlung e altri luoghi famosi del Tibet centrale e sud-orientale insieme a due o tre assistenti.

Nel giugno 1947 il progetto fu autorizzato ma la stagione non era propizia alla partenza e il viaggio fu rimandato agli inizi del 1948.

Che bella Lhasa: per Tucci il Potala è un tutt'uno con la roccia... 4

boh, lunedì 03 luglio 2006

PotalaNel 1948 Tucci arrivò Lhasa. La città era grande, per il Tibet di allora, era una metropoli di circa 25.000 - 30.000 abitanti piazzata a 3650 m di altitudine. Ora ne conta 100.000.

Scorse subito il Potala, il palazzo sede religiosa e amministrativa del Governo del Tibet che si ergeva sulla roccia. Fortunatamente, neanche i cinesi che hanno invaso il paese lo hanno danneggiato e anche la Rivoluzione culturale della fine degli anni '60 lo ha risparmiato.

Così scrive Tucci in A Lhasa e oltre:

Verso mezzogiorno passo sotto il Potala: più che un palazzo è un’altra collina che continua la roccia, asimmetrico e capriccioso come l’opera della natura, eppure costruito con una coerenza interna per cui ogni angolo ed ogni linea te li aspetti così come sono, onde hai l’apparenza della regolarità dove tutto è arbitrario. È cresciuto con la pietra come un diamante attaccato alla matrice: rosso e bianco e il bianco incornicia il corpo centrale rosso e sopra uno scintillio di cupole e di pinnacoli d’oro.

Il Potala a metà del ‘600 fu interamente rifatto e ornato di opere d’arte dal V Dalai Lama.
Ai piedi del Potala, verso oriente, sorge Lhasa, col tempio Jokhang che conteneva opere d’arte di molte epoche diverse. Le costruzioni si fermavano di fronte alla sabbia e agli alberi del fiume Kyi, un affluente del Brahmaputra. Nella città c'era un continuo viavai di carovane, pellegrini e mendicanti. Tucci aveva il permesso di fermarsi lì sette giorni.

Tucci era partito per Lhasa con Maraini, eppure arrivò solo...

Tucci, Maraini e la bella principessa del Gangtok in Tibet: intervista a Fosco 8

boh, giovedì 22 giugno 2006

Mi sono chiesta come mai Tucci e Maraini dopo la spedizione del 1948 si detestavano, benché Maraini lo avesse accompagnato in qualità di aiuto-fotografo nelle spedizioni in Tibet del 1937 e del 1948.

Tre anni fa, durante un'estate torrida, ho intervistato Fosco Maraini. Aveva quasi novant'anni ma era ancora bellissimo e pieno di sensualità, aveva un che di maschio -- per dirla con lo stile del Ventennio -- che metteva quasi in imbarazzo. Sono andata nella sua stupenda villa che domina Firenze, un misto fra casa padronale, Tibet e Giappone, immersa nel verde del parco a olivi terrazzato e incolto. Mi aspettava seduto in fondo alla stanza in una poltrona che somigliava a un trono. Il suo stile e la sua gentilezza affogavano nei bagliori degli occhi irridenti e ironici, mitigati solo dal fondo mite. Mi aspettavo un vecchio: ma nella penombra ho percepito un uomo, un vero uomo.

Fosco Maraini (c) www.caifirenze.it/articoli/fosco1.asp

Ma perché Tucci ce l’aveva tanto con lei? E’ cosa ben risaputa, professore, e quando ne ho parlato con XY mi ha detto che era per una questione con una donna.

Lui mi guarda e si mette a ridacchiare, divertito o, forse, è solo un sorriso -- ma allegro, leggero, da bambino che è stato premiato. E’ manifestamente orgoglioso per quello che gli ho detto.

Le eleganti signore di Lhasa nel 1948... 1

boh, giovedì 15 giugno 2006

Tucci nel 1948 vide a Lhasa delle signore assai eleganti che erano seguite da una donna di servizio con in mano dei pezzi d'abbigliamento.

patruk

Nella città era stata emessa un’ordinanza che, per proteggere la tradizione, vietava i cappelli europei e obbligava uomini e donne della capitale a vestire il costume locale; così, quest’ultime erano seguite da una fantesca che reggeva, come fosse un trofeo, il patruk, che è un diadema triangolare che si adattava alla nuca ed era composto di un fusto laccato sul quale erano disposti in fila dei grossi turchesi e dei coralli. Ma il patruk è molto ingombrante, così le signore lo facevano portare dalle fantesche senza indossarlo ogni volta che potevano.

Anche i funzionari erano seguiti da un servo che portavano due tipi di abbigliamento, la divisa d’occasione o l’abito civile. Bisognava sempre vestire in modo appropriato al luogo e all'occasione!

E qui potete vedere una foto di Maraini di una donna coll'elaborato copricapo, mentre la foto del patruk di sopra è del Newark Musem, in New Jersey (USA).

Tucci in Tibet e il bel fotografo Fosco Maraini... 3

boh, giovedì 15 giugno 2006

Tucci fu un esploratore avventuroso. Compì ben sette spedizioni culturali in Tibet con una carovana di 70-80 persone composta di animali da soma, yak, casse di viveri e munizioni dall'Italia -- il paese era povero e infestato da briganti -- e materiale fotografico e documentario, nonché i regali d'obbligo per i maggiorenti locali. Lo accompagnavano un ufficiale medico, dato dalla Marina Militare o dagli Alpini, e un fotografo.

L'ultima esplorazione nel Tibet, nel 1948, lo vide risiedere per una settimana a Lhasa. Scrive Tucci in A Lhasa e oltre, che pubblicherà nel 1950:

Come fotografo scelsi Piero Mele al quale affidavo la documentazione fotografica nella sua parte panoramica e in quella più difficile della riproduzione della opere d’arte. In un secondo tempo venne aggregato alla spedizione anche Fosco Maraini come addetto alla ripresa cinematografica allo stipendio di Mele. [...] Mele provvedeva al materiale fotografico e cinematografico e alle spese relative.

Fosco Maraini (1912-2005) -- padre della famosa scrittrice Dacia Maraini -- che sarebbe diventato professore di giapponese e lo scrittore e fotografo che tutti conosciamo, al tempo era bellissimo. Alto una spanna più di Tucci, con un sorriso scanzonato sul volto e gli occhi stretti a fessura che sprizzavano bagliori, atletico. E poi Peppino, come lo chiamava la moglie Giulia Nuvoloni, aveva 54 anni, Fosco ne aveva 36: l'uno era un uomo che cominciava a declinare fisicamente, coltissimo e carismatico, ma che non era mai stato bello; l'altro era ancora un ragazzo, e un bellissimo ragazzo! Ce n'era più che abbastanza perché fra i due nascesse un attrito.

Ma era solo questa la ragione di un'antipatia durata fino a che Tucci se ne andò, nel 1984? Nel 2003 ho intervistato Maraini e mi ha raccontato diverse altre cose...