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Per chi ama l'Oriente

martedì 11 novembre 2008

tangkaE' davvero bel blog Thais blog, che parla di arte orientale ma anche di come pulire i mobili che vengono dall'Est, di aste, di calligrafia, di prelibatezze culinarie come gli scorpioni, di come riconoscere le antiche porcellane cinesi e di molto altro.

E' un blog che da ogni pagina trasuda ed emana la passione per quello che l'autore fa, cioè il mercante d'arte, il collezionista e l'imbonitore di aste.

Leggete per esempio questo post sulle tangka. Queste sono opere religiose buddhiste dipinte su tela, ... continua

La morte per Tucci

domenica 02 novembre 2008

sleeping BuddhaTucci fece scrivere nel suo annuncio funebre che si era dissolto nella luce suprema. Di sé, evidentemente, pensava che con la sua vita e la sua opera si fosse emancipato dalla catena karmica delle rinascite di corpo in corpo, di spoglia mortale in spoglia mortale, e avesse raggiunto l’Illuminazione arrivando al paranirvāṇa, acquisendo la perfezione del Buddha, lo stato di Buddha stesso.

Che ci fosse un tantinello di presunzione in tutto questo?

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Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - IV

sabato 13 settembre 2008

MaitreyaVicino a Mustang c’erano due templi. Quello di Tugcen stava per crollare e Tucci si fece copiare le iscrizioni degli affreschi che ricordavano il re e i nobili che lo avevano commissionato, i nomi dei pittori e il contenuto.

L’altro tempio era dedicato a Maitreya (di cui sopra vedete un'immagine). Era a due piani, ma quello superiore era in completa rovina. Nella sala degli affreschi, eseguiti dagli stessi pittori e nello stesso periodo del tempio precedente, dal soffitto stillava acqua che anneriva e cancellava tutto e ampie crepe fendevano minacciose i muri. Fu una fortuna che arrivassero appena in tempo a testimoniare questi due insigni monumenti del miglior periodo di Mustang, prima che scomparissero.

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Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - III

venerdì 12 settembre 2008

NamgyalA occidente di Mustang, nel Nepal occidentale, c’era il monastero fortificato di Namgyal. C’erano rimaste solo delle cappelle e delle sale con alcune tracce di pitture, la sala delle adunanze dei monaci con gli affreschi dei cinque Buddha supremi e un mcod’ rten in bronzo dorato, un tempietto nel quale stavano assise le immagini in terracotta dei lama della setta Sakyapa e, in ultimo, un magazzino delle statue sottratte alle rovine. Ovunque, la setta Sakya prevaleva.

Sin dagli inizi il compito di questo monastero fu quello di assistere i Dalai Lama che si susseguirono nelle loro attività religiose pubbliche e di officiare le cerimonie rituali per il benessere del Tibet. La particolarità di questo monastero era quella di essere non settario e di mantenere sia gli insegnamenti che le pratiche religiose di tutte le quattro principali scuole del Buddhismo tibetano.

Quando il XIV Dalai Lama fuggì dal Tibet per l'invasione cinese, fu accompagnato da cinquantacinque monaci di Namgyal, che fu rifondato appena fuori la nuova residenza di Sua santità a Dharamsala e nel quale furono preservate le tradizioni artistiche e culturali del Tibet.

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Non si può dire che Tucci fosse un buddhista osservante..

lunedì 01 settembre 2008

Buddhist monksQuando gli chiedevano a Tucci come mai fosse diventato buddhista, lui rispondeva che probabilmente tutto questo era dovuto a una sua vita precedente.

Interpretò però il buddhismo in modo sui generis. Infatti, vi sono cinque precetti obbligatori per monaci e per laici, per i maschi e per le femmine di qualsiasi scuola, a cui ognuno si deve attenere in modo rigoroso – ma vedremo che Tucci non li rispettò tutti appieno:

    1. Non uccidere alcun essere vivente
    1. Non rubare
    1. Non abbandonarsi alla lussuria
    1. Non mentire o ingannare il prossimo
    1. Non far uso di sostanze inebrianti
  • Vi sono altri cinque precetti facoltativi, fra cui quello di astenersi da onori e cariche pubbliche, che sarebbe bene osservare. In realtà Tucci ricevette un numero impressionante di onorificenze, medaglie e lauree ad honorem.

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    Tucci e l'amore

    sabato 02 agosto 2008

    SpoletoNel 19 aprile 1920 Tucci sposò a Spoleto Rosa de Benedetti. Fu un matrimonio combinato e non si erano mai visti prima. Gli dette il suo unico figlio, chiamato come il cugino e discepolo preferito del Buddha, Ananda Maria.

    Nel 1925 però Tucci sbarcò al porto di Bombay con la sua nuova fiamma, Giulia Nuvoloni, una studiosa che presentava a tutti come moglie.

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    Quello che ha detto Buddha

    domenica 20 luglio 2008

    BuddhaSappiamo che Tucci fu buddhista. Più che una religione, il Buddhismo è una dottrina morale e una disciplina etica fondata sulla teoria della trasmigrazione delle anime.

    Contempla però una visione globale di tutto il vivere e di tutto l'universo, incluso la cosmologia, la cosmogonia, la mitologia, come si deve vivere, come ci si deve comportare, qual'è il retto pensiero e la retta intenzione, come comportarsi con gli uomini e con gli animali e così via, e per questo è una religione nel senso più ampio del termine: perché guida in ogni circostanza della vita.

    Oltre cinquecento anni prima di Cristo il principe degli Śākya constatò che la vita porta invariabilmente con sé il dolore dovuto all’allontanamento e al distacco dalle persone, dagli oggetti che amiamo e dagli stessi desideri, o il dolore dell’unione con ciò che non ci piace, il dolore della malattia e quello della morte. L’essenza della vita è il dolore. Così cercò un mezzo per non soffrire più e non rinascere a una nuova vita, con il suo nuovo carico di sofferenze sempre uguali.

    Un giorno, mentre sedeva in meditazione sotto un albero, capì che la realtà del mondo è illusoria e solo il distacco da tutto, i sentimenti, le persone, gli oggetti e i nostri stessi desideri delle persone e degli oggetti, avrebbe permesso all’uomo di non soffrire e, quindi, di non rinascere: aveva raggiunto l’Illuminazione. Da allora venne chiamato Buddha, che in sanscrito significa «svegliato»: si era destato alla realtà vera, uscendo dal sonno dell’ignoranza.

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    Gli otto segni di buon auspicio del Tibet

    venerdì 11 luglio 2008

    nodo senza fineLa religiosità tibetana era caratterizzata da un mondo di segni e simboli, che ornavano sia gli oggetti sacri sia quelli più comuni. Per questo Tucci riportò dalle sue spedizioni alcuni oggetti di artigianato di ottima fattura.

    Un motivo ornamentale classico erano gli otto simboli fausti, ereditati dall’India: i due pesci, il fiore di loto, il vaso contenente l’acqua benedetta, la conchiglia, la ruota della Legge, simbolo del Buddhismo, lo stendardo, l’ombrello e lo srīvatsa, un segno distintivo portafortuna fatto solitamente di un intreccio di peli sul petto che rappresenta il nodo senza fine.

    Gli otto segni potevano essere rappresentati staccati o tutti insieme. Qui vedete come venivano raffigurati, e questa è la spiegazione dello srīvatsa(sanscrito) o dpal be’u (tibetano):... continua

    Giuseppe Tucci e l'Asiatica Association al PublishingCamp di Milano

    lunedì 23 giugno 2008

    Buddha readingAll’illusorietà di questo mondo, alle mille trappole che la rete di Māyā, il principio d'illusione che fa prendere per vero quello che vero non è, tende all’uomo, Tucci ha opposto la regola del lavoro, l’etica della ricerca e della disciplina incessante, la realizzazione di un progetto e di una rete di idee, il raggiungimento di una vetta, senza riposo, da quando era ragazzo fin quasi ai novant’anni.

    Realizzò così, con la sua stessa esistenza, le ultime parole del Buddha:

    Tutto è vano, sforzatevi senza tregua.

    E' per questo che porterò questo blog su Tucci e il lavoro che sto facendo da anni negli archivi del Ministero degli Affari Esteri e dell'Archivio Centrale dello Stato al prossimo barcamp di Milano, il PublishingCamp. Sto cercando di ricostruire degli aspetti inediti della politica in Asia di Mussolini.

    E porterò anche l'Asiatica Association onlus, che riaprirà fra poco dopo un lungo periodo di inattività con nuove pagine e nuove persone: perché pubblica le prime riviste online del mondo (dal 1995) e perché tramite essa abbiamo cominciato a produrre libri, la raccolta degli articoli pubblicati, editi e rilegati nelle riviste.

    Sono due esempi di publishing molto diversi ma ambedue richiedono di adattarsi ai diversi supporti, Web e carta, al diverso pubblico, alle diverse esigenze: questo è un blog di omaggio e di riflessione su di un personaggio e la sua epoca per un pubblico colto italiano mentre le riviste sono accademiche, in inglese per un pubblico di studiosi internazionali.

    Spero di avere da voi idee, commenti, suggerimenti sia tecnici, sull'usabilità e la diffusione dei prodotti, sia sui contenuti e il modo di porgerli. Perché un libro, una rivista, un articolo, un video, un podcast e così via, ogni tipo di supporto mediatico e per pubblicare, se non hanno il riscontro reale dei lettori non sono niente.

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    Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - I

    venerdì 02 maggio 2008

    N La spedizione arrivò nella capitale della regione del Mustang, all’estremo confine col Tibet. La marcia era stata difficile per la mancanza di strade e per il freddo pungente, ma era stata molto più facile e sicura della strada da Kathmandu a Pokhara che si snodava infida fra l’acqua calda delle risaie che nutriva piattole, zanzare e miasmi malsani.

    Le case erano tutte addossate le une alle altre e all’apparenza era tutto un po’ squallido: ma Mustang era ricca perché era una città di frontiera, piena di mercanti che scendevano dal Tibet.

    Il castello era franato da due anni e il re era andato ad abitare nel feudo di Tenkar. In tutto il Tibet si accoglieva l’ospite con doni: un cosciotto di montone, delle preziose uova o delle rarissime verdure. Ma il re di Mustang non si fece vivo. Allora Tucci gli mandò per mezzo dei carovanieri i doni che gli aveva destinato. Il re capì e si dette un gran daffare per rimediare alla scortesia. Tucci voleva solo dargli una lezione! ... continua