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Il Premio Jawaharlal Nehru per la Comprensione Internazionale va a Tucci

lunedì 11 agosto 2008

indian womanHo già citato, ma applicate alla blogosfera, le parole che Giuseppe Tucci pronunciò a Roma nell'ottobre 1978 alla solenne cerimonia di conferimento del Premio Jawaharlal Nehru per la Comprensione Internazionale, il massimo riconoscimento dell'India. Gli fu dato perché con la sua opera avvicinò l'Oriente e l'Occidente.

Le parole sono bellissime e sono il segno più umano, più umanista che lui ha lasciato su questa terra: uguaglianza nella diversità.

Ma la società è come una foresta nella quale ogni pianta, ogni fiore, ogni animale coopera con la propria individualità alla gloria di tutto l’insieme; appunto perché diversi, concordano ad una bellezza concorde nell’unità finale ed in questa ciascun individuo partecipa alla costruzione di una superba cattedrale dove c’è posto per tutti [...] perché ciascuno, restando se stesso, è parte necessaria e insopprimibile [...] della diversità nell’unità, dove ci ritroviamo tutti affratellati...

Se tutti noi fossimo uguali saremmo come addormentati in una tenebra illune, mentre la diversità dev’essere come scintillazione di stelle in un cielo puro d’ombre, dove ogni stella spande la propria luce ma solidale con tutte le altre.

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Gli otto segni di buon auspicio del Tibet

venerdì 11 luglio 2008

nodo senza fineLa religiosità tibetana era caratterizzata da un mondo di segni e simboli, che ornavano sia gli oggetti sacri sia quelli più comuni. Per questo Tucci riportò dalle sue spedizioni alcuni oggetti di artigianato di ottima fattura.

Un motivo ornamentale classico erano gli otto simboli fausti, ereditati dall’India: i due pesci, il fiore di loto, il vaso contenente l’acqua benedetta, la conchiglia, la ruota della Legge, simbolo del Buddhismo, lo stendardo, l’ombrello e lo srīvatsa, un segno distintivo portafortuna fatto solitamente di un intreccio di peli sul petto che rappresenta il nodo senza fine.

Gli otto segni potevano essere rappresentati staccati o tutti insieme. Qui vedete come venivano raffigurati, e questa è la spiegazione dello srīvatsa(sanscrito) o dpal be’u (tibetano):... continua

Enrica Garzilli su Gandhi per il blog di Nòva del Sole24Ore

mercoledì 09 luglio 2008

GandhiEcco qui, su Gandhi riproduco il post che ho scritto per il blog che ha inaugurato il secondo compleanno di Nòva, l'inserto tecnologico cartaceo del Sole 24 Ore, a cui collaboro.

Il tema che ci avevano proposto era intrigante "Ispirazione: chi sono gli ispiratori del pensiero che alimenta i cercatori di innovazione che abitano le pagine di Nòva?"

Io ho avuto diversi maestri e maestre, persone che stimo sopra tutti, fra i quali Tucci, e che mi hanno dato moltissimo, ma il mio primo pensiero è andato al Mahatma perché la sua Autobiografia, che lessi tanti anni fa, mi ha rivoluzionato la vita. E questo è il post:

LA GRANDE ANIMA DI GANDHI: GENTILE MA IN TUTTA FERMEZZA

Mahatma Gandhi (1869–1948) ha cambiato il corso della storia di miliardi di indiani, e anche il mio. Padre dell'indipendenza dell'immensa nazione, Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, ha fatto conoscere al mondo il concetto di Satyagraha, cioè il non compromesso, l’adesione assoluta -- senza smarrimenti e senza svabature romantiche -- a un principio ritenuto fermamente valido.

Il Satyagraha si attua mediante la disobbidienza civile alla legge, lo sciopero pacifico, la sospensione di ogni attività, l’arresto della vita della nazione. Ma non fu un concetto astratto: se ne ebbe la dimostrazione nella Marcia del sale, a Dandi, in Gujrat, dove il 6 aprile 1930, violando la legge del monopolio britannico, Gandhi estrasse per primo il sale dal mare. Fu un’audacia che commosse e spinse come un fiume in piena l’India intera; e la ribellione non violenta si estese a macchia d'olio in ogni parte del paese.

L'Ahimsa o non-violenza e l’autodisciplina, la coerenza totale all’ideale del Satyagraha, cioè la resistenza passiva -- i due cardini della lotta che guidò l'India contro il colonialismo -- furono realizzati non attraverso un gelido controllo su se stesso, covando nell’animo il rancore, ma attraverso l’amore e, a livello etico, attraverso la reciproca tolleranza, un principio che fa sì che ognuno di noi accetti le differenze nel modo di pensare e di vivere dell’altro.... continua

Il Tibet oggi e la marcia dei tibetani in esilio

mercoledì 12 marzo 2008

Mi chiedo cosa avrebbe pensato Tucci dei disastri che ha compiuto la Cina sul suo amato Tibet e della marcia dei tibetani in esilio, per rientrare in possesso della loro terra , che è cominciata il 10 marzo a Dharamsala e finirà al confine con la Cina. Noi, con i nostri blog, la seguiremo.

Appoggiamo tutti la causa della liberazione del Tibet dalla Cina e il ritorno dei tibetani in esilio.

I partecipanti sperano di poter raggiungere il confine del Tibet alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. Due sono i momenti storici che vogliono ricordare: le prossime Olimpiadi e i 50 anni della rivolta del Tibet del marzo 1959 contro l'occupazione cinese.

Il governo cinese, che ha escluso la Tibetan Autonomous Region (circa metà dell'ex Tibet) dai giochi, viene accusato di usare le Olimpiadi come piattaforma per ottenere il riconoscimento come leader globale e promuovere la propaganda contro il Tibet. Bejing vede insomma questo momento come un'opportunità per legittimare il suo dominio.

Nello spirito della rivolta del 1959, per difendere il Dalai Lama, e in memoria dei tibetani che hanno sacrificato la loro vita per l'indipendenza, è stato anche dichiarato l'inizio del Tibetan People’s Uprising Movement (una rivolta pacifica, ovviamente). Queste sono le richieste che fanno alla Cina.

Rircordo che oltre 1.000.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell'occupazione e l'annessione del Tibet da parte della Cina nel 1958, Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d'origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per "colonizzare" le rozze province teocratiche. E' stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d'arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

A ispirare la Marcia del ritorno in Tibet è stata la Marcia del sale di Gandhi, cominciata il 12 marzo 1930, che fu assolutamente non violenta e fu fatta per sfidare l’impero britannico, che aveva imposto la tassa sul sale. La Marcia del ritorno in Tibet è fatta con la stessa intenzione, quella di sfidare la Repubblica popolare cinese.
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Hem Raj Sharma, il maestro nepalese di Tucci

domenica 09 marzo 2008

libraryMa chi era dunque questo guruju a cui Tucci rendeva omaggio? Tutti i filologi e gli orientalisti conoscono Tucci, ma solo pochi esperti di studi nepalesi – e chiunque legga l’introduzione di alcune edizioni critiche dei testi in sanscrito della prima metà del ventesimo secolo – conoscono Hem Raj Sharma, il suo riconosciuto maestro sin dai primi viaggi nel paese, nel 1929.

Nel 1952 Hem Raj aveva già settantaquattro anni, un’età ragguardevole per un nepalese del tempo. Sarebbe morto l’anno dopo. Fu un personaggio pubblico che ricoprì cariche politiche e religiose molto importanti come precettore non solo della famiglia reale, ma dell’intero Nepal. Il suo status era superiore a quello del re. ... continua

Giuseppe Tucci, Macerata e l'Oriente

mercoledì 20 dicembre 2006

Comune di Montedinove (c)E' stato appena pubblicato su Identit@' Sibillina. Arte cultura e ambiente fra Marche e Umbria, una bella rivista di carta patinata con articoli dedicati alla cultura della regione dei Monti Sibillini, un mio articolo sul Maestro.... continua