Tucci e l'amicizia 2

boh, sabato 16 maggio 2009

Nella vita non c’è scelta: o si è amici o nemici. Che poi è la strada dei forti; non quella falsa cortesia che in Europa tutti avvolge come in un sudario, un conformismo senza schiettezza e senza reciproca fiducia, nella quale i rapporti si rarefanno per liquefarsi in un calderone di menzogne.

Così diceva Tucci negli anni Cinquanta, seguendo il vecchio credo di Mussolini e quello del suo maestro, Formichi, che si dichiarava senza

Carlo Arturo Enderle 0

boh, mercoledì 07 gennaio 2009

MussoliniUn personaggio che mi ha sempre affascinato è Carlo Arturo Enderle (1892-?), chiamato anche Ali Ibn Jafar.

Era nato a Roma da genitori rumeni e musulmani, divenne libero docente di Psichiatria all’Università di Roma, consulente neurologo dell’Opera Nazionale Balilla, e lavorò

Shedai, Mussolini e la missione in Afghanistan 7

boh, domenica 14 dicembre 2008

Aminullah ShahMussolini impiegò il musulmano Mohammed Iqbal Shedai come tecnico di Palazzo Chigi per i problemi indiani e quelli arabi.

Il mondo islamico era al centro dell’attenzione di Mussolini sin dagli inizi del suo governo. Infatti, nell’ottobre del 1923 egli volle inviare in Afghanistan una missione, guidata da Gastone Tanzi e Luigi Piperno,

Il tizio unto e insopportabile: Amartya Sen parla di Benito Mussolini, Rabindranath Tagore e Benedetto Croce 3

boh, venerdì 21 novembre 2008

TagoreAnche Amartya Sen, nipote di un insegnante di Shantiniketan, studente di Patha Bhavan, la scuola elementare, e grande ammiratore di Tagore, nel discorso di ringraziamento alla consegna del premio Nobel, nel 1998, volle ricordare proprio il Poeta e la sua istituzione.

Parlò anche dell'incontro fra lui e Croce del 1925. Con gran dispiacere dei biografi ufficiali, che vorrebbero che l'incontro fra Tagore e Mussolini non fosse mai avvenuto, disse che

Il tizio unto e insopportabile: Benito Mussolini, Rabindranath Tagore, Benedetto Croce e Carlo Formichi 0

boh, giovedì 20 novembre 2008

Bendetto CroceFormichi in India e Indiani racconta l'incontro di Benedetto Croce (in foto) e Tagore.

Tagore avrebbe chiesto al Duce come grande favore «il modo più spiccio di abboccarmi col grande filosofo Benedetto Croce», perché si sarebbe vergognato di lasciare l’Italia senza aver conosciuto di persona il pensatore che nelle sue opere si avvicinava tanto alle speculazioni dei filosofi indiani. I quali, a loro volta, non gli avrebbero mai perdonato «d’essere stato in Italia e di non aver visto il Croce».

Pare che il Duce immediatamente s’incaricasse di telegrafare a Croce e di far sì che il colloquio potesse aver luogo prima della partenza di Tagore. Il 14 giugno 1925 questi riuscì effettivamente a incontrarlo.

Amartya Sen, però, dice che Tagore in agosto, nonostante avesse accettato l'ospitalità di Mussolini, denunciò pubblicamente il regime con una lettera sul Manchester Guardian. In settembre da Il Popolo d'Italia Mussolini rispose:

Che ci importa? L’Italia ride di Tagore e di quelli che hanno portato fra noi quel tizio unto e insopportabile

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Tucci viene presentato da Formichi al Duce perché venga mandato a Vishvabharati 0

boh, martedì 18 novembre 2008

VishvabharatiTucci venne collocato fuori ruolo dal 1° gennaio 1927 e comandato senza limiti di tempo presso il Ministero degli Affari Esteri, Direzione generale delle Scuole italiane all’estero. Abbiamo visto però che dal novembre 1925

Tucci, Formichi, Tagore e la propaganda fascista in India 0

boh, giovedì 13 novembre 2008

MussoliniIl Duce, per intensificare l'opera di propaganda in India, nel 1925 non solo inviò Giuseppe Tucci e Carlo Formichi, il suo professore di sanscrito e mentore, in India (anche se in realtà quest'ultimo fu invitato da Tagore in persona, a spese di Vishvabharati), ma inviò in dono 500 libri per la biblioteca dell'università, come gli aveva suggerito Formichi.

Il discorso di Carlo Formichi a Berkeley 0

boh, giovedì 09 ottobre 2008

MussoliniAbbiamo visto che nel 1928 Formichi fu invitato dal rettore dell’Università di Berkeley a inaugurare la cattedra appena fondata di Cultura italiana.

Il discorso d’inaugurazione di Formichi si intitolava «Grandi vecchi maestri del Fascismo» e presentò una piccola collezione di frasi di personaggi che il fascismo riconosceva come maestri.

Una frase celebre era: «Nessuno rimprovererà l’uomo che usa la violenza per aggiustare le cose». Chi altri, disse Formichi, aveva usato la violenza a fin di bene – per riportare l’ordine in un’Italia sfiduciata, scossa dagli scioperi, con continue lotte politiche fra la destra e la sinistra e un governo inefficiente e incapace – se non il beneamato Capo degli italiani?

Formichi era un fervente fascista, anche se più per aderenza ai valori di destra -- Dio, patria e famiglia -- e amore per l'ordine costituito, che per vero spirito fascista. Soprattutto, Formichi ammirava Mussolini.

I media al tempo di Mussolini e di Tucci: la xenomania 0

boh, domenica 28 settembre 2008

Istituto LuceI media era completamente in mano al Duce. Oltre al MinCulPop, fondato nel 1937 ma operativo sin dal 1925, e abolito nel 1944, il Regime si serviva anche di altri media come il servizio radiofonico EIAR, l’Istituto Luce per il cinema e e altri enti e organismi nazionali come la SIAE (Società italiana per gli autori e gli editori) e l’Automobil Club.

Nel gennaio 1928 Arnaldo Mussolini fu nominato Vice-presidente dell’EIAR, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, nato dall’Unione Radiofonica Italiana (URI), per sottolineare quanto fosse importante per il Duce controllare la radio. La televisione doveva ancora venire.

Il primo lavoro di Tucci: Helvia Ricina, città romana 0

boh, domenica 07 settembre 2008

Elvia RicinaNel 1909, a soli quindici anni, Tucci produsse lo studio, rimasto manoscritto, «Illustri città romane del Piceno poco conosciute: Elvia Ricina», che dedicò ai suoi genitori e ai suoi nonni

frutto di un lungo studio perché sempre meglio essi stimino la buona volontà del loro figlio e nipote

Helvia Ricina è un'antica città romana a circa 4 chilometri a nord-ovest di Macerata.

E' incredibile sapere che per tutta la vita questo grande studioso, questo esploratore coraggioso, questo uomo di potere, fece con il Duce esattamente come aveva fatto con i nonni e i genitori: faceva del tutto per farsi apprezzare e valorizzare.

Ma gli rimase sempre la paura, e lo scrisse più volte a Gentile, che i suoi studi e le sue spedizioni non fossero tenuti nella giusta considerazione. Forse è vero che in fondo una parte di noi non cresce mai..