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La felicità e la nostalgia per il Tibet

venerdì 22 agosto 2008

TibetAbbiamo visto che Tucci aveva un animo inquieto, che lo spingeva a partire a caccia della felicità. E amava, più di tutto, le montagne del suo Tibet. Scrisse nel 1937 in Santi e Briganti nel Tibet ignoto, dopo sei esplorazioni nel Paese delle nevi:

Trovo gente che mi conosce: dopo tanti viaggi che ho fatto su queste terre mi pare quasi di essere diventato anch’io un figlio dell’Himalaya: e penso alla nostalgia di questi luoghi pur così tristi e deserti che m’assale quando sto in Europa e a quell’ansia che mi muove, quasi contro mio volere, a ritornare sulle impervie piste del tetto del mondo.

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Cosa spingeva Tucci sul Paese delle nevi? La felicità!

giovedì 21 agosto 2008

PotalaPerché Tucci affrontava dei viaggi così affascinanti e proficui, ma così scomodi e rischiosi? In fondo, in patria era già un potente professore, un Accademico d’Italia, e stava conquistandosi una solida fama fra gli studiosi di mezzo mondo.

Si dirà: per amore della scoperta, per la sete di conoscenza, perché i paesi dell’Himalaya costituivano ancora una miniera di tesori quasi inesplorata.

Ma c’è un’altra, più profonda ragione: in Europa lo prendeva, pur nella sua vita agiata, rispettata, attivissima, l’ansia di partire, di andare a caccia di qualcosa di misterioso e sconosciuto, alla ricerca di quello che avrebbe potuto scovare: alla ricerca della felicità, una felicità per quello che non conosceva ancora, ma che immaginava. Una felicità densa di aspettative.

A casa lo prendeva una strana nostalgia del Tibet, quel paese così brullo, quasi ovunque desolato e pietroso, tutto sommato poco ospitale.

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Tucci, Maraini, Mele e Moise e il mistero di Lhasa

venerdì 15 settembre 2006

TibetMi è stato chiesto ancora, nel commento, perché Tucci e Maraini non si sopportassero.

Faccio quindi un elenco delle ragioni:

1) gli allievi che lo amarono dicono che fosse per una donna, forse la bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal
2) i (pochi) allievi che non lo amarono dicono che fosse per alcuni scritti
3) Maraini mi disse semplicemente che Tucci era geloso di lui, del suo successo -- ma non era per Segreto Tibet, perché fu pubblicato nel 1951, dopo la spedizione tibetana di Tucci del 1948, quella in cui Maraini fu lasciato indietro. Per questo Maraini sarebbe stato volontariamente escluso dal Tibet.

In realtà, Tucci portò Maraini con sé come fotografo nella spedizione del 1937 e poi in quella del 1948, ambedue in Tibet centrale. Al tempo, per entrare nel paese c'era bisogno dei permessi dei britannici e dei tibetani, e il Potala, la sede religiosa e amministrativa dello stato, era una cittadella proibita nella città proibita di Lhasa. ... continua

Mistero svelato: Fosco Maraini e Tucci non si sopportavano perché...

venerdì 18 agosto 2006

Pema (c) tibet.itE' noto che Maraini e Tucci non si sopportassero. La causa? Per anni è stato detto che ci fossero motivi letterari, poi Fosco stesso ha detto che era in parte dovuto alla lotta per conquistarsi il cuore della bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal (nella foto a sinistra).
Ma io so il vero perché gliel'ho chiesto, l'ho sentito e registrato con la cinepresa, e ho visto anche come me lo ha detto, con che voce, con che occhi.

Maraini ha scritto nel 1951 in Segreto Tibet, il suo libro più famoso, che Tucci fu l’unico fra tutti i partecipanti della spedizione del 1948 a fingersi buddhista, per avere il permesso di entrare a Lhasa da solo. In effetti, ci andò col suo medico Regolo Moise e un fotografo, Pietro Mele, lasciandosi indietro il resto della carovana e l'assistente fotografo Fosco Maraini, che era il vero fotografo. Di Mele, pur ottimo fotografo, Maraini ha detto che fosse stato portato perché aveva in parte finanziato la spedizione.... continua

Che bella Lhasa: per Tucci il Potala è un tutt'uno con la roccia...

lunedì 03 luglio 2006

PotalaNel 1948 Tucci arrivò Lhasa. La città era grande, per il Tibet di allora, era una metropoli di circa 25.000 - 30.000 abitanti piazzata a 3650 m di altitudine. Ora ne conta 100.000.

Scorse subito il Potala, il palazzo sede religiosa e amministrativa del Governo del Tibet che si ergeva sulla roccia. Fortunatamente, neanche i cinesi che hanno invaso il paese lo hanno danneggiato e anche la Rivoluzione culturale della fine degli anni '60 lo ha risparmiato.

Così scrive Tucci in A Lhasa e oltre:

Verso mezzogiorno passo sotto il Potala: più che un palazzo è un’altra collina che continua la roccia, asimmetrico e capriccioso come l’opera della natura, eppure costruito con una coerenza interna per cui ogni angolo ed ogni linea te li aspetti così come sono, onde hai l’apparenza della regolarità dove tutto è arbitrario. È cresciuto con la pietra come un diamante attaccato alla matrice: rosso e bianco e il bianco incornicia il corpo centrale rosso e sopra uno scintillio di cupole e di pinnacoli d’oro.

Il Potala a metà del ‘600 fu interamente rifatto e ornato di opere d’arte dal V Dalai Lama.
Ai piedi del Potala, verso oriente, sorge Lhasa, col tempio Jokhang che conteneva opere d’arte di molte epoche diverse. Le costruzioni si fermavano di fronte alla sabbia e agli alberi del fiume Kyi, un affluente del Brahmaputra. Nella città c'era un continuo viavai di carovane, pellegrini e mendicanti. Tucci aveva il permesso di fermarsi lì sette giorni.

Tucci era partito per Lhasa con Maraini, eppure arrivò solo...

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Lhasa la città proibita, il Dalai Lama Tenzin Gyatso e Tucci

giovedì 15 giugno 2006

Nel 1948, quando Tucci riuscì a entrare a Lhasa, la città era probita alla gente comune e, ovviamente, agli stranieri.
Nel Potala risiedeva il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, capo politico e spirituale del Tibet. Al tempo però era un ragazzo di 13 anni ed era sostituito da un Reggente.

Questa in basso è la foto del Potala tratta da un sito cinese. Di lì a poco, infatti, la Cina si "rimpossessò" del Tibet: in pratica, lo occupò e il Dalai Lama fu costretto a fuggire. Ora Lhasa è cinese!
Potala

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