Un ragazzo di settanta anni 0

boh, lunedì 20 luglio 2009

Indian womanNel 1961, durante gli scavi nella valle dello Swat, in Pakistan, Tucci dovette fermarsi un mese in più, fino a tutto gennaio, per un grave incidente d’auto avuto vicino a Kabul.

Certo però non si scoraggiò perché in quegli anni andò ancora diverse volte in Giappone, in Thailandia e in India,

La prima missione archeologica in Asia di Tucci 0

boh, domenica 19 luglio 2009

archeologiaGiuseppe Tucci era stato sempre interessato all'archeologia, non quella fatta su carta ma quella vera, viva, in loco, fatta di scavi e di terra, di ricerche e di ritrovamenti. Archeologica fu anche la sua ultima missione in Nepal del 1956, quando scoprì i resti della dinastia dei Malla.

Nel 1956 Tucci diede inizio agli scavi veri e propri nella valle dello Swat, che fu uno stato indipendente dell’India, e poi del Pakistan, fino al 1969. Ambedue le scoperte, lo Swat e i Malla, partono da basi comuni: le fonti letterarie, come ha scritto lo stesso Tucci in La via dello Swat (1963):

Tucci e la spocchia europea 0

boh, lunedì 02 febbraio 2009

In tutta la sua opera Tucci ha insistito sul valore di incontrare gli altri popoli senza ammantarsi della spocchia europea. Proprio così, la mentalità che ci fa credere che noi siamo superiori a un tibetano, o un nepalese, un indiano, un pakistano, un cinese e così via.

Ma poi, quando succedono fatti come questo, io mi chiedo: tutti gli studi e le opere di Tucci sono valsi a qualcosa? Ci hanno insegnato qualcosa a livello etico o sono importanti solo per sé stessi, per il loro valore culturale, perché hanno fatto avanzare di un passo la conoscenza?

Natale in casa Tucci 0

boh, mercoledì 24 dicembre 2008

ChristmasTucci per Natale faceva spesso in modo di non essere in Italia.

Il 27 settembre 1955 per esempio comunicò a Giuseppe Ugo Papi, rettore dell’Università degli

Il più grande amore della vita di Tucci 2

boh, lunedì 08 dicembre 2008

Scriveva Tucci a sessantanove anni, quando era già nel pieno delle grandi campagne archeologiche:

Anzi, per dire la verità, ad indicarmi la via dello Swat fu proprio il Tibet, che è stato il più grande amore della mia vita, e lo è tuttora, tanto più caldo, quanto più sembra difficile soddisfarlo con un nuovo incontro. (La via dello Swat)

La democrazia con gli occhi del Buddha 0

boh, venerdì 14 novembre 2008

Obama e il  Dalai LamaQuesto l'ho scritto di là, quando Barack Obama ha vinto le elezioni, ma penso che vada bene anche su questo blog. Perché abbiamo detto che Tucci non si interessava di politica, così diceva, ma io non ci credo: perché per iniziare gli scavi archeologici la politica si deve coinvolgere, ci vogliono permessi di scavo, permessi di transito, permessi di lavoro e permessi per impiegare gli operai locali. E per dirigere l'IsMEO

Che avrebbe detto Tucci di Obama?  2

boh, mercoledì 05 novembre 2008

ObamaNon so cosa avrebbe pensato Tucci di un presidente degli Stati Uniti d'America nero, anche se in comune Tucci e Barack Obama hanno l'ammirazione per Gandhi.

Tucci infatti più volte, nei suoi libri di viaggio, ha dichiarato che la politica proprio non gli interessava.

Ribadì in La via dello Swat (1963), il racconto delle perlustrazioni preliminari e della missione archeologica a cui dal 1955 diede vita nella valle dello Swat, in Pakistan:

In tempi nei quali stanno tanto a cuore le istituzioni ed i reggimenti, il lettore vorrà forse sapere qualche cosa dell’amministrazione dello Swat. Io su questo punto sarò molto breve, perché se c’è una cosa al mondo che proprio non m’interessa, è la politica e le leggi o quello che chiamano governo.

Il viaggio lento di Tucci 1

boh, martedì 14 ottobre 2008

Sutlej ValleyTucci spiega in Santi e briganti nel Tibet ignoto (1937), in uno dei suoi motivi ricorrenti peculiari, il suo amore per il viaggio lento, a piedi o a cavallo, e per la vita libera dei nomadi. Certo non amava gli hotel comodi ma chiassosi, gli aerei e i treni, ma il contatto diretto con la natura.

Erano ormai nella valle della Sutlej che scorreva «tumultuante e precipitosa» in fondo all’abisso. Alla loro destra la Spiti vi si gettava fragorosa, aprendosi un varco attraverso una ciclopica fenditura della roccia.

Ci volgiamo indietro, quasi per dare un addio alla strada percorsa, così come si saluta una persona cara: la vita di carovana abitua a questo amore della strada. Quel lento e guardingo camminare, quel faticoso avanzare e conquistare vette e tentare discese dànno un senso di intima solidarietà col paese. Ne ricordiamo i particolari, gli orrori e il fascino: la civiltà di ci regala la velocità, ma ci distacca da questo contatto immediato con la natura; la macchina ci porta e ci rapisce quasi e il paese fugge di fronte a noi prima che abbiamo potuto fissarne le impressioni e presto vanisce e si perde come un sogno lontano.

Giuseppe Tucci: un lungo otium 4

boh, giovedì 28 agosto 2008

CappadociaGiuseppe Tucci andava in vacanza? Questa è una bella domanda perché, con la sua vita avventurosa, in effetti a casa ci stava pochissimo. Visto con i parametri della vita di un uomo ordinario, era quasi sempre "vacante".

India, Sikkim, Nepal, Tibet, Ladakh, Kashmir, tutti i paesi dell'Himalaya, Iran, Afghanistan, Pakistan, solo per nominare alcuni posti dove compì spedizioni a caccia di tesori, dove aprì missioni di scavi archeologici oppure, come in Giappone e in Brasile, tenne rapporti diplomatici ufficiosi.

E poi, oltre a questi paesi, Italia, Gran Bretagna e Indonesia, dove dette conferenze. Sembra quindi che la sua vita fosse tutta una specie di vacanza, l'otium nel senso originario e più ampio della parola: una vita assolutamente libera dal commercio quotidiano, dalla necessità, dal negotium, ma incredibilmente attiva e produttiva dal punto di vista intellettuale.

Eppure anche quello poteva stancare. Era infaticabile: esplorava, visitava, studiava, leggeva avidamente, scriveva furiosamente, seguiva gli affari dell'IsMEO, manteneva i rapporti con i potenti e con gli altri studiosi. Insegnava, se pure pochino.

Però aveva il tempo di visitare i mercatini del Pakistan, dell'Afghanistan o dell'Italia insieme a Francesca e di comprare oggetti di artigianato di ottima fattura.

E, come scrisse a Gentile dalla Cappadocia, in Turchia (qui sopra vediamo una bella foto della regione), ogni tanto staccava la spina dei rapporti a cui lo obbligava la gestione dell'IsMEO e andava in vacanza, perlopiù fra i monti, «a studiare e a camminare sulle montagne». Questi, in totale solitudine o talvolta con Ananda, suo figlio, erano il suo riposo e la sua vacanza.