A proposito di oroscopo, ho trovato su Youtube un video con la prima lezione su come tracciare la carta di nascita astrale. In realtà è una cosa molto difficile, però tentare non nuoce.
L'oroscopo: come tracciare la carta di nascita secondo i Veda 0 commenti
boh, domenica 18 gennaio 2009L'oroscopo: l'astrologia nei Veda 0 commenti
boh, sabato 17 gennaio 2009L'astrologia è molto importante nella cultura vedica e c'è tutto un filone di studi e di testi sull'astronomia e l'astrologia.
Il buddhismo - I 5 commenti
boh, martedì 02 dicembre 2008Più che una religione, il buddhismo è una dottrina morale e una disciplina etica fondata sulla teoria della trasmigrazione delle anime. E' diventata poi dottrina e scuole, e correnti, e sétte.
Circa cinquecento anni prima di Cristo il principe Gautama degli Śākya, nato a Lumbini, in Nepal,
Il viaggio verso occidente di Hsüan-tsang 0 commenti
boh, venerdì 28 novembre 2008
Uno degli autori preferiti di Tucci fu il pellegrino Hsüan-tsang (ca. 600-664), un monaco buddhista cinese famoso per il suo viaggio in India e Asia centrale, durato diciassette anni, su cui scrisse una cronaca dettagliata.
Studiò al famoso centro buddhista di Nālanda e riportò in Cina 657 testi in sanscrito,
Giuseppe Tucci, Carlo Formichi e Rabindranath Tagore a Vishvabharati 0 commenti
boh, domenica 16 novembre 2008
Ho parlato di Rabindranath Tagore, il mistico poeta, il letterato, l'artista, l'educatore che fondò Shantiniketan e l'Università di Vishabharati.
A Vishvabharati, nel 1925, fu invitato a insegnare Sanscrito, dal Poeta stesso, Carlo Formichi. Questi, ospitato di tutto punto, convinse il Ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele a portare Tucci per insegnare Lingua e Cultura italiana, a spese del governo, come scambio di cortesie.
I titoli delle opere di Tucci 0 commenti
boh, mercoledì 08 ottobre 2008
I titoli che Tucci dette ai suoi libri e ai suoi articoli furono sempre fantasiosi e accattivanti. Però...
Una esploratrice, che precedette Tucci in Tibet, fu Alexandra David-Néel, che vedete in foto da ragazza. Fu autrice di libri scientifici e tradusse anche dal tibetano al francese testi buddhisti perduti in sanscrito; pubblicò anche libri divulgativi sul Tibet e sul Nepal, dai titoli molto accattivanti, che pochi anni dopo riecheggeranno nelle opere di Tucci, come Mystiques et Magiciens du Thibet; Grand Tibet. Au pays des brigands gentilshommes; Au Coeur des Himalayas. Le Népal.
Nel 1933 la David-Néel pubblicò Femmes du Thibet e Tucci nel 1936 scrisse l’articoletto Nel paese delle donne dai molti mariti, sulle donne tibetane. Sembra che i due facessero una specie di gara, anche nei titoli.
Ma vedremo che quella del titolo delle pubblicazioni non fu l'unica gara in cui si cimentarono.
Un film su Eliade e Tucci: Youth Withouth Youth - Un'altra giovinezza di F. Ford Coppola 7 commenti
boh, lunedì 01 settembre 2008
Il 26 luglio al cinema Umanitaria, in via San Barnaba a Milano, hanno proietteto il film Youth withotuh Youth, tradotto come Un'altra giovinezza. Se vi capita andatelo a vedere, mi raccomando.
Io l'ho visto l'anno scorso in Via Palestrina, un piccolo cinema all'antica con una saletta tenuta da due anziani coniugi cinefili che conoscevano a memoria tutte le storie dietro ai film e agli interpreti.
Questo film mi ha dato una fortissima emozione. Per me ha un significato e un gusto particolare. Infatti è una rielaborazione del romanzo rumeno di Mircea Eliade Un'altra giovinezza.
Il protagonista principale è Dominique Matei (la traduzione in inglese e l'introduzione del romanzo è stata scritta da Matei Calinescu). La cosa incredibile è che la ragazza di Dominique un certo punto (dopo aver subito uno shock!) parla in sanscrito. Chi è stato chiamato per capirla? Giuseppe Tucci, amico (nella realtà) di Eliade.
Nel film Tucci è stato definito come la maggiore autorità europea di sanscrito e di filosofia buddhista, che è vero.
E' stato anche presentato anche come il presidente dell'IsMEO, che per decreto ora rischia la chiusura (grazie Berlusconi!), che invece al tempo del film, metà-fine anni Trenta, non fu. Infatti era presidente il fondatore dell'istituto, Giovanni Gentile, fino alla sua uccisione, nell'aprile del 1944, da parte di un gruppo partigiano.
Mi ha davvero emozionato vedere nel film il mio maestro straordinariamente simile a quello in carne e ossa, stesso stile ed eleganza, solo più alto, e stessa enorme cultura.
Carlo Formichi a Vishvabharati, fra orientalismo e nazionalismo, in uno studio di Laura Piretti Santangelo 1 commento
boh, sabato 30 agosto 2008
Ieri parlavo dei doni dei libri e dell'insegnamento di Tucci che Mussolini fece a Tagore, quando Formichi fu invitato a tenere il corso di sanscrito a Vishvabharati, la famosa università internazionale fondata a Shantiniketan, in India.
Formichi, che persuase il Duce a inviare i doni, era un fervente sostenitore del fascismo. Aveva il petto gonfio di orgoglio perché rappresentava, e a ragione, la cultura italiana. Si dichiarò latore del messaggio di Mussolini perché si sentiva un rappresentante del nuovo sistema politico.
Il ruolo ambivalente di Formichi fra politica e cultura è stato sottolineato per primo da Laura Piretti Santangelo, ex docente di Indologia all'Università degli Studi di Bologna, nell'articoletto «Carlo Formichi: fra orientalismo e nazionalismo», in Contributi alla storia dell’orientalismo (Bologna 1985).
Benché sia uno studio modesto, le dieci pagine della Piretti hanno il pregio di aver colto questo importante aspetto del maestro del nostro studioso.
I doni di Mussolini a Vishvabharati: 500 libri e la docenza di Giuseppe Tucci 0 commenti
boh, venerdì 29 agosto 2008
Il Duce, per intensificare l'opera di propaganda in India, nel 1925 non solo inviò Giuseppe Tucci e Carlo Formichi, il suo professore di sanscrito e mentore -- anche se, in realtà, quest'ultimo fu invitato dal Nobel Tagore in persona (nella foto), a spese di Vishvabharati, ma inviò in dono 500 libri per la biblioteca dell'università, come gli aveva suggerito Formichi.
Il dono dei libri da parte del Duce fu commentato dalla stampa indiana con parole di unanime plauso. Tagore stesso ne parlava a ogni visitatore che veniva alla sua università. Del suo sentimento di gratitudine ne è prova il cablogramma che spedì a Mussolini e che fu riprodotto nel periodico The Modern Review:
Consentite che io vi esprima a nome di Visvabharati la nostra gratitudine per aver mandato a mezzo del Prof. Formichi il vostro cordiale riconoscimento del valore della civiltà indiana, per aver deputato il Prof. Tucci dell’Università di Roma ad istruire i nostri studenti nella storia e nella cultura italiana e a collaborare con noi in vari rami dell’orientalismo, ed anche per il generoso dono di libri a nome vostro, che sta a dimostrare uno spirito di magnanimità degno delle tradizioni del vostro grande paese. Vi assicuro che una siffatta espressione di simpatia che mi viene da Voi quale rappresentante del popolo italiano, aprirà, per gli scambi culturali fra il vostro paese e il nostro, un canale di comunicazione il quale racchiude in sè ogni possibilità di sboccare in un avvenimento di grande importanza storica.
Quello che ha detto Buddha 0 commenti
boh, domenica 20 luglio 2008
Sappiamo che Tucci fu buddhista. Più che una religione, il Buddhismo è una dottrina morale e una disciplina etica fondata sulla teoria della trasmigrazione delle anime.
Contempla però una visione globale di tutto il vivere e di tutto l'universo, incluso la cosmologia, la cosmogonia, la mitologia, come si deve vivere, come ci si deve comportare, qual'è il retto pensiero e la retta intenzione, come comportarsi con gli uomini e con gli animali e così via, e per questo è una religione nel senso più ampio del termine: perché guida in ogni circostanza della vita.
Oltre cinquecento anni prima di Cristo il principe degli Śākya constatò che la vita porta invariabilmente con sé il dolore dovuto all’allontanamento e al distacco dalle persone, dagli oggetti che amiamo e dagli stessi desideri, o il dolore dell’unione con ciò che non ci piace, il dolore della malattia e quello della morte. L’essenza della vita è il dolore. Così cercò un mezzo per non soffrire più e non rinascere a una nuova vita, con il suo nuovo carico di sofferenze sempre uguali.
Un giorno, mentre sedeva in meditazione sotto un albero, capì che la realtà del mondo è illusoria e solo il distacco da tutto, i sentimenti, le persone, gli oggetti e i nostri stessi desideri delle persone e degli oggetti, avrebbe permesso all’uomo di non soffrire e, quindi, di non rinascere: aveva raggiunto l’Illuminazione. Da allora venne chiamato Buddha, che in sanscrito significa «svegliato»: si era destato alla realtà vera, uscendo dal sonno dell’ignoranza.