Gli tsha tsha sono contenuti in una serie di vani che si aprono nelle finestrelle dei mchod rten.
Sono veri e propri ex voto o sono distribuiti ai pellegrini in ricordo della visita fatta a luoghi connessi con qualche tradizione buddhista,
Gli tsha tsha sono contenuti in una serie di vani che si aprono nelle finestrelle dei mchod rten.
Sono veri e propri ex voto o sono distribuiti ai pellegrini in ricordo della visita fatta a luoghi connessi con qualche tradizione buddhista,
Dell'esplorazione del 1931 rimane la descrizione della valle della Sutlej che Tucci fece nel 1942, durante il discorso dato in commemorazione di Alexander Csoma de Körös:
Superato il passo di Shipki, il secondo per i commerci fra India e
Durante il percorso Tucci raccolse tsha tsha fino alla città di Kaja, in Himachal Pradesh, a 3697 metri sul livello del mare.
Gli tsha tsha (in foto) sono delle tavolette votive, delle specie di figure coniche o delle formelle di argilla impastata
La spedizione del 1931 fu la prima organizzata in grande stile. Tucci partì in luglio da Simla, la capitale dell’Himachal Pradesh, e andò in Ladakh per la valle himalayana di Rupshu, secca e desertica e ancora poco conosciuta, che sta agli estremi margini del paese ed è attraversata dalle vie dei mercanti nomadi.
In molte foto delle spedizioni successive a quella del 1931 troviamo Tucci curiosamente seduto su una specie di scranno, il vice su una sedia con i braccioli, il terzo su una specie di sgabello pieghevole.
La gerarchia era scrupolosamente osservata, anche perché Tucci doveva prendere decisioni spesso vitali per l’incolumità di tutti gli altri, persone e animali,
Fino al 1931 Tucci viaggiò in lungo e in largo per il sud dell’Asia piuttosto “leggero”, accompagnato solo da Giulia.
Dopo quella del 1931 le spedizioni divennero via via sempre più complesse e costose e i campi-base si trasformarono in veri e propri villaggi di cinquanta-settanta persone, con decine di tende per lui
pesso nelle zone buddhiste del Nepal o dei paesi himalyani, specie sulla sommità di colline o monti, si trovano dei cumuli di pietre con degli oggetti vicino, che portano annodate delle banderuole di stoffa multicolore offerte dai viandanti alle divinità che sorvegliano il passo.
Il cumulo di pietra viene chiamato lha tho. Qualche volta il
Sappiamo che Tucci aveva un rapporto molto particolare con gli animali; e nei ritratti da vecchio tiene spesso in braccio un cane piccolo a pelo lungo, forse uno shih tzu o apso di Lhasa. Ormai malato, impossibilitato a muoversi, la sua gatta non abbandonava mai il suo letto.
Ho visto delle bellissime foto in bianco e nero scattate da Fosco Maraini nel 1948 in cui si vede lui, con alti stivali, un cappotto di
L’amore di Giuseppe Tucci verso il Tibet non si esaurì con l’avanzare degli anni e anche se si dedicò all’archeologia – un po’ perché era la continuazione naturale del suo interesse per la ricostruzione storica e un po’ perché questa sua nuova attività lo divertiva moltissimo – non abbandonò mai gli studi tibetani.