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Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - III

venerdì 12 settembre 2008

NamgyalA occidente di Mustang, nel Nepal occidentale, c’era il monastero fortificato di Namgyal. C’erano rimaste solo delle cappelle e delle sale con alcune tracce di pitture, la sala delle adunanze dei monaci con gli affreschi dei cinque Buddha supremi e un mcod’ rten in bronzo dorato, un tempietto nel quale stavano assise le immagini in terracotta dei lama della setta Sakyapa e, in ultimo, un magazzino delle statue sottratte alle rovine. Ovunque, la setta Sakya prevaleva.

Sin dagli inizi il compito di questo monastero fu quello di assistere i Dalai Lama che si susseguirono nelle loro attività religiose pubbliche e di officiare le cerimonie rituali per il benessere del Tibet. La particolarità di questo monastero era quella di essere non settario e di mantenere sia gli insegnamenti che le pratiche religiose di tutte le quattro principali scuole del Buddhismo tibetano.

Quando il XIV Dalai Lama fuggì dal Tibet per l'invasione cinese, fu accompagnato da cinquantacinque monaci di Namgyal, che fu rifondato appena fuori la nuova residenza di Sua santità a Dharamsala e nel quale furono preservate le tradizioni artistiche e culturali del Tibet.

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La Cina e il significato del Giochi olimpici di Beijing a livello internazionale

sabato 23 agosto 2008

OlimpiadiDomani, 24 agosto 2008, per la chiusura dei giochi, o dopodomani -- della data non sono assolutamente certa perché quando si deciderà sarò in vacanza per qualche giorno -- dovrebbe essere pubblicato nella pagina degli Esteri del Il Giornale un mio articolo sul significato e le ricadute internazionali dei Giochi olimpici di Beijing. Ne hanno parlato in tanti, ma non sempre approfonditamente.

Se lo leggete ditemi cosa ne pensate della mia analisi. Tucci, che tanto amò il Tibet, dopo che fu annesso dalla Cina, quando l'IsMEO stava per aprire un canale di diplomazia ufficiosa con la Repubblica popolare cinese, non incontrò neanche il Dalai Lama, quando nel 1956 venne a Roma: perché la Cina si stava già profilando come una grande potenza.

Ed ora, con l'enorme sviluppo economico che sta avendo, lo è sempre di più.

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La spedizione Tucci del 1939 in Tibet centrale: il monastero di Sakya

mercoledì 20 agosto 2008

TibetTucci partì per una spedizione nel Tibet centrale nel giugno-ottobre del 1939. Questo è un brano tratto da Santi e birganti nel Tibet ignoto (1937), che in appendice ne parla brevemente, e parla dell'importante monastero di Sakya:

Si arriva così a Sakya, che adesso principalmente consiste di grandi monasteri e di un piccolo villaggio. Sakya vuol dire «terra pallida» e deve il suo nome al color delle rocce della montagna sovrastanti il luogo. C’è un piccolo mercato: la popolazione è specialmente rappresentata dai monaci congregati in una setta particolare chiamata Sa-kya-pa dal nome del luogo. Sakya è un principato con a capo un gran Lama che è suprema autorità religiosa e politica.

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Incontro a Fabriano: La politica della Cina e i diritti umani dei tibetani

giovedì 05 giugno 2008

Dalai LamaDomani mattina a Fabriano, nelle Marche (dove nacque Tucci), Enrica Garzilli e l’artista Roberto Moschini parleranno su La politica della Cina e i diritti umani dei tibetani.

L'incontro comincerà con la proiezione di alcuni spezzoni del film Kundun, poi io parlerò della Cina nello scacchiere geopolitoco mondiale e della vecchia questione sino-tibetana, Moschini racconterà lla sua esperienza con il governo cinese, un'ora e mezza sarà dedicata alla discussione e alle domande.

Quando: Sabato 7 Giugno
Ore: 9:00
Dove: Fabriano, Sala delle Assemblee - Sede generale della Cassa di Risparmio di Fabriano e di Cupramontana, via Don Riganelli 36

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Tucci e la spedizione in Nepal del 1952 - I

venerdì 02 maggio 2008

N La spedizione arrivò nella capitale della regione del Mustang, all’estremo confine col Tibet. La marcia era stata difficile per la mancanza di strade e per il freddo pungente, ma era stata molto più facile e sicura della strada da Kathmandu a Pokhara che si snodava infida fra l’acqua calda delle risaie che nutriva piattole, zanzare e miasmi malsani.

Le case erano tutte addossate le une alle altre e all’apparenza era tutto un po’ squallido: ma Mustang era ricca perché era una città di frontiera, piena di mercanti che scendevano dal Tibet.

Il castello era franato da due anni e il re era andato ad abitare nel feudo di Tenkar. In tutto il Tibet si accoglieva l’ospite con doni: un cosciotto di montone, delle preziose uova o delle rarissime verdure. Ma il re di Mustang non si fece vivo. Allora Tucci gli mandò per mezzo dei carovanieri i doni che gli aveva destinato. Il re capì e si dette un gran daffare per rimediare alla scortesia. Tucci voleva solo dargli una lezione! ... continua

Giuseppe Tucci e Giulio Andreotti, un rapporto lungo quasi quarant'anni

sabato 05 aprile 2008

Ero da poco Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (1947-1948), quando conobbi il Professor Tucci e rimasi affascinato dall’entusiasmo con il quale presentava la spedizione scientifica nel Tibet come segno di continuità italiana nelle cose serie. Poco dopo uscì la magnifica pubblicazione sulla pittura tibetana, che fu un altro segno di ripresa qualitativa nel campo artistico e culturale (oltre che grafico).

Questo è uno stralcio del Ricordo di Giuseppe Tucci che Giulio Andreotti lesse in Senato il 28 giugno 1993. Tucci e Andreotti furono amici e corrisposero fino alla morte del maestro. Certo, amici per quanto lo potesse essere uno scienziato famoso, che nel 1947 aveva 53 anni ed era a perenne caccia di soldi per le sue esplorazioni, e un politico giovanissimo, che al tempo aveva solo 28 anni ed era già vicepresidente del Consiglio, era già molto influente e di soldi era in grado di erogarne parecchi.

Andreotti capì subito il valore dello scienzatto e gli finanziò la spedizione nel Tibet del 1948, quando Tucci ragiunse Lhasa e incrontrò il Dalai Lama.

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Tucci, buddhista, non va a far visita al Dalai Lama a Roma

sabato 22 marzo 2008

Dalai LamaTucci si prefessò più volte buddhista e chiamò l'unico figlio Ananda Maria. Ananda è infatti il nome del discepolo prediletto del Buddha.

Quando il Dalai Lama, S. S. Tenzin Gyatso, venne a Roma nel 1956 e incontrò il Papa, Tucci non andò però a fargli visita, sebbene lo avesse conosciuto e a Lhasa e fosse stato ospitato nella capitale per 15 giorni. Scrisse una lunga lettera su Il Tempo l’8 ottobre 1956,

[...] confermo ancora che io sono sinceramente Buddhista nel senso però che io seguo e cerco di rivivere in me le parole del Maestro nella loro semplicità originale, spoglie dalle architetture religiose speculative logiche e gnostiche che, nel corso del tempo, le hanno travisate e distorte. Pertanto sempre profondamente rispettoso delle opinioni delle persone che fanno testimonio della sincerità della propria fede, io non credo in Dio, non credo nell’anima, non credo in nessuna Chiesa ma in tre principi soltanto: retto pensiero, retta parola, retta azione, semplici a dirsi, difficilissimi a mettere in pratica con coraggio senza cedimenti, senza l’umiliazione del compromesso o gli indegni calcoli del vantaggio e dell’utile.

Secca e precisa la riposta dell’anonimo giornalista de Il Tempo. Meriterebbe di essere riportata per intero perché getta luce sul comportamento del grande studioso in occasione della visita: il “maoista” Tucci non offrì a Sua Santità neanche una tazza di tè, magari non zuccherata, anzi, non lo incontrò nemmeno!

Forse perché il Dalai Lama era un re in disgrazia, a tutti gli effetti costretto a fuggire dal suo paese, senza alcun potere, e vederlo sarebbe stato un atto di scortesia verso la Cina. La professione di adesione al buddhismo di Tucci, poi, dice il giornalista, è del tutto gratuita: la questione non era mai stata mai sollevata...

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Il Tibet oggi e la marcia dei tibetani in esilio

mercoledì 12 marzo 2008

Mi chiedo cosa avrebbe pensato Tucci dei disastri che ha compiuto la Cina sul suo amato Tibet e della marcia dei tibetani in esilio, per rientrare in possesso della loro terra , che è cominciata il 10 marzo a Dharamsala e finirà al confine con la Cina. Noi, con i nostri blog, la seguiremo.

Appoggiamo tutti la causa della liberazione del Tibet dalla Cina e il ritorno dei tibetani in esilio.

I partecipanti sperano di poter raggiungere il confine del Tibet alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. Due sono i momenti storici che vogliono ricordare: le prossime Olimpiadi e i 50 anni della rivolta del Tibet del marzo 1959 contro l'occupazione cinese.

Il governo cinese, che ha escluso la Tibetan Autonomous Region (circa metà dell'ex Tibet) dai giochi, viene accusato di usare le Olimpiadi come piattaforma per ottenere il riconoscimento come leader globale e promuovere la propaganda contro il Tibet. Bejing vede insomma questo momento come un'opportunità per legittimare il suo dominio.

Nello spirito della rivolta del 1959, per difendere il Dalai Lama, e in memoria dei tibetani che hanno sacrificato la loro vita per l'indipendenza, è stato anche dichiarato l'inizio del Tibetan People’s Uprising Movement (una rivolta pacifica, ovviamente). Queste sono le richieste che fanno alla Cina.

Rircordo che oltre 1.000.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell'occupazione e l'annessione del Tibet da parte della Cina nel 1958, Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d'origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per "colonizzare" le rozze province teocratiche. E' stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d'arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

A ispirare la Marcia del ritorno in Tibet è stata la Marcia del sale di Gandhi, cominciata il 12 marzo 1930, che fu assolutamente non violenta e fu fatta per sfidare l’impero britannico, che aveva imposto la tassa sul sale. La Marcia del ritorno in Tibet è fatta con la stessa intenzione, quella di sfidare la Repubblica popolare cinese.
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Fosco Maraini sulla mancata visita di Tucci al Dalai Lama

martedì 11 dicembre 2007

S. S. Dalai LamaQuesti giorni si è parlato moltissimo della visita di S.S. il XIV Dalai Lama in Italia, di chi l'ha incontrato e di chi non l'ha voluto incontrare e ha finto che fosse venuto dall'India un personaggio qualsiasi, di chi l'ha incontrato, e magari anche con tutti gli onori, ma solo perché è Nobel per la Pace. Tucci conobbe il presente Dalai Lama, Tenzin Gyatso, quando questi aveva circa 12 anni. Tucci stava compiendo l'ultima esplorazione del Tibet. Era il 1948.

Purtroppo, però, probabilmente per non guastare i rapporti con la Cina, che aveva faticosamente cucito, quando nel 1959 il Dalai Lama venne a Roma Tucci non andò a incontrarlo.
Ecco quello che ne dice Fosco Maraini in Segreto Tibet (che linko dal portale della Cina), parlando del carattere di Tucci e della mancata visita:

[…]Torna così a ripresentarsi il dubbio d’essere al cospetto d’un cervello stupendo,... continua

Tucci, Maraini, Mele e Moise e il mistero di Lhasa

venerdì 15 settembre 2006

TibetMi è stato chiesto ancora, nel commento, perché Tucci e Maraini non si sopportassero.

Faccio quindi un elenco delle ragioni:

1) gli allievi che lo amarono dicono che fosse per una donna, forse la bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal
2) i (pochi) allievi che non lo amarono dicono che fosse per alcuni scritti
3) Maraini mi disse semplicemente che Tucci era geloso di lui, del suo successo -- ma non era per Segreto Tibet, perché fu pubblicato nel 1951, dopo la spedizione tibetana di Tucci del 1948, quella in cui Maraini fu lasciato indietro. Per questo Maraini sarebbe stato volontariamente escluso dal Tibet.

In realtà, Tucci portò Maraini con sé come fotografo nella spedizione del 1937 e poi in quella del 1948, ambedue in Tibet centrale. Al tempo, per entrare nel paese c'era bisogno dei permessi dei britannici e dei tibetani, e il Potala, la sede religiosa e amministrativa dello stato, era una cittadella proibita nella città proibita di Lhasa. ... continua