Una lettera a Gentile da Gangtok
sabato 06 settembre 2008
Per ottenere fondi per le sue spedizioni Tucci faceva leva sul sentimento nazionalistico del regime, che bene si univa alla voglia di primeggiare sua propria.
Il 5 aprile 1939, sulla via del Tibet, scrisse a Gentile da Gangtok, la capitale del Sikkim:
... continua[...] Le ho inviato molte lettere ma tutte senza risposta. Io seguito a rivolgermi a Lei perché costì non c’è nessuno che possa aiutarmi. Le mando un ritaglio di giornale dal quale vedrà che i tedeschi hanno portato dei doni del Führer a Lhasa e hanno ottenuto ulteriori permessi. Bisogna che anch’io abbia dei doni da mandare e riceva un congruo supplemento di denaro. È un peccato che l’importanza dei miei viaggi non sia riconosciuta costì da nessuno e che le mie ricerche siano considerate come una mania.
Per fortuna i tedeschi si occupano solo di fauna e di caccia e non interferiscono minimamente con i miei studi, ma Lei può immaginare quanto mi dispiaccia trovarmi in condizioni d’inferiorità la quale pure dimostra che da noi poco interesse sia abbia per cose di cui altrove lo stesso governo si fa patrono: sebbene nessun paese abbia – ma è immodestia – un tibetanologo come l’Italia. La prego di far pervenire questo ritaglio a Chi può aiutarmi e di ottenere da Lui la possibilità di estendere le mie ricerche
Giuseppe Tucci andava in
Il 13 aprile 1948 Tucci informò le autorità tibetane del suo arrivo e chiese il permesso di entrare 
E' noto che