Il Nepal agli occhi di Tucci 0

boh, domenica 26 ottobre 2008

NepalTucci compì due spedizioni nel Nepal occidentale, nel 1952 e nel 1954. Entrambe, nel tratto delle risaie, furono particolarmente difficili per il clima insalubre e la gente. I nepalesi erano più tristi dei tibetani e il paese era chiuso, impenetrabile, senza alcuna libertà civile, governato col terrore e ancora in condizioni medievali.

Al tempo il paese era dominato dalla dispotica famiglia del primo ministro Rana, che non aveva costruito strade e ponti, chiudendo i confini, in modo che gli inglesi non l'invadessero - il Nepal non fu mai soggetto alla Corona britannica -- e i nepalesi non sapessero in che misere condizioni vivevano.

Così racconta Tucci in Tra giungle e pagode (1953), il resoconto della spedizione del 1952:

Il Nepal è dunque uno dei paesi più vari e complessi dell’Asia: ricco di colore ma anche di dolore. Sotto la vivacità dei vestiti e l’allegria chiassosa dei bazar si cela come un’angoscia, il presagio di un malfido corruccio della natura; l’avverti in ogni simbolo o forma. Sotto il sorriso e lo splendore delle cupole dorate dei templi incupisce la mole rossiccia delle cappelle senza finestre, impenetrabili: le porte non aprono un mistero ma lo difendono.

Sempre il Tibet, grande amore 0

boh, lunedì 17 marzo 2008

Tucci in molte opere dichiarò il suo amore per il Tibet, anche in Tra giungle e pagode, dove narra la spedizione del 1952 nella regione semi-inesplorata del Mustang, nel Nepal occidentale, di cultura tibetana:

Qui l’immensità degli spazi annulla: si capisce come i Tibetani abbiano accettato con tanta adesione la metafisica del Grande Veicolo che l’uomo e le cose riduce al sogno di un’ombra: che è l’uomo su questi pianori che fuggono oltre l’orizzonte, in queste solitudini cosmiche, fra queste vastità, dove anche le montagne sembrano piccoli poggi?

Un cultura che è stata sistematicamente repressa, offesa e umiliata dalla Repubblica popolare cinese, sin dall'annessione del Tibet nel 1949 e poi con l'occupazione del 1959 e la rivolta di Lhasa.

Oggi, per Tucci e per tutti noi, è un grande giorno di lutto. A mezzanotte scade l'ultimatum ai tibetani in rivolta.Temo una nuova Tiananmen.