Shedai, Mussolini e la missione in Afghanistan 7

boh, domenica 14 dicembre 2008

Aminullah ShahMussolini impiegò il musulmano Mohammed Iqbal Shedai come tecnico di Palazzo Chigi per i problemi indiani e quelli arabi.

Il mondo islamico era al centro dell’attenzione di Mussolini sin dagli inizi del suo governo. Infatti, nell’ottobre del 1923 egli volle inviare in Afghanistan una missione, guidata da Gastone Tanzi e Luigi Piperno,

La fine dell'isolamento del Nepal, la costruzione della sua identità politica e delle sue alleanze regionali 0

boh, venerdì 05 dicembre 2008

NepalVi invio un mio Policy Brief sul Nepal (in pdf), che è stato pubblicato qualche giorno fa sul sito dell'ISPI: Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

Come sapete, il Nepal ora è uno stato democratico, con un Parlamento eletto, il partito dei Maoisti che è partito di maggioranza e Pushpa Kamal Dahal, l’ex “compagno Prachanda”, che da agosto è il primo ministro. Sta attraversando un grande periodo di transizione e sta affrontando problemi che l'affliggono da oltre 150 anni.

Secondo le linee guida dei Policy Brief, questo è un breve scritto che analizza le dinamiche politiche, strategiche ed economiche del Nepal con il duplice obiettivo, come richiesto dalla ricerca ISPI, di informare e di orientare le scelte di policy.

Il tizio unto e insopportabile: Amartya Sen parla di Benito Mussolini, Rabindranath Tagore e Benedetto Croce 3

boh, venerdì 21 novembre 2008

TagoreAnche Amartya Sen, nipote di un insegnante di Shantiniketan, studente di Patha Bhavan, la scuola elementare, e grande ammiratore di Tagore, nel discorso di ringraziamento alla consegna del premio Nobel, nel 1998, volle ricordare proprio il Poeta e la sua istituzione.

Parlò anche dell'incontro fra lui e Croce del 1925. Con gran dispiacere dei biografi ufficiali, che vorrebbero che l'incontro fra Tagore e Mussolini non fosse mai avvenuto, disse che

Il tizio unto e insopportabile: Benito Mussolini, Rabindranath Tagore, Benedetto Croce e Carlo Formichi 0

boh, giovedì 20 novembre 2008

Bendetto CroceFormichi in India e Indiani racconta l'incontro di Benedetto Croce (in foto) e Tagore.

Tagore avrebbe chiesto al Duce come grande favore «il modo più spiccio di abboccarmi col grande filosofo Benedetto Croce», perché si sarebbe vergognato di lasciare l’Italia senza aver conosciuto di persona il pensatore che nelle sue opere si avvicinava tanto alle speculazioni dei filosofi indiani. I quali, a loro volta, non gli avrebbero mai perdonato «d’essere stato in Italia e di non aver visto il Croce».

Pare che il Duce immediatamente s’incaricasse di telegrafare a Croce e di far sì che il colloquio potesse aver luogo prima della partenza di Tagore. Il 14 giugno 1925 questi riuscì effettivamente a incontrarlo.

Amartya Sen, però, dice che Tagore in agosto, nonostante avesse accettato l'ospitalità di Mussolini, denunciò pubblicamente il regime con una lettera sul Manchester Guardian. In settembre da Il Popolo d'Italia Mussolini rispose:

Che ci importa? L’Italia ride di Tagore e di quelli che hanno portato fra noi quel tizio unto e insopportabile

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La Cina, il Tibet e Tucci 0

boh, mercoledì 19 novembre 2008

Dalai LamaUno dei motivi principali che la Cina adduce per annettere il Tibet è quello di svecchiarlo dallo stato medioevale in cui si è sempre trovato e di modernizzarlo.

Questo è quello che scriveva Tucci in A Lhasa e oltre (1950):

Giuseppe Tucci, Carlo Formichi e Rabindranath Tagore a Vishvabharati 0

boh, domenica 16 novembre 2008

Rabindranath TagoreHo parlato di Rabindranath Tagore, il mistico poeta, il letterato, l'artista, l'educatore che fondò Shantiniketan e l'Università di Vishabharati.

A Vishvabharati, nel 1925, fu invitato a insegnare Sanscrito, dal Poeta stesso, Carlo Formichi. Questi, ospitato di tutto punto, convinse il Ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele a portare Tucci per insegnare Lingua e Cultura italiana, a spese del governo, come scambio di cortesie.

Tucci, Formichi, Tagore e la propaganda fascista in India 0

boh, giovedì 13 novembre 2008

MussoliniIl Duce, per intensificare l'opera di propaganda in India, nel 1925 non solo inviò Giuseppe Tucci e Carlo Formichi, il suo professore di sanscrito e mentore, in India (anche se in realtà quest'ultimo fu invitato da Tagore in persona, a spese di Vishvabharati), ma inviò in dono 500 libri per la biblioteca dell'università, come gli aveva suggerito Formichi.

Che avrebbe detto Tucci di Obama?  2

boh, mercoledì 05 novembre 2008

ObamaNon so cosa avrebbe pensato Tucci di un presidente degli Stati Uniti d'America nero, anche se in comune Tucci e Barack Obama hanno l'ammirazione per Gandhi.

Tucci infatti più volte, nei suoi libri di viaggio, ha dichiarato che la politica proprio non gli interessava.

Ribadì in La via dello Swat (1963), il racconto delle perlustrazioni preliminari e della missione archeologica a cui dal 1955 diede vita nella valle dello Swat, in Pakistan:

In tempi nei quali stanno tanto a cuore le istituzioni ed i reggimenti, il lettore vorrà forse sapere qualche cosa dell’amministrazione dello Swat. Io su questo punto sarò molto breve, perché se c’è una cosa al mondo che proprio non m’interessa, è la politica e le leggi o quello che chiamano governo.

Era il settembre 1947 e Tucci scriveva ad Andreotti...  0

boh, giovedì 23 ottobre 2008

Giuseppe TucciQuesta è al prima lettera del carteggio Tucci-Andreotti, che gentilmente mi ha inviato il senatore.

Il 24 settembre 1947 Tucci si decise a scrivere al sottosegretario del Consiglio dei ministri Andreotti una lettera di quattro pagine dattiloscritte per chiedere un aiuto finanziario.

Voleva partire per la missione che l'avrebbe condotto a Lhasa e oltre, in Tibet centrale, e i buoni uffici di Giustino Valmarana, l'avvocato membro dell'Assemblea costituente, che aveva gli aveva già scritto per appoggiare la richiesta di Tucci di emettere un francobollo di Stato con la dicitura «Spedizione Italiana in Tibet – 1948», non avevano sortito a nulla. Così Tucci, che fu sempre un uomo deciso e pieno di iniziativa, prese in mano la situazione e scrisse personalmente al presidente:

Alla Onorevole Presidenza del Consiglio,

Signor Presidente

Il Governo di Lhasa come mi è stato a suo tempo comunicato, a mezzo del Ministero degli Affari Esteri, dal Foreign Office mi ha concesso il permesso di compiere una nuova spedizione scientifica nel territorio Tibetano.
La spedizione composta di cinque membri, partirà fra Gennaio e Febbraio e dovrà esplorare dal punto di vista storico, archeologico, linguistico, etnografico la zona di Lhasa e a S.E. di Lhasa, centro della cultura Tibetana.

Tucci aveva già riscosso un certo consenso negli ambienti politici. Il Sottosegretariato della Marina e il Sottosegretariato dell’Aviazione lo avevano già aiutato, aderendo alla sua richiesta e designando rispettivamente un ufficiale medico – Regolo Moise – e un sottufficiale fotografo – Piero Mele – da aggregare alla spedizione. Era cominciata da tempo la lunga collaborazione del Ministero della Marina con Tucci.

La spedizione è posta sotto gli auspici della Società geografica italiana.
Ho in gran parte provveduto al finanziamento della spedizione con mezzi privati, ma non sono ancora tuttavia riuscito a raggiungere la somma prevista; mi mancano almeno (nove) milioni.
Prego questa Onorevole Presidenza di concedermi tutto l’appoggio possibile e di mettermi in condizione di condurre a termine questa impresa che riafferma il prestigio della scienza Italiana.

Su Fosco Maraini, che partecipò anche lui alla spedizione, neanche un cenno. Probabilmente fu "arruolato" in seguito.

Tucci ha bisogno di fondi: Valmarana scrive ad Andreotti 0

boh, martedì 21 ottobre 2008

Tucci voleva partire per la famosa spedizione del 1948, quella in cui raggiunse e Lhasa e si spinse oltre. Il 2 febbraio 1947 l’avv. Giustino Valmarana, anche lui membro dell’Assemblea costituente, trasmise ad Andreotti una lettera che Tucci scrisse il 28 ottobre 1946:

Caro Andreotti,

in data 28 ottobre il prof. Tucci ha presentato alla tua Presidenza la istanza che ti accludo in copia. Ti sarei grato se, dato lo scopo altamente meritevole della spedizione, volessi trasmetterla con parere favorevole al Ministero delle Comunicazioni.

In attesa di un tuo cortese cenno di riscontro, grazie e molti cordiali saluti.

Tuo,

Giustino Valmarana

Tucci si era rivolto alla Presidenza del Consiglio perché trasmettesse al ministro delle Comunicazioni la soprastampa di un certo numero di francobolli dello Stato, in corso, con la dicitura «Spedizione Italiana in Tibet – 1948».

I proventi, probabilmente, sarebbero dovuti andare a impinguare le casse dello Stato il quale, a sua volta, avrebbe dovuto erogare i fondi per la spedizione. Così, il 24 settembre 1947 Tucci si decise a scrivere al presidente del Consiglio dei ministri una lettera di quattro pagine dattiloscritte per chiedere un aiuto finanziario.