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Nel Tibet ignoto

giovedì 11 marzo 2010

Tucci scriveva nel 1937, dopo la quinta spedizione in Tibet:

[...] delle tempeste politiche che hanno infuriato all’intorno, qui non è arrivata neppure l’eco: imperi sono crollati, altri ne sono sorti con... continua

La modesta Italietta provinciale guarda all'Asia

giovedì 25 febbraio 2010

Per capire perché Mussolini finanziò lautamnente le esplorazioni in Asia di Tucci basta ripensare alle parole che scrisse Gentile nel 1937:

L’Italia, ormai all’avanguardia di questa Europa conscia della sua provvidenziale missione, da che il Fascismo, creando l’Impero,... continua

Piccinini sulla biblioteca comunale di Milano a Palazzo Sormani

lunedì 09 novembre 2009

centurioniIl conte Parassitele Piccini, ricco benefattore milanese amico di Tucci, dal 1937 al 1943 fu membro della Commissione di vigilanza e di consulenza di quella che era la Biblioteca Civica della Città di Milano, ora Biblioteca comunale a Palazzo Sormani.... continua

Tucci e i ministeri fascisti

martedì 17 febbraio 2009

MussoliniTucci ebbe a che fare tutta la vita con i vari ministri della Pubblica istruzione, che gli dovevano concedere il permesso di assentarsi dall'insegnamento per mesi e mesi, per dedicarsi alle missioni scientifiche.

Nel 1929 il Ministero della Pubblica istruzione divenne Ministero dell'Educazione nazionale, un nome certo più adatto ai nuovi compiti della "nazione operante", come la chiamò Mussolini. ... continua

Il viaggio lento di Tucci

martedì 14 ottobre 2008

Sutlej ValleyTucci spiega in Santi e briganti nel Tibet ignoto (1937), in uno dei suoi motivi ricorrenti peculiari, il suo amore per il viaggio lento, a piedi o a cavallo, e per la vita libera dei nomadi. Certo non amava gli hotel comodi ma chiassosi, gli aerei e i treni, ma il contatto diretto con la natura.

Erano ormai nella valle della Sutlej che scorreva «tumultuante e precipitosa» in fondo all’abisso. Alla loro destra la Spiti vi si gettava fragorosa, aprendosi un varco attraverso una ciclopica fenditura della roccia.

Ci volgiamo indietro, quasi per dare un addio alla strada percorsa, così come si saluta una persona cara: la vita di carovana abitua a questo amore della strada. Quel lento e guardingo camminare, quel faticoso avanzare e conquistare vette e tentare discese dànno un senso di intima solidarietà col paese. Ne ricordiamo i particolari, gli orrori e il fascino: la civiltà di ci regala la velocità, ma ci distacca da questo contatto immediato con la natura; la macchina ci porta e ci rapisce quasi e il paese fugge di fronte a noi prima che abbiamo potuto fissarne le impressioni e presto vanisce e si perde come un sogno lontano.

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