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L'albero di Hirohito

mercoledì 06 febbraio 2008

pipal treeIl lettore Antimo Palumbo poco tempo fa mi ha scritto che c'è una leggenda, che viene riportata da diverse persone anziane e in diversi luoghi di Roma, che dice che nella città ci sono alberi che sono stati donati alla città durante il fascismo dall'imperatore giapponese.

Dalle sue ricerche risulta una visita di quattro giorni dell'allora ancora giovane principe Hiroito nel 1921 e di una sua donazione alla città di 50.000 lire da spendere in beneficienza. Antimo chiede:

Potrebbe essere che invece che questi alberi donati siano stati opera del rapporto di mediazioni di Tucci o Maraini con Mussolini e la città?

In effetti Tucci fu mandato dal Duce in Giappone. E' una lunga storia, ma in sintesi andò lì come rappresentante del governo fascista per intensificare i rapporti fra i due paesi.

Il Duce ha ricevuto l’Accademico d’Italia Tucci, il quale parte per il Giappone per intensificare i rapporti culturali fra i due paesi. A questo scopo il Duce ha dato opportune direttive sull’azione da svolgere.

Così si annunciava la partenza di Tucci per il paese del Sol Levante nell’articoletto «Le udienze del Duce», apparso su Il Messaggero il 21 ottobre 1936. In un articolo di due giorni dopo intitolato «La partenza dell’Accademico Tucci per l’università di Tokyo» si raccontava che Sua Eccellenza Tucci era stato salutato con manifestazioni calorose niente di meno che dall’ambasciatore giapponese e da una rappresentanza dell’ambasciata, nonché dai membri dell’IsMEO, che erano venuti tutti a incontrarlo alla stazione Termini di Roma, dove aveva preso il treno per raggiungere Brindisi e, da lì, la nave per il Giappone.

E se volete fare delle passeggiate la domenica mattina alla scoperta degli alberi condotte da
Antimo Palumbo, guardate il programma qui.

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Lo strano figlio di Tucci

lunedì 04 febbraio 2008

AnandaDalla prima moglie, Rosa, Tucci ebbe un figlio che chiamò Ananda, "gioia" o "beatitudine", come il discepolo preferito del Buddha. Secondo nome, Maria. Quando si separò dalla moglie lo tolse alla madre per affidarlo alla sua famiglia, che lo allevò ad Ancona, dove si era spostata. Sembra poi che tornasse a vivere con la madre.

Il ragazzo divenne un uomo considerato un po' strano, e strano lo fu certamente per il padre che lo voleva portare con sé a Roma -- voleva che facesse carriera -- ma non ci riuscì. Divenne medico, ma quando ho chiesto che tipo di medico fosse mi hanno risposto che era un medico che curava con metodi "poco ortodossi" (per quanto non sappia cosa voglia dire, né me lo hanno spiegato). Forse usava la medicina ayurvedica? Forse la medicina tibetana?

Certo è che Maraini disse che Tucci un giorno gli parlò delle persone senza carattere, senza personalità, che non hanno grandi ambizioni, e sembrava sconsolato. Maraini si rese conto che parlava del figlio.

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Giuseppe Tucci, le sue mogli e la bellezza delle donne

giovedì 31 gennaio 2008

Indian woman in sariIl nostro Tucci si sposò tre volte. Il 19 aprile 1920, per volere del padre, sposò a Spoleto Rosa De Benedetti, senza averla mai conosciuta prima. Nello stesso anno sembra che imparò il tibetano, di cui venne ben presto uno dei massimi esperti del mondo.

Nel novembre del 1925, però, sbarcò a Bombay, ora Mumbay, insieme alla sua nuova fiamma, Giulia Nuvoloni, e da lì intraprese il viaggio per Vishvabharati e Shantiniketan, la «dimora della pace» nel Bengala occidentale, dove stava l'ashram e la scuola internazionale di Tagore.

Probabilmente da verso la metà degli anni Quaranta lo vediamo con l'ultima e più amata donna, Francesca Bonardi, che poté sposare molti anni dopo. Di lei disse che mentre dalle altre era stato sposato, lei era l'unica che lui aveva sposato.

Fosco Maraini, però, disse che Tucci, che era un grande amante della bellezza in tutte le sue forme, apprezzava molto da vicino quella delle donne indiane...

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Wikipedia e Giuseppe Tucci

domenica 30 dicembre 2007

Parlando di Wikipedia, voglio segnalare che a Tucci su questa enciclopedia collettiva sono riservate due voci, questa in italiano e questa in inglese. Ho visto or ora che Wikipedia in inglese cita anche la mia biografia.
Su Wikipedia c'è anche la voce sul detestato compagno, il bravissimo Fosco Maraini, che cita Tucci.

Vediamo chi è così bravo da dirmi gli errori delle entry e da segnalarmeli: ci scriverò un post, anzi, lo scriveremo insieme!

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Fosco Maraini, Giuseppe Tucci, blog, copyright e Viesseux

domenica 05 novembre 2006

Rispondo qui a un lettore che mi ha commentato, Dio sa perché, e anche diverse volte, in modo molto arrabbiato, ribadendo due cose sull'uso di questo strumento pubblico di informazione e dialogo che il mio "allegro cultural-blog", come carinamente ha scritto e per cui lo ringrazio (la definizione mi piace moltissimo!):
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Tucci, Maraini, Mele e Moise e il mistero di Lhasa

venerdì 15 settembre 2006

TibetMi è stato chiesto ancora, nel commento, perché Tucci e Maraini non si sopportassero.

Faccio quindi un elenco delle ragioni:

1) gli allievi che lo amarono dicono che fosse per una donna, forse la bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal
2) i (pochi) allievi che non lo amarono dicono che fosse per alcuni scritti
3) Maraini mi disse semplicemente che Tucci era geloso di lui, del suo successo -- ma non era per Segreto Tibet, perché fu pubblicato nel 1951, dopo la spedizione tibetana di Tucci del 1948, quella in cui Maraini fu lasciato indietro. Per questo Maraini sarebbe stato volontariamente escluso dal Tibet.

In realtà, Tucci portò Maraini con sé come fotografo nella spedizione del 1937 e poi in quella del 1948, ambedue in Tibet centrale. Al tempo, per entrare nel paese c'era bisogno dei permessi dei britannici e dei tibetani, e il Potala, la sede religiosa e amministrativa dello stato, era una cittadella proibita nella città proibita di Lhasa. ... continua

Mistero svelato: Fosco Maraini e Tucci non si sopportavano perché...

venerdì 18 agosto 2006

Pema (c) tibet.itE' noto che Maraini e Tucci non si sopportassero. La causa? Per anni è stato detto che ci fossero motivi letterari, poi Fosco stesso ha detto che era in parte dovuto alla lotta per conquistarsi il cuore della bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal (nella foto a sinistra).
Ma io so il vero perché gliel'ho chiesto, l'ho sentito e registrato con la cinepresa, e ho visto anche come me lo ha detto, con che voce, con che occhi.

Maraini ha scritto nel 1951 in Segreto Tibet, il suo libro più famoso, che Tucci fu l’unico fra tutti i partecipanti della spedizione del 1948 a fingersi buddhista, per avere il permesso di entrare a Lhasa da solo. In effetti, ci andò col suo medico Regolo Moise e un fotografo, Pietro Mele, lasciandosi indietro il resto della carovana e l'assistente fotografo Fosco Maraini, che era il vero fotografo. Di Mele, pur ottimo fotografo, Maraini ha detto che fosse stato portato perché aveva in parte finanziato la spedizione.... continua

Perché Tucci e Maraini non si sopportavano?

lunedì 17 luglio 2006

Tucci si preparò a lungo per la spedizione del 1948. Il conte Nicolò Carandini, un antifascista che durante la Prima Guerra mondiale era stato ufficiale degli Alpini e nel 1944-1947 fu Ambasciatore d'Italia a Londra, riconobbe l’importanza dell’iniziativa e trasmise la richiesta al governo inglese, che a sua volta consigliò Tucci di rivolgersi direttamente al governo di Lhasa.

L'amico Sir Basil Gould, che era stato Political Officer nel Sikkim e capo di una missione che per cinque mesi 1936 risedette a Lhasa -- quando insieme a Hugh Richardson, capo della Missione Britannica in Tibet dal 1936 al 1947, e altri ufficiali fu invitato per sviluppare relazioni diplomatiche più strette fra il Governo dell’India e il Tibet -- spianò il terreno presso le autorità locali. Tucci aveva richiesto il permesso di visitare Lhasa, Samye, Yarlung e altri luoghi famosi del Tibet centrale e sud-orientale insieme a due o tre assistenti.

Nel giugno 1947 il progetto fu autorizzato ma la stagione non era propizia alla partenza e il viaggio fu rimandato agli inizi del 1948.

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Che bella Lhasa: per Tucci il Potala è un tutt'uno con la roccia...

lunedì 03 luglio 2006

PotalaNel 1948 Tucci arrivò Lhasa. La città era grande, per il Tibet di allora, era una metropoli di circa 25.000 - 30.000 abitanti piazzata a 3650 m di altitudine. Ora ne conta 100.000.

Scorse subito il Potala, il palazzo sede religiosa e amministrativa del Governo del Tibet che si ergeva sulla roccia. Fortunatamente, neanche i cinesi che hanno invaso il paese lo hanno danneggiato e anche la Rivoluzione culturale della fine degli anni '60 lo ha risparmiato.

Così scrive Tucci in A Lhasa e oltre:

Verso mezzogiorno passo sotto il Potala: più che un palazzo è un’altra collina che continua la roccia, asimmetrico e capriccioso come l’opera della natura, eppure costruito con una coerenza interna per cui ogni angolo ed ogni linea te li aspetti così come sono, onde hai l’apparenza della regolarità dove tutto è arbitrario. È cresciuto con la pietra come un diamante attaccato alla matrice: rosso e bianco e il bianco incornicia il corpo centrale rosso e sopra uno scintillio di cupole e di pinnacoli d’oro.

Il Potala a metà del ‘600 fu interamente rifatto e ornato di opere d’arte dal V Dalai Lama.
Ai piedi del Potala, verso oriente, sorge Lhasa, col tempio Jokhang che conteneva opere d’arte di molte epoche diverse. Le costruzioni si fermavano di fronte alla sabbia e agli alberi del fiume Kyi, un affluente del Brahmaputra. Nella città c'era un continuo viavai di carovane, pellegrini e mendicanti. Tucci aveva il permesso di fermarsi lì sette giorni.

Tucci era partito per Lhasa con Maraini, eppure arrivò solo...

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Tucci, Maraini e la bella principessa del Gangtok in Tibet: intervista a Fosco

giovedì 22 giugno 2006

Mi sono chiesta come mai Tucci e Maraini dopo la spedizione del 1948 si detestavano, benché Maraini lo avesse accompagnato in qualità di aiuto-fotografo nelle spedizioni in Tibet del 1937 e del 1948.

Tre anni fa, durante un'estate torrida, ho intervistato Fosco Maraini. Aveva quasi novant'anni ma era ancora bellissimo e pieno di sensualità, aveva un che di maschio -- per dirla con lo stile del Ventennio -- che metteva quasi in imbarazzo. Sono andata nella sua stupenda villa che domina Firenze, un misto fra casa padronale, Tibet e Giappone, immersa nel verde del parco a olivi terrazzato e incolto. Mi aspettava seduto in fondo alla stanza in una poltrona che somigliava a un trono. Il suo stile e la sua gentilezza affogavano nei bagliori degli occhi irridenti e ironici, mitigati solo dal fondo mite. Mi aspettavo un vecchio: ma nella penombra ho percepito un uomo, un vero uomo.

Fosco Maraini (c) www.caifirenze.it/articoli/fosco1.asp

Ma perché Tucci ce l’aveva tanto con lei? E’ cosa ben risaputa, professore, e quando ne ho parlato con XY mi ha detto che era per una questione con una donna.

Lui mi guarda e si mette a ridacchiare, divertito o, forse, è solo un sorriso -- ma allegro, leggero, da bambino che è stato premiato. E’ manifestamente orgoglioso per quello che gli ho detto.
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