Ho già citato, ma applicate alla blogosfera, le parole che Giuseppe Tucci pronunciò a Roma nell'ottobre 1978 alla solenne cerimonia di conferimento del Premio Jawaharlal Nehru per la Comprensione Internazionale, il massimo riconoscimento dell'India. Gli fu dato perché con la sua opera avvicinò l'Oriente e l'Occidente.
Le parole sono bellissime e sono il segno più umano, più umanista che lui ha lasciato su questa terra: uguaglianza nella diversità.
Ma la società è come una foresta nella quale ogni pianta, ogni fiore, ogni animale coopera con la propria individualità alla gloria di tutto l’insieme; appunto perché diversi, concordano ad una bellezza concorde nell’unità finale ed in questa ciascun individuo partecipa alla costruzione di una superba cattedrale dove c’è posto per tutti [...] perché ciascuno, restando se stesso, è parte necessaria e insopprimibile [...] della diversità nell’unità, dove ci ritroviamo tutti affratellati...
Se tutti noi fossimo uguali saremmo come addormentati in una tenebra illune, mentre la diversità dev’essere come scintillazione di stelle in un cielo puro d’ombre, dove ogni stella spande la propria luce ma solidale con tutte le altre.
Nel 19 aprile 1920 Tucci sposò a
Tucci si prefessò più volte buddhista e chiamò l'unico figlio Ananda Maria.
I fatti di questi giorni, cominciati il 10 marzo con la
Agli inizi di giugno è uscito in libreria il volume, che fa parte di una serie di libri di analisi politica e geopolitica,