La rivolta di Lhasa, 10 marzo 1959 - 10 marzo 2009 10

boh, lunedì 09 marzo 2009

ragazzi tibetani

Domani i buddhisti di tutto il mondo (chi sa, forse anche quelli in Cina) festeggeranno la Rivolta di Lhasa, avvenuta esattamente 50 anni fa.

Il 10 marzo 1959 il risentimento dei tibetani, dal 1950 sotto il giogo della repressione cinese, sfociò in un’aperta rivolta popolare. L’esercito di Pechino stroncò la rivolta nel sangue: 87.000 civili tibetani furono uccisi e migliaia furono incarcerati.

Il Dalai Lama, non senza soddisfazione da parte della Cina, fu costretto a lasciare il Tibet e chiese asilo politico all'India. Tuttora risiede a Dharamsala.

Stranamente, lui e i suoi uomini passarono la frontiera indisturbati: la Cina si era finalmente sbarazzata del capo carismatico, del detentore del sommo potere politico, e in parte religioso -- non è l'unico sommo lama, dato che vi sono quattro scuole principali e innumerevoli scuole minori di buddhismo tibetano -- e del simbolo stesso del popolo del Tibet.
Del simbolo dei popoli oppressi di tutto il mondo.

Per ricordare la rivolta, la Comunità Iibetana in Italia ha organizzato per domani due manifestazioni, una nazionale a Roma con una fiaccolata e una a Milano, con una conferenza, a cui parteciperà un ex partigiano tibetano, Reting Tempa Tsering, la CISL Lombardia e la CISL di Milano, e la proiezione di un video. Quello che vogliono è solo che in Tibet torni la pace.

Manifestazione nazionale a Roma
15.00 – 18.00: Sit in davanti a piazza Montecitorio, Musica e Preghiera dei monaci tibetani 18. 30 – 20.00: La fiaccolata silenziosa da piazza Venezia alla piazza Colosseo. Preghiera dei monaci dedicata alla pace in Tibet. Per maggiore info contattare3287438279

Manifestazione di Milano
Martedì 10 Marzo , alle ore 17,00 presso la Scuola Edile Milanese (ESEM) di Via Newton 3 - poco fuori Milano. Interventi di: Reting Tempa Tsering, ex partigiano tibetano, e di esponenti delle Associazioni e dei Gruppi che hanno aderito alla manifestazione Al termine verrà proposto in anteprima il video "In Marcia verso il Tibet -II Parte" di P. Verni e K. Chukey.

Roma e Venezia onorano il Dalai Lama, ma chi sa cosa farebbe Tucci 11

boh, lunedì 09 febbraio 2009

Dalai LamaIl Dalai Lama arriverà a Roma l’8 febbraio 2009, prima tappa della sua visita in Europa, per poi andare a Venezia. Riceverà la Cittadinanza onoraria da entrambe le città.

La cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria a Sua Santità avrà luogo a Roma a Piazza del Campidoglio, lunedì 9 febbraio alle ore 14:00.

La Cina e il significato del Giochi olimpici di Beijing a livello internazionale 0

boh, sabato 23 agosto 2008

OlimpiadiDomani, 24 agosto 2008, per la chiusura dei giochi, o dopodomani -- della data non sono assolutamente certa perché quando si deciderà sarò in vacanza per qualche giorno -- dovrebbe essere pubblicato nella pagina degli Esteri del Il Giornale un mio articolo sul significato e le ricadute internazionali dei Giochi olimpici di Beijing. Ne hanno parlato in tanti, ma non sempre approfonditamente.

Se lo leggete ditemi cosa ne pensate della mia analisi. Tucci, che tanto amò il Tibet, dopo che fu annesso dalla Cina, quando l'IsMEO stava per aprire un canale di diplomazia ufficiosa con la Repubblica popolare cinese, non incontrò neanche il Dalai Lama, quando nel 1956 venne a Roma: perché la Cina si stava già profilando come una grande potenza.

Ed ora, con l'enorme sviluppo economico che sta avendo, lo è sempre di più.

Incontro a Fabriano: La politica della Cina e i diritti umani dei tibetani 2

boh, giovedì 05 giugno 2008

Dalai LamaDomani mattina a Fabriano, nelle Marche (dove nacque Tucci), Enrica Garzilli e l’artista Roberto Moschini parleranno su La politica della Cina e i diritti umani dei tibetani.

L'incontro comincerà con la proiezione di alcuni spezzoni del film Kundun, poi io parlerò della Cina nello scacchiere geopolitoco mondiale e della vecchia questione sino-tibetana, Moschini racconterà lla sua esperienza con il governo cinese, un'ora e mezza sarà dedicata alla discussione e alle domande.

Quando: Sabato 7 Giugno
Ore: 9:00
Dove: Fabriano, Sala delle Assemblee - Sede generale della Cassa di Risparmio di Fabriano e di Cupramontana, via Don Riganelli 36

Tucci, buddhista, non va a far visita al Dalai Lama a Roma 11

boh, sabato 22 marzo 2008

Dalai LamaTucci si prefessò più volte buddhista e chiamò l'unico figlio Ananda Maria. Ananda è infatti il nome del discepolo prediletto del Buddha.

Quando il Dalai Lama, S. S. Tenzin Gyatso, venne a Roma nel 1956 e incontrò il Papa, Tucci non andò però a fargli visita, sebbene lo avesse conosciuto e a Lhasa e fosse stato ospitato nella capitale per 15 giorni. Scrisse una lunga lettera su Il Tempo l’8 ottobre 1956,

[...] confermo ancora che io sono sinceramente Buddhista nel senso però che io seguo e cerco di rivivere in me le parole del Maestro nella loro semplicità originale, spoglie dalle architetture religiose speculative logiche e gnostiche che, nel corso del tempo, le hanno travisate e distorte. Pertanto sempre profondamente rispettoso delle opinioni delle persone che fanno testimonio della sincerità della propria fede, io non credo in Dio, non credo nell’anima, non credo in nessuna Chiesa ma in tre principi soltanto: retto pensiero, retta parola, retta azione, semplici a dirsi, difficilissimi a mettere in pratica con coraggio senza cedimenti, senza l’umiliazione del compromesso o gli indegni calcoli del vantaggio e dell’utile.

Secca e precisa la riposta dell’anonimo giornalista de Il Tempo. Meriterebbe di essere riportata per intero perché getta luce sul comportamento del grande studioso in occasione della visita: il “maoista” Tucci non offrì a Sua Santità neanche una tazza di tè, magari non zuccherata, anzi, non lo incontrò nemmeno!

Forse perché il Dalai Lama era un re in disgrazia, a tutti gli effetti costretto a fuggire dal suo paese, senza alcun potere, e vederlo sarebbe stato un atto di scortesia verso la Cina. La professione di adesione al buddhismo di Tucci, poi, dice il giornalista, è del tutto gratuita: la questione non era mai stata mai sollevata...

Il Tibet oggi e la marcia dei tibetani in esilio 5

boh, mercoledì 12 marzo 2008

Mi chiedo cosa avrebbe pensato Tucci dei disastri che ha compiuto la Cina sul suo amato Tibet e della marcia dei tibetani in esilio, per rientrare in possesso della loro terra , che è cominciata il 10 marzo a Dharamsala e finirà al confine con la Cina. Noi, con i nostri blog, la seguiremo.

Appoggiamo tutti la causa della liberazione del Tibet dalla Cina e il ritorno dei tibetani in esilio.

I partecipanti sperano di poter raggiungere il confine del Tibet alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. Due sono i momenti storici che vogliono ricordare: le prossime Olimpiadi e i 50 anni della rivolta del Tibet del marzo 1959 contro l'occupazione cinese.

Il governo cinese, che ha escluso la Tibetan Autonomous Region (circa metà dell'ex Tibet) dai giochi, viene accusato di usare le Olimpiadi come piattaforma per ottenere il riconoscimento come leader globale e promuovere la propaganda contro il Tibet. Bejing vede insomma questo momento come un'opportunità per legittimare il suo dominio.

Nello spirito della rivolta del 1959, per difendere il Dalai Lama, e in memoria dei tibetani che hanno sacrificato la loro vita per l'indipendenza, è stato anche dichiarato l'inizio del Tibetan People’s Uprising Movement (una rivolta pacifica, ovviamente). Queste sono le richieste che fanno alla Cina.

Rircordo che oltre 1.000.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell'occupazione e l'annessione del Tibet da parte della Cina nel 1958, Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d'origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per "colonizzare" le rozze province teocratiche. E' stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d'arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

A ispirare la Marcia del ritorno in Tibet è stata la Marcia del sale di Gandhi, cominciata il 12 marzo 1930, che fu assolutamente non violenta e fu fatta per sfidare l’impero britannico, che aveva imposto la tassa sul sale. La Marcia del ritorno in Tibet è fatta con la stessa intenzione, quella di sfidare la Repubblica popolare cinese.

Fosco Maraini sulla mancata visita di Tucci al Dalai Lama 2

boh, martedì 11 dicembre 2007

S. S. Dalai LamaQuesti giorni si è parlato moltissimo della visita di S.S. il XIV Dalai Lama in Italia, di chi l'ha incontrato e di chi non l'ha voluto incontrare e ha finto che fosse venuto dall'India un personaggio qualsiasi, di chi l'ha incontrato, e magari anche con tutti gli onori, ma solo perché è Nobel per la Pace. Tucci conobbe il presente Dalai Lama, Tenzin Gyatso, quando questi aveva circa 12 anni. Tucci stava compiendo l'ultima esplorazione del Tibet. Era il 1948.

Purtroppo, però, probabilmente per non guastare i rapporti con la Cina, che aveva faticosamente cucito, quando nel 1959 il Dalai Lama venne a Roma Tucci non andò a incontrarlo.
Ecco quello che ne dice Fosco Maraini in Segreto Tibet (che linko dal portale della Cina), parlando del carattere di Tucci e della mancata visita:

[…]Torna così a ripresentarsi il dubbio d’essere al cospetto d’un cervello stupendo,

Tucci, Maraini, Mele e Moise e il mistero di Lhasa 8

boh, venerdì 15 settembre 2006

TibetMi è stato chiesto ancora, nel commento, perché Tucci e Maraini non si sopportassero.

Faccio quindi un elenco delle ragioni:

1) gli allievi che lo amarono dicono che fosse per una donna, forse la bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal
2) i (pochi) allievi che non lo amarono dicono che fosse per alcuni scritti
3) Maraini mi disse semplicemente che Tucci era geloso di lui, del suo successo -- ma non era per Segreto Tibet, perché fu pubblicato nel 1951, dopo la spedizione tibetana di Tucci del 1948, quella in cui Maraini fu lasciato indietro. Per questo Maraini sarebbe stato volontariamente escluso dal Tibet.

In realtà, Tucci portò Maraini con sé come fotografo nella spedizione del 1937 e poi in quella del 1948, ambedue in Tibet centrale. Al tempo, per entrare nel paese c'era bisogno dei permessi dei britannici e dei tibetani, e il Potala, la sede religiosa e amministrativa dello stato, era una cittadella proibita nella città proibita di Lhasa.

Mistero svelato: Fosco Maraini e Tucci non si sopportavano perché... 24

boh, venerdì 18 agosto 2006

Pema (c) tibet.itE' noto che Maraini e Tucci non si sopportassero. La causa? Per anni è stato detto che ci fossero motivi letterari, poi Fosco stesso ha detto che era in parte dovuto alla lotta per conquistarsi il cuore della bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal (nella foto a sinistra).
Ma io so il vero perché gliel'ho chiesto, l'ho sentito e registrato con la cinepresa, e ho visto anche come me lo ha detto, con che voce, con che occhi.

Maraini ha scritto nel 1951 in Segreto Tibet, il suo libro più famoso, che Tucci fu l’unico fra tutti i partecipanti della spedizione del 1948 a fingersi buddhista, per avere il permesso di entrare a Lhasa da solo. In effetti, ci andò col suo medico Regolo Moise e un fotografo, Pietro Mele, lasciandosi indietro il resto della carovana e l'assistente fotografo Fosco Maraini, che era il vero fotografo. Di Mele, pur ottimo fotografo, Maraini ha detto che fosse stato portato perché aveva in parte finanziato la spedizione.

Sette anni in Tibet di Harrer e il viaggio a Lhasa di Tucci 0

boh, mercoledì 28 giugno 2006

Sorpresi in territorio indiano dallo scoppio della guerra (il 3 settembre), Peter Aufschneiter e Heinrich Harrer, campione nei giochi olimpici del 1936, furono internati in un campo di concentramento britannico. Evasi nel 1944, dopo molte peripezie raggiunsero il Tibet, dove ottennero asilo. Harrer non ebbe Tucci in simpatia, nonostante la comune amicizia con Aufschneiter.

Nel 1952 Harrer pubblicò Sieben Jahre in Tibet; mein Leben am Hofe des Dalai Lama (Sette anni in Tibet; la mia vita alla corte del Dalai Lama), dove racconta il suo incontro con Tucci a Lhasa nel 1948. Harrer non guarda “il Professore? con occhi benevoli. Eppure, secondo lui

era riconosciuto come la massima autorità nel campo della storia e della civilizzazione del Tibet... [che] meravigliava sempre i cinesi, i nepalesi, gli indù e i tibetani per la profonda conoscenza della storia dei loro paesi

Infatti, durante un invito alla corte del Dalai Lama, stavano discutendo sulla forma della terra e Harrer sosteneva che era sferica, contro l’opinione corrente che diceva invece che era piatta – come, d’altronde, sostiene tutta la cosmogonia induista, buddhista e jainista. Dopo aver quasi convinto gli anfitrioni tibetani con le sue argomentazioni Harrer chiese, a maggior conferma, il parere di Tucci, che sostenne che un giorno forse si sarebbe scoperto che la terra era piatta, dato che la scienza era in continua trasformazione!

La differenza di opinione fu accolta con malcelata ironia dai tibetani perché tutti sapevano che Harrer insegnava anche geografia: e Tucci uscì dal dibattito scientifico vittorioso.