Il primo lavoro di Tucci: Helvia Ricina, città romana 0

boh, domenica 07 settembre 2008

Elvia RicinaNel 1909, a soli quindici anni, Tucci produsse lo studio, rimasto manoscritto, «Illustri città romane del Piceno poco conosciute: Elvia Ricina», che dedicò ai suoi genitori e ai suoi nonni

frutto di un lungo studio perché sempre meglio essi stimino la buona volontà del loro figlio e nipote

Helvia Ricina è un'antica città romana a circa 4 chilometri a nord-ovest di Macerata.

E' incredibile sapere che per tutta la vita questo grande studioso, questo esploratore coraggioso, questo uomo di potere, fece con il Duce esattamente come aveva fatto con i nonni e i genitori: faceva del tutto per farsi apprezzare e valorizzare.

Ma gli rimase sempre la paura, e lo scrisse più volte a Gentile, che i suoi studi e le sue spedizioni non fossero tenuti nella giusta considerazione. Forse è vero che in fondo una parte di noi non cresce mai..

Una lettera a Gentile da Gangtok 0

boh, sabato 06 settembre 2008

GangtokPer ottenere fondi per le sue spedizioni Tucci faceva leva sul sentimento nazionalistico del regime, che bene si univa alla voglia di primeggiare sua propria.

Il 5 aprile 1939, sulla via del Tibet, scrisse a Gentile da Gangtok, la capitale del Sikkim:

[...] Le ho inviato molte lettere ma tutte senza risposta. Io seguito a rivolgermi a Lei perché costì non c’è nessuno che possa aiutarmi. Le mando un ritaglio di giornale dal quale vedrà che i tedeschi hanno portato dei doni del Führer a Lhasa e hanno ottenuto ulteriori permessi. Bisogna che anch’io abbia dei doni da mandare e riceva un congruo supplemento di denaro. È un peccato che l’importanza dei miei viaggi non sia riconosciuta costì da nessuno e che le mie ricerche siano considerate come una mania.

Per fortuna i tedeschi si occupano solo di fauna e di caccia e non interferiscono minimamente con i miei studi, ma Lei può immaginare quanto mi dispiaccia trovarmi in condizioni d’inferiorità la quale pure dimostra che da noi poco interesse sia abbia per cose di cui altrove lo stesso governo si fa patrono: sebbene nessun paese abbia – ma è immodestia – un tibetanologo come l’Italia. La prego di far pervenire questo ritaglio a Chi può aiutarmi e di ottenere da Lui la possibilità di estendere le mie ricerche

Giuseppe Tucci: un lungo otium 4

boh, giovedì 28 agosto 2008

CappadociaGiuseppe Tucci andava in vacanza? Questa è una bella domanda perché, con la sua vita avventurosa, in effetti a casa ci stava pochissimo. Visto con i parametri della vita di un uomo ordinario, era quasi sempre "vacante".

India, Sikkim, Nepal, Tibet, Ladakh, Kashmir, tutti i paesi dell'Himalaya, Iran, Afghanistan, Pakistan, solo per nominare alcuni posti dove compì spedizioni a caccia di tesori, dove aprì missioni di scavi archeologici oppure, come in Giappone e in Brasile, tenne rapporti diplomatici ufficiosi.

E poi, oltre a questi paesi, Italia, Gran Bretagna e Indonesia, dove dette conferenze. Sembra quindi che la sua vita fosse tutta una specie di vacanza, l'otium nel senso originario e più ampio della parola: una vita assolutamente libera dal commercio quotidiano, dalla necessità, dal negotium, ma incredibilmente attiva e produttiva dal punto di vista intellettuale.

Eppure anche quello poteva stancare. Era infaticabile: esplorava, visitava, studiava, leggeva avidamente, scriveva furiosamente, seguiva gli affari dell'IsMEO, manteneva i rapporti con i potenti e con gli altri studiosi. Insegnava, se pure pochino.

Però aveva il tempo di visitare i mercatini del Pakistan, dell'Afghanistan o dell'Italia insieme a Francesca e di comprare oggetti di artigianato di ottima fattura.

E, come scrisse a Gentile dalla Cappadocia, in Turchia (qui sopra vediamo una bella foto della regione), ogni tanto staccava la spina dei rapporti a cui lo obbligava la gestione dell'IsMEO e andava in vacanza, perlopiù fra i monti, «a studiare e a camminare sulle montagne». Questi, in totale solitudine o talvolta con Ananda, suo figlio, erano il suo riposo e la sua vacanza.

Gli otto segni di buon auspicio del Tibet 5

boh, venerdì 11 luglio 2008

nodo senza fineLa religiosità tibetana era caratterizzata da un mondo di segni e simboli, che ornavano sia gli oggetti sacri sia quelli più comuni. Per questo Tucci riportò dalle sue spedizioni alcuni oggetti di artigianato di ottima fattura.

Un motivo ornamentale classico erano gli otto simboli fausti, ereditati dall’India: i due pesci, il fiore di loto, il vaso contenente l’acqua benedetta, la conchiglia, la ruota della Legge, simbolo del Buddhismo, lo stendardo, l’ombrello e lo srīvatsa, un segno distintivo portafortuna fatto solitamente di un intreccio di peli sul petto che rappresenta il nodo senza fine.

Gli otto segni potevano essere rappresentati staccati o tutti insieme. Qui vedete come venivano raffigurati, e questa è la spiegazione dello srīvatsa(sanscrito) o dpal be’u (tibetano):

Bookblogging: L'Asia negli anni del drago e dell'elefante 2005-2006: Nepal, India, Giappone & C. 0

boh, mercoledì 13 febbraio 2008

L'Asia negli anni del drago e dell'elefanteAgli inizi di giugno è uscito in libreria il volume, che fa parte di una serie di libri di analisi politica e geopolitica, L'Asia negli anni del drago e dell'elefante: 2005-2006. L'ascesa di Cina e India, le tensioni nel continente e il mutamento degli equilibri globali, a cura di Michelguglielmo Torri, Milano: Guerini e Associati, 2007 (pp. 509).

Questa recensione è già apparsa in Orientalia4All ma la ripropongo perché parlavo l'altro giorno di Tucci e il Nepal moderno. L'articolo sul Nepal a livello politico, economico e sociale, pubblicato su questo volume, copre il periodo 2005-marzo 2007. Fra un mesetto sarà pubblicato il prossimo numero di Asia Maior, che coprirà tutto il 2007 e, per quanto mi concerne, il periodo marzo 2007-tutto gennaio 2008.

In questo volume sono pubblicati articoli su tutti i paesi che Tucci studiò o esplorò: l'India, la Cina, l'Iran, il Giappone, il Sikkim, il Tibet (che ora fa parte della Cina), il Pakistan, l'Afghanistan.

Io ho contribuito a questo libro con "Il nuovo stato del Nepal: il difficile cammino dalla monarchia assoluta alla democrazia", che ha analizzato gli avvenimenti fino alla Rivoluzione del Popolo che ha portato alla fine della monarchia dispotica di Re Gyandendra, la Rivoluzione dei Madheshi, la popolazione che abita la fascia boschiva (e selvaggiamente disboscata) del Terai, al confine con l'India, l'allenza dei 7 partiti o SPA e di questa coi maoisti e la faticosa preparazione delle prime libere elezioni per un'Assemblea costituente, di cui si parla ormai da anni. Elezioni che, tuttavia, da giugno sono state posticipate a novembre 2007.

L'Asia negli anni del drago e dell'elefante è un libro per tutti: