Questo post sul gioco mi ha fatto venire in mente che Tucci amava giocare, solo che per lui tutta la sua vita era un gioco. Fu uno dei pochi fortunati che riuscirono a divertirsi lavorando e, anzi, lavorava per divertirsi.
Tucci, la vita è un gioco 4 commenti
boh, martedì 21 settembre 2010Gandhi con gli occhi di Tucci il 30 gennaio 2008, nel centenario della sua morte 1 commento
boh, mercoledì 30 gennaio 2008
Precisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, Gandhi è stato ucciso da un fanatico induista.
Questo è il commovente video di La Repubblica, che ha realizzato una trasmissione intitolata Gandhi: cosa resta del mito.
Tucci fu affascinato sia da Tagore e le sue idee universalistiche, sia da Gandhi e dalla sua lotta. Dopo aver parlato di quest'ultimo nel 1940 come fautore della rinascita morale dell'India e averne scritto nel 1953-1954, ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo tenuto in Campidoglio il 13 maggio 1969, nel centenario della nascita di Gandhi. Fu pubblicato nel 1998 col titolo Nel centenario della nascita di Gandhi e si apre con un confronto fra il Mahatma, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:
L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.
Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, abituatosi a considerare come nulle le cose vaghe, turbato dalla povertà che d’ogni parte straripava e rispettoso ma non succubo di pregiudizi antichi, dopo aver ben ponderato se poteva ciò che voleva, lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.
Una breve biografia di Tucci 6 commenti
boh, lunedì 03 dicembre 2007
Cari tutti, ho visto che siete in tanti, studenti, studiosi e appassionati dell'opera e della personalità del maestro, che mi seguite, che mi commentate, che mi scrivete qui, o in privato. Grazie! Brindo con lui a tutti voi! (E' masala tea, che andate a pensare)
Questi giorni ho scritto poco perché sto terminando di rivedere un lavoro piuttosto impegnativo e... sapete come sono tiranne le case editrici coi tempi.
Intanto, però, voglio segnalarvi una breve biografia su Giuseppe Tucci, in italiano con traduzione inglese, che si intitola "Un grande maceratese che andò lontano: Giuseppe Tucci, le Marche e l'Oriente".
E' stata pubblicata il dicembre 2006 su Identità Sibillina, un'eccellente rivista culturale cartacea (anche molto bella da vedersi) che parla della cultura dei monti Sibillini e le città limitrofe, nelle Marche.
La biografia non è molto lunga, ma è quello che di più completo è uscito su di lui. Seguite questi link, scaricate gli articoli e... buona lettura!
Tucci, Maraini, Mele e Moise e il mistero di Lhasa 10 commenti
boh, venerdì 15 settembre 2006
Mi è stato chiesto ancora, nel commento, perché Tucci e Maraini non si sopportassero.
Faccio quindi un elenco delle ragioni:
1) gli allievi che lo amarono dicono che fosse per una donna, forse la bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal
2) i (pochi) allievi che non lo amarono dicono che fosse per alcuni scritti
3) Maraini mi disse semplicemente che Tucci era geloso di lui, del suo successo -- ma non era per Segreto Tibet, perché fu pubblicato nel 1951, dopo la spedizione tibetana di Tucci del 1948, quella in cui Maraini fu lasciato indietro. Per questo Maraini sarebbe stato volontariamente escluso dal Tibet.
In realtà, Tucci portò Maraini con sé come fotografo nella spedizione del 1937 e poi in quella del 1948, ambedue in Tibet centrale. Al tempo, per entrare nel paese c'era bisogno dei permessi dei britannici e dei tibetani, e il Potala, la sede religiosa e amministrativa dello stato, era una cittadella proibita nella città proibita di Lhasa.