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	<title>Giuseppe Tucci</title>
	<link>http://giuseppetucci.garzilli.com</link>
	<description>vita, viaggi e avventure dell'esploratore dell'oriente</description>
	<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 12:47:40 GMT</pubDate>
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      <title>La spedizione di Tucci nel Nepal occidentale del 1954</title>
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      <pubDate>Sat, 26 Jul 2008 15:40:37 GMT</pubDate>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:6CzV4uknunxvlM:http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c9/Jumla_district_location.png" alt="Jumla district" />La strada da Jumla (qui accanto il distretto sulla cartina geografica del Nepal) a Dullu, nel Nepal occidentale al tempo praticamente inesplorato (e ancora oggi pochissimo conosciuto, se si eccettuano i trekking nel Mustang), era costellata da filari di stele di pietra che segnavano il cammino delle migrazioni degli indiani che sfuggivano ai musulmani che erano entrati in Rajasthan: sul davanti, in un riquadro, mostravano la figura di un uomo in armi che reggeva il cavallo per le briglie.</p>
<p>Vi erano anche stele di legno e di pietra con immagini mostruose piantate nei campi e presso le case, che Tucci pensava fossero una sopravvivenza di culture megalitiche. I templi erano semplici ma costruiti accuratamente con pietre ottimamente squadrate, in stile indiano, ma senza opere d’arte: cosa che lo portò a ipotizzare che una guerra violenta avesse distrutto le immagini religiose.</p>
<p>Ovunque, disseminati lungo il percorso da Jumla, Tucci trovò dei templi rudimentali, senza neanche più il ricordo della tradizione artistica della civilissima dinastia dei Malla. All’interno vi erano rozze figure di legno che rappresentavano le immagini dei donatori, spesso intere famiglie, intorno a una pietra informe.</p>
<p>Il <a href="http://orientalia4all.net/post/la-dolcezza-dello-sguardo-del-pandit">pandit</a> che accompagnava Tucci li chiamava <em><a href="http://www.britannica.com/EBchecked/topic/64212/bhut">bhut</a></em>, spiriti insidiosi e <a href="http://notes.orientalia4all.net/post/43620216/tutto-pronto-per-le-olimpiadi-di-beijing-2008">vendicativi che la gente doveva placare</a> – niente a che vedere, per lui, con l’induismo: lo spirito di una donna che non era voluta diventare sati, si era cioè rifiutata di farsi bruciare viva sulla pira del marito, e aleggiava intorno a un albero secco, o lo spirito di un bramino suicida che abitava su di un ponte, che nessuno osava varcare dopo il calar del sole.</p>]]></description>
      <subject>1954</subject><subject>antropologia</subject><subject>arte</subject><subject>bhut</subject><subject>Dullu</subject><subject>esplorazione</subject><subject>India</subject><subject>Induismo</subject><subject>Jumla</subject><subject>Mustang</subject><subject>Nepal</subject><subject>Orientalia</subject><subject>Orientalia Notes</subject><subject>Orientalia4all</subject><subject>pandit</subject><subject>Rajasthan</subject><subject>sati</subject><subject>spedizione</subject><subject>Tucci</subject>
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      <title>Gli otto segni di buon auspicio del Tibet</title>
      <link>http://giuseppetucci.garzilli.com/2008/07/11/gli-otto-segni-tibetani-di-buon-auspicio</link>
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      <pubDate>Fri, 11 Jul 2008 11:32:19 GMT</pubDate>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://www.mclink.it/personal/MH0077/ExOriente/Ex%20oriente%201/images/nodo.jpg" alt="nodo senza fine" />La religiosità tibetana era caratterizzata da un mondo di segni e simboli, che ornavano sia gli oggetti sacri sia quelli più comuni. Per questo Tucci riportò dalle sue spedizioni alcuni <a href="http://orientalia4all.net/post/a-chi-appartiene-larte-problemi-di-colonizzazione-i">oggetti di artigianato</a> di ottima fattura.</p>
<p>Un motivo ornamentale classico erano <a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=6328">gli otto simboli fausti</a>, ereditati dall’India: i due pesci, il fiore di loto, il vaso contenente l’acqua benedetta, la conchiglia, la ruota della Legge, simbolo del Buddhismo, lo stendardo, l’ombrello e lo <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Srivatsa">srīvatsa</a></em>, un segno distintivo portafortuna fatto solitamente di un intreccio di peli sul petto che rappresenta il nodo senza fine.</p>
<p>Gli otto segni potevano essere rappresentati staccati o tutti insieme. <a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=6328">Qui</a> vedete come venivano raffigurati, e <a href="http://www.alkaemia.it/alkaemia_8_simboli_del_buon_auspicio.htm">questa è la spiegazione</a> dello <em>srīvatsa</em>(sanscrito) o <em>dpal be’u</em> (tibetano): <a href="http://giuseppetucci.garzilli.com/2008/07/11/gli-otto-segni-tibetani-di-buon-auspicio">continua</a>]]></description>
      <subject>arte</subject><subject>Asia</subject><subject>Buddha</subject><subject>Buddhismo</subject><subject>Cina</subject><subject>dharma</subject><subject>esplorazione</subject><subject>India</subject><subject>Orientalia</subject><subject>Orientalia4all</subject><subject>Oriente</subject><subject>sanscrito</subject><subject>simboli</subject><subject>spedizione</subject><subject>Tibet</subject><subject>tibetano</subject><subject>Tucci</subject>
    </item>
	
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      <title>Giuseppe Tucci incontra Gandhi a casa di Tagore</title>
      <link>http://giuseppetucci.garzilli.com/2008/07/08/giuseppe-tucci-incontra-gandhi-a-casa-di-tagore</link>
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      <pubDate>Tue, 08 Jul 2008 11:04:55 GMT</pubDate>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:x-1zfcLTTog5yM:http://www.geocities.com/ganesha_gate/gandhi2.jpg" alt="Gandhi" />Gli anni in cui fu fondata e si sviluppò <a href="http://orientalia4all.net/post/giuseppe-tucci-a-vishvabharati-luniversita-della-liberta-e-della-gioia">Viśvabhāratī</a>, l'università di Tagore in cui Tucci nel 1925-26 insegnò per un anno accademico <em>Lingua e cultura italiana</em>, coincidono con l'epoca delle <a href="http://www.mkgandhi.org/">lotte di Gandhi</a> per l'indipendenza dell'India. Come sappiamo, lasciò l'università perché Tagore, che era stato invitato due volte in Italia, prima accettò l'ospitalità di Mussolini e poi la rinnegò, dicendo di essere stato raggirato.</p>
<p>Eppure Gandhi, così come Tucci, chiamò sempre Tagore <em>gurudev</em>, letteralmente «maestro-dio», l’appellativo con il quale tradizionalmente ci si rivolge al proprio venerato guru. Tucci fu affascinato dalla personalità di Gandhi e dalla sua lotta non violenta.</p>
<p>Ma lasciamo parlare Tucci, che nella conferenza tenuta in Campidoglio il 13 maggio 1969 per il centenario della nascita di Gandhi, offre un efficace ritratto di Tagore e del Mahatma. La conferenza fu pubblicata a Roma nel 1998 con il titolo <em>Nel Centenario della nascita di Gandhi. Testo italiano e traduzione inglese</em> e Tucci ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo, che inizia con un confronto fra Gandhi, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:</p>
<blockquote>
<p>L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.</p>
<p>Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi [...] lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.</p>
</blockquote>
]]></description>
      <subject>conferenza</subject><subject>Gandhi</subject><subject>guru</subject><subject>India</subject><subject>indipendenza</subject><subject>Induismo</subject><subject>Mussolini</subject><subject>Orientalia</subject><subject>Orientalia4all</subject><subject>politica</subject><subject>politici</subject><subject>Roma</subject><subject>Shantiniketan</subject><subject>Tagore</subject><subject>Tucci</subject><subject>università</subject><subject>Vishvabharati</subject>
    </item>
	
    <item>
      <title>Il Nepal di Tucci e quello di adesso: la situazione politica</title>
      <link>http://giuseppetucci.garzilli.com/2008/02/11/il-nepal-di-tucci-e-quello-di-adesso-la-situazione-politica</link>
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      <pubDate>Mon, 11 Feb 2008 18:56:35 GMT</pubDate>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:1AiActsuaubksM:http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/9b/Flag_of_Nepal.svg/490px-Flag_of_Nepal.svg.png" alt="Nepal flag" />Nel 1952 e nel 1954 Tucci compì due spedizioni di tre mesi l'una nel <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nepal">Nepal</a> occidentale, sempre accompagnato da Francesca Bonardi, che poi diventerà la sua terza moglie.</p>
<p>A quel tempo il Nepal era un regno monarchico, il governo dispotico della famiglia Rana era caduto nel 1951 grazie a una rivoluzione popolare e c'era un re della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shah_dynasty">dinastia degli Shah</a> che governava e un consiglio di ministri.</p>
<p>Nel 1990 è stata approvata una <a href="http://inic.utexas.edu/asnic/countries/nepal/nepalconstitution.html">Costituzione</a> che ha riconosciuto oltre 90 gruppi etnici, di religione buddhista, induista, animista, bon, con una piccola minoranza di cattolici e di musulmani, ma ha sancito che il paese era un regno induista, avvantaggiando di fatto non solo la religione, ma i bramini induisti che, pur non essendo un gruppo molto grande, hanno sempre avuto in mano i posti chiave del paese, insieme ai alla seconda casta induista e ai newari, che controllavano l'amministrazione. La famiglia del re e del primo ministro sono sempre stati induisti.<br />
 <a href="http://giuseppetucci.garzilli.com/2008/02/11/il-nepal-di-tucci-e-quello-di-adesso-la-situazione-politica">continua</a>]]></description>
      <subject>assemblea costituente</subject><subject>costituzione</subject><subject>esplorazione</subject><subject>Francesca Bonardi</subject><subject>Nepal</subject><subject>Orientalia4all</subject><subject>politica</subject><subject>Rana</subject><subject>religione</subject><subject>repubblica</subject><subject>rivoluzione</subject><subject>Shah</subject><subject>spedizione</subject><subject>Tucci</subject>
    </item>
	
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      <title>Gandhi con gli occhi di Tucci il 30 gennaio 2008, nel centenario della sua morte</title>
      <link>http://giuseppetucci.garzilli.com/2008/01/30/gandhi-con-gli-occhi-di-tucci-il-30-gennaio-2008-nel-centenario-della-sua-morte</link>
      <guid>http://giuseppetucci.garzilli.com/2008/01/30/gandhi-con-gli-occhi-di-tucci-il-30-gennaio-2008-nel-centenario-della-sua-morte</guid>
      <pubDate>Wed, 30 Jan 2008 06:14:17 GMT</pubDate>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://www.iloveindia.com/indian-heroes/gifs/mahatma-gandhi-indian-hero.jpg" alt="Gandhi" />Precisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi#Anni_giovanili">Gandhi</a> è stato ucciso da un fanatico induista.</p>
<p>Questo è il commovente <a href="http://tv.repubblica.it/multimedia/home/1574039?ref=hpmm">video</a> di <em>La Repubblica</em>, che <a href="http://orientalia4all.net/post/il-30-gennaio-1948-moriva-gandhi-da-uomo-a-mito">ha realizzato</a> una trasmissione</a> intitolata <em><a href="http://tv.repubblica.it/multimedia/home/1574039?ref=hpmm">Gandhi: cosa resta del mito</a></em>.</p>
<p>Tucci fu affascinato sia da Tagore e le sue idee universalistiche, sia da Gandhi e dalla sua lotta. Dopo aver parlato di quest'ultimo nel 1940 come fautore della rinascita morale dell'India e averne scritto nel 1953-1954,  ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo tenuto in Campidoglio il 13 maggio 1969, nel centenario della nascita di Gandhi. Fu pubblicato nel 1998 col titolo <em>Nel centenario della nascita di Gandhi</em> e si apre con un confronto fra il Mahatma, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:</p>
<blockquote>
<p>L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.<br />
Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, abituatosi a considerare come nulle le cose vaghe, turbato dalla povertà che d’ogni parte straripava e rispettoso ma non succubo di pregiudizi antichi, dopo aver ben ponderato se poteva ciò che voleva, lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.</p>
</blockquote>
]]></description>
      <subject>Gandhi</subject><subject>India</subject><subject>indipendenza</subject><subject>Induismo</subject><subject>politica</subject><subject>politici</subject><subject>rinascita</subject><subject>Tagore</subject><subject>video</subject>
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    <item>
      <title>Sette anni in Tibet di Harrer e il viaggio a Lhasa di Tucci</title>
      <link>http://giuseppetucci.garzilli.com/2006/06/28/sette-anni-in-tibet-di-harrer-e-il-viaggio-a-lhasa-di-tucci</link>
      <guid>http://giuseppetucci.garzilli.com/2006/06/28/sette-anni-in-tibet-di-harrer-e-il-viaggio-a-lhasa-di-tucci</guid>
      <pubDate>Wed, 28 Jun 2006 12:00:00 GMT</pubDate>
      <description><![CDATA[<p>Sorpresi in territorio indiano dallo scoppio della guerra (il 3 settembre), <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Aufschnaiter">Peter Aufschneiter</a> e <a href="http://www.bergnews.com/service/heinrich-harrer-bio/heinrich-harrer-biografie.htm">Heinrich Harrer</a>, campione nei giochi olimpici del 1936, furono internati in un campo di concentramento britannico. Evasi nel 1944, dopo molte peripezie raggiunsero il Tibet, dove ottennero asilo. Harrer non ebbe Tucci in simpatia, nonostante la comune amicizia con Aufschneiter.</p>
<p>Nel 1952 Harrer pubblicò <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sette_anni_in_Tibet">Sieben Jahre in Tibet; mein Leben am Hofe des Dalai Lama</a> (Sette anni in Tibet; la mia vita alla corte del Dalai Lama)</em>, dove racconta il suo incontro con Tucci a Lhasa nel 1948. Harrer non guarda “il Professore? con occhi benevoli. Eppure, secondo lui</p>
<p><em>era riconosciuto come la massima autorità nel campo della storia e della civilizzazione del Tibet... [che] meravigliava sempre i cinesi, i nepalesi, gli indù e i tibetani per la profonda conoscenza della storia dei loro paesi</em></p>
<p>Infatti, durante un invito alla corte del Dalai Lama, stavano discutendo sulla forma della terra e Harrer sosteneva che era sferica, contro l’opinione corrente che diceva invece che era piatta – come, d’altronde, sostiene tutta la cosmogonia induista, buddhista e jainista. Dopo aver quasi convinto gli anfitrioni tibetani con le sue argomentazioni Harrer chiese, a maggior conferma, il parere di Tucci, che sostenne che un giorno forse si sarebbe scoperto che la terra era piatta, dato che la scienza era in continua trasformazione!</p>
<p>La differenza di opinione fu accolta con malcelata ironia dai tibetani perché tutti sapevano che Harrer insegnava anche geografia: e <strong>Tucci uscì dal dibattito scientifico vittorioso.</strong></p>]]></description>
      <subject>Buddhismo</subject><subject>cosmogonia</subject><subject>Dalai Lama</subject><subject>esplorazione</subject><subject>Heinrich Harrer</subject><subject>Induismo</subject><subject>Jainismo</subject><subject>Lhasa</subject><subject>Peter Aufschneiter</subject>
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