La religiosità tibetana era caratterizzata da un mondo di segni e simboli, che ornavano sia gli oggetti sacri sia quelli più comuni. Per questo Tucci riportò dalle sue spedizioni alcuni oggetti di artigianato di ottima fattura.
Un motivo ornamentale classico erano gli otto simboli fausti, ereditati dall’India: i due pesci, il fiore di loto, il vaso contenente l’acqua benedetta, la conchiglia, la ruota della Legge, simbolo del Buddhismo, lo stendardo, l’ombrello e lo srīvatsa, un segno distintivo portafortuna fatto solitamente di un intreccio di peli sul petto che rappresenta il nodo senza fine.
Gli otto segni potevano essere rappresentati staccati o tutti insieme. Qui vedete come venivano raffigurati, e questa è la spiegazione dello srīvatsa(sanscrito) o dpal be’u (tibetano):

Il nostro Tucci si sposò tre volte. Il 19 aprile 1920, per volere del padre, sposò a Spoleto Rosa De Benedetti, senza averla mai conosciuta prima. Nello stesso anno sembra che imparò il tibetano, di cui venne ben presto uno dei massimi esperti del mondo.
Nel bellissimo paesaggio di