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Chi aderì alle leggi razziali del 1938, oltre a Tucci e Gentile?

martedì 06 gennaio 2009

Giorgio BoccaOggi stavo vedendo la vita di alcuni personaggi famosi che nel 1938, come Tucci, si schierarono pubblicamente a favore del Manifesto degli scienziati razzisti.

Fra questi c'è Giorgio Bocca (1920-), il famoso ... continua

Tucci e Andreotti

giovedì 18 dicembre 2008

AndreottiTucci e Andreotti si conobbero nel 1947. Quest’ultimo aveva solo 28 anni ed era già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ma, lungi dall’essere un giovane e pomposo politicante, aveva capito subito il valore di Tucci. ... continua

Tucci e la causa del cane

domenica 23 novembre 2008

cani apsoIn una lettera a Gentile del 19 settembre 1942 Tucci scrisse una piccola nota curiosa. Come se non bastassero i suoi problemi, disse, aveva ricevuto la notizia che aveva perso «la causa del cane» e doveva pagare 25.000 lire.

Certo, era una bella sommetta per... continua

Tucci e Gentile: la ristampa di Tommaso Campanella

martedì 04 novembre 2008

La città del soleRisale agli inizi del periodo 1916-18, quando Tucci era soldato, la sua prima lettera indirizzata a Gentile, che conosceva sin dai primi anni d’università.

Sembra che già da allora avesse precise mire di una brillante carriera, visto che nella lettera gli chiedeva umilmente cosa ne pensasse della sua intenzione di voler ristampare un’opera filosofica di Tommaso Campanella: un progetto francamente un po’ lontanuccio dai suoi interessi e, invece, molto vicino a quelli di Gentile.

Tommaso Campanella (1568-1639) fu quell'eccentrico padre domenicano, filosofo e scrittore che voleva formare una società basata sulla comunità dei beni e delle mogli, simile a quanto propugnato da Platone nella sua teoria dello stato ideale. La sua opera più famosa fu La città del sole (1623), qui in una traduzione integrale dal latino del 1836 scannerizzata da Google.

Del progetto, comunque sia, non se ne fece niente.

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Curriculum Vitae

mercoledì 01 ottobre 2008

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.

Mi sono laureata in sanscrito all’università di Roma La Sapienza con Raniero Gnoli, allievo di Giuseppe Tucci, il più grande esploratore italiano dell’Asia e studioso di fama internazionale. Ho studiato con altri suoi famosi allievi quali Mario Bussagli e Luciano Petech.

Nel 1987-1990 sono stati pubblicati i miei primi articoli sulla legge indiana tradizionale e coloniale inerente alle donne (strīdharma) e le fonti del diritto induista (due negli Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia della Università degli Studi di Perugia: Studi Classici e uno nella rivista Sinistra Europea)

Ho vinto una borsa di ricerca nell’ambito del Programma per gli Scambi culturali fra il Ministero degli Affari Esteri e il Governo indiano e sono stata per due anni alla University of Delhi come Research Affiliate (1988-1990). Il mio maestro e supervisor è stato Nityanand Sharma, specialista di Dharma (legge induista) e di poetica e presidente del PGDAV College.

Nel 1989 ho pubblicato il mio primo libro, Lo Spandasaṃdoha di Kṣemarāja, l’edizione critica e traduzione di un testo filosofico in sanscrito del XII secolo mai tradotto prima.

Ho conseguito un Master in Informatica per le scienze umanistiche, in cui ho imparato anche dei rudimenti di LISP e ho svolto 150 ore di pratica su mainframe IBM; successivamente ho conseguito un Master nell’Insegnamento della storia italiana per stranieri. In quest'ultimo insegnavano, fra gli altri, Giovanni Pugliese Carratelli e Jacques Le Goff.

Dal 1991 all'agosto 1996 ho insegnato alla Harvard University, sono stata Senior Fellow al Center for the Study of World Religions, Lecturer al Department of Sanskrit and Indian Studies ed Editor-in-Chief della Harvard Oriental Series, Opera Minora, che ho inaugurato con il volume Translating, Translations, Translators: From India to the West.

Fino al 2004 sono tornata ogni estate a Harvard per collaborare con il mio ex direttore di dipartimento, Michael Witzel, e insegnare sanscrito.

Ho frequentato le lezioni di Diritto internazionale e Diritti umani della Harvard Law School e sono stata chiamata come Visiting Researcher (1994-1996). Ho avuto come maestro anche l’avvocato William P. Homans, paladino dei diritti civili e primo oppositore della guerra del Vietnam.

Nel 1995 ho aperto le prime riviste accademiche online del mondo, l’International Journal of Tantric Studies e il Journal of South Asia Women Studies, di cui sono tuttora Editor-in-Chief. Nel 1997 ho fondato, insieme ad altri studiosi, un'associazione culturale senza fini di lucro per promuovere e diffondere lo studio delle culture orientali: l’Asiatica Association.

Tornata in Italia, dal 1996 e per quattro anni sono stata docente di sanscrito e materie affini (letteratura indiana, studi nepalesi, storia e diritto dell’Asia meridionale) all’Università di Perugia; nel 2000-2006 sono stata all’Università di Macerata, dove ho fatto ricerca e ho insegnato buddhismo, induismo, confucianesimo e taoismo e istituzioni dell’Asia meridionale.

Grazie agli anni trascorsi in Asia mi sono sempre più interessata a questo grande continente, ai suoi problemi attuali, alle relazioni con l'Occidente, alla sua politica, la sua storia e le sue istituzioni.

Ho scritto libri e articoli scientifici. Collaboro a diverse testate giornalistiche cartacee quali Limes, ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Nòva del Sole 24 ore, ioProgrammo e altre. Gli ultimi due anni li ho dedicati principalmente a terminare un volume di circa 1000 pagine su di un grande studioso, protagonista della politica culturale fascista insieme a Giovanni Gentile, e ho ricostruito i sogni di Mussolini in Asia. Il libro sarà pubblicato nella primavera del 2011 (Inshallah!).

Oltre che docente, lavoro come Research Assistant di sanscrito ad Harvard University e come esperta di problemi asiatici per istituzioni pubbliche.

Questa è la lista delle mie pubblicazioni (incompleta), queste le mie conferenze e le mie interviste, e questa è la mia email: info_at_asiatica.org.

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Il primo lavoro di Tucci: Helvia Ricina, città romana

domenica 07 settembre 2008

Elvia RicinaNel 1909, a soli quindici anni, Tucci produsse lo studio, rimasto manoscritto, «Illustri città romane del Piceno poco conosciute: Elvia Ricina», che dedicò ai suoi genitori e ai suoi nonni

frutto di un lungo studio perché sempre meglio essi stimino la buona volontà del loro figlio e nipote

Helvia Ricina è un'antica città romana a circa 4 chilometri a nord-ovest di Macerata.

E' incredibile sapere che per tutta la vita questo grande studioso, questo esploratore coraggioso, questo uomo di potere, fece con il Duce esattamente come aveva fatto con i nonni e i genitori: faceva del tutto per farsi apprezzare e valorizzare.

Ma gli rimase sempre la paura, e lo scrisse più volte a Gentile, che i suoi studi e le sue spedizioni non fossero tenuti nella giusta considerazione. Forse è vero che in fondo una parte di noi non cresce mai..

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Una lettera a Gentile da Gangtok

sabato 06 settembre 2008

GangtokPer ottenere fondi per le sue spedizioni Tucci faceva leva sul sentimento nazionalistico del regime, che bene si univa alla voglia di primeggiare sua propria.

Il 5 aprile 1939, sulla via del Tibet, scrisse a Gentile da Gangtok, la capitale del Sikkim:

[...] Le ho inviato molte lettere ma tutte senza risposta. Io seguito a rivolgermi a Lei perché costì non c’è nessuno che possa aiutarmi. Le mando un ritaglio di giornale dal quale vedrà che i tedeschi hanno portato dei doni del Führer a Lhasa e hanno ottenuto ulteriori permessi. Bisogna che anch’io abbia dei doni da mandare e riceva un congruo supplemento di denaro. È un peccato che l’importanza dei miei viaggi non sia riconosciuta costì da nessuno e che le mie ricerche siano considerate come una mania.

Per fortuna i tedeschi si occupano solo di fauna e di caccia e non interferiscono minimamente con i miei studi, ma Lei può immaginare quanto mi dispiaccia trovarmi in condizioni d’inferiorità la quale pure dimostra che da noi poco interesse sia abbia per cose di cui altrove lo stesso governo si fa patrono: sebbene nessun paese abbia – ma è immodestia – un tibetanologo come l’Italia. La prego di far pervenire questo ritaglio a Chi può aiutarmi e di ottenere da Lui la possibilità di estendere le mie ricerche

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Roma fra Oriente e Occidente

giovedì 04 settembre 2008

RomaDalla fine degli anni Venti iniziò un grande interesse politico per l'Oriente, come veniva chiamato sempre (mentre ora indica principalmente l'anticihità), cioè l'Asia.

Gentile nel 1933 sintetizzò bene il ruolo avuto dall’Italia che, con la sua tradizionale spiritualità, che il fascismo aveva risvegliato, poteva fare da mediatrice fra l’Asia e l’Europa:

Gli scritti dei nostri pionieri [...] metteranno pienamente in luce la mirabile attività della nostra stirpe, la quale non scavò tra i popoli incomprensione nè accaparrò privilegi, ma umanisticamente cooperò ad uno spirituale incontro tra Oriente e Occidente.

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Giuseppe Tucci: un lungo otium

giovedì 28 agosto 2008

CappadociaGiuseppe Tucci andava in vacanza? Questa è una bella domanda perché, con la sua vita avventurosa, in effetti a casa ci stava pochissimo. Visto con i parametri della vita di un uomo ordinario, era quasi sempre "vacante".

India, Sikkim, Nepal, Tibet, Ladakh, Kashmir, tutti i paesi dell'Himalaya, Iran, Afghanistan, Pakistan, solo per nominare alcuni posti dove compì spedizioni a caccia di tesori, dove aprì missioni di scavi archeologici oppure, come in Giappone e in Brasile, tenne rapporti diplomatici ufficiosi.

E poi, oltre a questi paesi, Italia, Gran Bretagna e Indonesia, dove dette conferenze. Sembra quindi che la sua vita fosse tutta una specie di vacanza, l'otium nel senso originario e più ampio della parola: una vita assolutamente libera dal commercio quotidiano, dalla necessità, dal negotium, ma incredibilmente attiva e produttiva dal punto di vista intellettuale.

Eppure anche quello poteva stancare. Era infaticabile: esplorava, visitava, studiava, leggeva avidamente, scriveva furiosamente, seguiva gli affari dell'IsMEO, manteneva i rapporti con i potenti e con gli altri studiosi. Insegnava, se pure pochino.

Però aveva il tempo di visitare i mercatini del Pakistan, dell'Afghanistan o dell'Italia insieme a Francesca e di comprare oggetti di artigianato di ottima fattura.

E, come scrisse a Gentile dalla Cappadocia, in Turchia (qui sopra vediamo una bella foto della regione), ogni tanto staccava la spina dei rapporti a cui lo obbligava la gestione dell'IsMEO e andava in vacanza, perlopiù fra i monti, «a studiare e a camminare sulle montagne». Questi, in totale solitudine o talvolta con Ananda, suo figlio, erano il suo riposo e la sua vacanza.

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Enrica Garzilli su Gandhi per il blog di Nòva del Sole24Ore

mercoledì 09 luglio 2008

GandhiEcco qui, su Gandhi riproduco il post che ho scritto per il blog che ha inaugurato il secondo compleanno di Nòva, l'inserto tecnologico cartaceo del Sole 24 Ore, a cui collaboro.

Il tema che ci avevano proposto era intrigante "Ispirazione: chi sono gli ispiratori del pensiero che alimenta i cercatori di innovazione che abitano le pagine di Nòva?"

Io ho avuto diversi maestri e maestre, persone che stimo sopra tutti, fra i quali Tucci, e che mi hanno dato moltissimo, ma il mio primo pensiero è andato al Mahatma perché la sua Autobiografia, che lessi tanti anni fa, mi ha rivoluzionato la vita. E questo è il post:

LA GRANDE ANIMA DI GANDHI: GENTILE MA IN TUTTA FERMEZZA

Mahatma Gandhi (1869–1948) ha cambiato il corso della storia di miliardi di indiani, e anche il mio. Padre dell'indipendenza dell'immensa nazione, Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, ha fatto conoscere al mondo il concetto di Satyagraha, cioè il non compromesso, l’adesione assoluta -- senza smarrimenti e senza svabature romantiche -- a un principio ritenuto fermamente valido.

Il Satyagraha si attua mediante la disobbidienza civile alla legge, lo sciopero pacifico, la sospensione di ogni attività, l’arresto della vita della nazione. Ma non fu un concetto astratto: se ne ebbe la dimostrazione nella Marcia del sale, a Dandi, in Gujrat, dove il 6 aprile 1930, violando la legge del monopolio britannico, Gandhi estrasse per primo il sale dal mare. Fu un’audacia che commosse e spinse come un fiume in piena l’India intera; e la ribellione non violenta si estese a macchia d'olio in ogni parte del paese.

L'Ahimsa o non-violenza e l’autodisciplina, la coerenza totale all’ideale del Satyagraha, cioè la resistenza passiva -- i due cardini della lotta che guidò l'India contro il colonialismo -- furono realizzati non attraverso un gelido controllo su se stesso, covando nell’animo il rancore, ma attraverso l’amore e, a livello etico, attraverso la reciproca tolleranza, un principio che fa sì che ognuno di noi accetti le differenze nel modo di pensare e di vivere dell’altro.... continua