Tutti gli articoli con tag Maraini RSS for this search results

Tucci chiede di entrare in Tibet

martedì 29 luglio 2008

LhasaIl 13 aprile 1948 Tucci informò le autorità tibetane del suo arrivo e chiese il permesso di entrare nel paese con i compagni, queste risposero domandando la nazionalità. Infatti, solo i tibetani, i bhutanesi, i sikkimesi – cioè gli indiani – e i nepalesi potevano entrare e circolare liberamente nel Tibet senza passaporto. Il 24 aprile il Tibetan Foreign Bureau da Lhasa rispose:

Voi potete visitare il Tibet per un periodo di tre mesi perché voi siete un buddhista. Vi preghiamo di telegrafare il numero dei cavalli e delle bestie che richiedete per voi. Manderemo il lamyig [il lasciapassare] a Yatung, appena ricevuto il vostro telegramma. Riguardo ai vostri tre compagni, ci dispiace di confermarvi che siccome ci sono molte domande da parte di stranieri di visitare il Tibet che sono state respinte, è difficile per il nostro Governo di concedere loro il permesso. Pertanto informateli di ciò. (A Lhasa e oltre, 1950)

Il telegramma lasciò a Tucci «poche speranze», tuttavia tentò ancora con ogni mezzo di convincere il governo di Lhasa della necessità che lo seguisse almeno il dottore, Moise, senza il quale era rischioso avventurarsi per un viaggio che, al tempo, era difficile e rischioso, e uno dei suoi discepoli «che dalla visita dei luoghi santi avrebbe potuto trarre gran beneficio spirituale». Il «discepolo» sarà stato Mele, al quale era affidata la responsabilità del servizio e delle apparecchiature fotografiche.

Rimaneva escluso Fosco Maraini.

... continua

L'albero di Hirohito

martedì 05 febbraio 2008

pipal treeIl lettore Antimo Palumbo poco tempo fa mi ha scritto che c'è una leggenda, che viene riportata da diverse persone anziane e in diversi luoghi di Roma, che dice che nella città ci sono alberi che sono stati donati alla città durante il fascismo dall'imperatore giapponese.

Dalle sue ricerche risulta una visita di quattro giorni dell'allora ancora giovane principe Hiroito nel 1921 e di una sua donazione alla città di 50.000 lire da spendere in beneficienza. Antimo chiede:

Potrebbe essere che invece che questi alberi donati siano stati opera del rapporto di mediazioni di Tucci o Maraini con Mussolini e la città?

In effetti Tucci fu mandato dal Duce in Giappone. E' una lunga storia, ma in sintesi andò lì come rappresentante del governo fascista per intensificare i rapporti fra i due paesi.

Il Duce ha ricevuto l’Accademico d’Italia Tucci, il quale parte per il Giappone per intensificare i rapporti culturali fra i due paesi. A questo scopo il Duce ha dato opportune direttive sull’azione da svolgere.

Così si annunciava la partenza di Tucci per il paese del Sol Levante nell’articoletto «Le udienze del Duce», apparso su Il Messaggero il 21 ottobre 1936. In un articolo di due giorni dopo intitolato «La partenza dell’Accademico Tucci per l’università di Tokyo» si raccontava che Sua Eccellenza Tucci era stato salutato con manifestazioni calorose niente di meno che dall’ambasciatore giapponese e da una rappresentanza dell’ambasciata, nonché dai membri dell’IsMEO, che erano venuti tutti a incontrarlo alla stazione Termini di Roma, dove aveva preso il treno per raggiungere Brindisi e, da lì, la nave per il Giappone.

E se volete fare delle passeggiate la domenica mattina alla scoperta degli alberi condotte da
Antimo Palumbo, guardate il programma qui.

... continua

Lo strano figlio di Tucci

lunedì 04 febbraio 2008

AnandaDalla prima moglie, Rosa, Tucci ebbe un figlio che chiamò Ananda, "gioia" o "beatitudine", come il discepolo preferito del Buddha. Secondo nome, Maria. Quando si separò dalla moglie lo tolse alla madre per affidarlo alla sua famiglia, che lo allevò ad Ancona, dove si era spostata. Sembra poi che tornasse a vivere con la madre.

Il ragazzo divenne un uomo considerato un po' strano, e strano lo fu certamente per il padre che lo voleva portare con sé a Roma -- voleva che facesse carriera -- ma non ci riuscì. Divenne medico, ma quando ho chiesto che tipo di medico fosse mi hanno risposto che era un medico che curava con metodi "poco ortodossi" (per quanto non sappia cosa voglia dire, né me lo hanno spiegato). Forse usava la medicina ayurvedica? Forse la medicina tibetana?

Certo è che Maraini disse che Tucci un giorno gli parlò delle persone senza carattere, senza personalità, che non hanno grandi ambizioni, e sembrava sconsolato. Maraini si rese conto che parlava del figlio.

... continua

Giuseppe Tucci, le sue mogli e la bellezza delle donne

giovedì 31 gennaio 2008

Indian woman in sariIl nostro Tucci si sposò tre volte. Il 19 aprile 1920, per volere del padre, sposò a Spoleto Rosa De Benedetti, senza averla mai conosciuta prima. Nello stesso anno sembra che imparò il tibetano, di cui venne ben presto uno dei massimi esperti del mondo.

Nel novembre del 1925, però, sbarcò a Bombay, ora Mumbay, insieme alla sua nuova fiamma, Giulia Nuvoloni, e da lì intraprese il viaggio per Vishvabharati e Shantiniketan, la «dimora della pace» nel Bengala occidentale, dove stava l'ashram e la scuola internazionale di Tagore.

Probabilmente da verso la metà degli anni Quaranta lo vediamo con l'ultima e più amata donna, Francesca Bonardi, che poté sposare molti anni dopo. Di lei disse che mentre dalle altre era stato sposato, lei era l'unica che lui aveva sposato.

Fosco Maraini, però, disse che Tucci, che era un grande amante della bellezza in tutte le sue forme, apprezzava molto da vicino quella delle donne indiane...

... continua

Le eleganti signore di Lhasa nel 1948...

giovedì 15 giugno 2006

Tucci nel 1948 vide a Lhasa delle signore assai eleganti che erano seguite da una donna di servizio con in mano dei pezzi d'abbigliamento.

patruk

Nella città era stata emessa un’ordinanza che, per proteggere la tradizione, vietava i cappelli europei e obbligava uomini e donne della capitale a vestire il costume locale; così, quest’ultime erano seguite da una fantesca che reggeva, come fosse un trofeo, il patruk, che è un diadema triangolare che si adattava alla nuca ed era composto di un fusto laccato sul quale erano disposti in fila dei grossi turchesi e dei coralli. Ma il patruk è molto ingombrante, così le signore lo facevano portare dalle fantesche senza indossarlo ogni volta che potevano.

Anche i funzionari erano seguiti da un servo che portavano due tipi di abbigliamento, la divisa d’occasione o l’abito civile. Bisognava sempre vestire in modo appropriato al luogo e all'occasione!

E qui potete vedere una foto di Maraini di una donna coll'elaborato copricapo, mentre la foto del patruk di sopra è del Newark Musem, in New Jersey (USA).

... continua