Il Nepal di Tucci e quello di adesso: la situazione politica 0

boh, lunedì 11 febbraio 2008

Nepal flagNel 1952 e nel 1954 Tucci compì due spedizioni di tre mesi l'una nel Nepal occidentale, sempre accompagnato da Francesca Bonardi, che poi diventerà la sua terza moglie.

A quel tempo il Nepal era un regno monarchico, il governo dispotico della famiglia Rana era caduto nel 1951 grazie a una rivoluzione popolare e c'era un re della dinastia degli Shah che governava e un consiglio di ministri.

Nel 1990 è stata approvata una Costituzione che ha riconosciuto oltre 90 gruppi etnici, di religione buddhista, induista, animista, bon, con una piccola minoranza di cattolici e di musulmani, ma ha sancito che il paese era un regno induista, avvantaggiando di fatto non solo la religione, ma i bramini induisti che, pur non essendo un gruppo etnico molto grande, hanno sempre avuto in mano i posti chiave del paese, insieme ai alla seconda casta induista e ai newari, che controllavano l'amministrazione. La famiglia del re e del primo ministro sono sempre stati induisti.

Gandhi con gli occhi di Tucci il 30 gennaio 2008, nel centenario della sua morte 1

boh, mercoledì 30 gennaio 2008

GandhiPrecisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, Gandhi è stato ucciso da un fanatico induista.

Questo è il commovente video di La Repubblica, che ha realizzato una trasmissione intitolata Gandhi: cosa resta del mito.

Tucci fu affascinato sia da Tagore e le sue idee universalistiche, sia da Gandhi e dalla sua lotta. Dopo aver parlato di quest'ultimo nel 1940 come fautore della rinascita morale dell'India e averne scritto nel 1953-1954, ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo tenuto in Campidoglio il 13 maggio 1969, nel centenario della nascita di Gandhi. Fu pubblicato nel 1998 col titolo Nel centenario della nascita di Gandhi e si apre con un confronto fra il Mahatma, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:

L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.
Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, abituatosi a considerare come nulle le cose vaghe, turbato dalla povertà che d’ogni parte straripava e rispettoso ma non succubo di pregiudizi antichi, dopo aver ben ponderato se poteva ciò che voleva, lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.

Sette anni in Tibet di Harrer e il viaggio a Lhasa di Tucci 0

boh, mercoledì 28 giugno 2006

Sorpresi in territorio indiano dallo scoppio della guerra (il 3 settembre), Peter Aufschneiter e Heinrich Harrer, campione nei giochi olimpici del 1936, furono internati in un campo di concentramento britannico. Evasi nel 1944, dopo molte peripezie raggiunsero il Tibet, dove ottennero asilo. Harrer non ebbe Tucci in simpatia, nonostante la comune amicizia con Aufschneiter.

Nel 1952 Harrer pubblicò Sieben Jahre in Tibet; mein Leben am Hofe des Dalai Lama (Sette anni in Tibet; la mia vita alla corte del Dalai Lama), dove racconta il suo incontro con Tucci a Lhasa nel 1948. Harrer non guarda “il Professore? con occhi benevoli. Eppure, secondo lui

era riconosciuto come la massima autorità nel campo della storia e della civilizzazione del Tibet... [che] meravigliava sempre i cinesi, i nepalesi, gli indù e i tibetani per la profonda conoscenza della storia dei loro paesi

Infatti, durante un invito alla corte del Dalai Lama, stavano discutendo sulla forma della terra e Harrer sosteneva che era sferica, contro l’opinione corrente che diceva invece che era piatta – come, d’altronde, sostiene tutta la cosmogonia induista, buddhista e jainista. Dopo aver quasi convinto gli anfitrioni tibetani con le sue argomentazioni Harrer chiese, a maggior conferma, il parere di Tucci, che sostenne che un giorno forse si sarebbe scoperto che la terra era piatta, dato che la scienza era in continua trasformazione!

La differenza di opinione fu accolta con malcelata ironia dai tibetani perché tutti sapevano che Harrer insegnava anche geografia: e Tucci uscì dal dibattito scientifico vittorioso.