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La Cina, il Tibet e Tucci

mercoledì 19 novembre 2008

Dalai LamaUno dei motivi principali che la Cina adduce per annettere il Tibet è quello di svecchiarlo dallo stato medioevale in cui si è sempre trovato e di modernizzarlo.

Questo è quello che scriveva Tucci in A Lhasa e oltre (1950):

I Tibetani rispetto a noi sembrano essere ancora nel colmo del medioevo, ignorano il prodigio della macchina e le ben congegnate costruzioni della scienza, né conoscono l’agonia eroica della lotta. La serenità che noi invano cerchiamo molti di loro trovano ancora nella contemplazione.

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Per chi ama l'Oriente

martedì 11 novembre 2008

tangkaE' davvero bel blog Thais blog, che parla di arte orientale ma anche di come pulire i mobili che vengono dall'Est, di aste, di calligrafia, di prelibatezze culinarie come gli scorpioni, di come riconoscere le antiche porcellane cinesi e di molto altro.

E' un blog che da ogni pagina trasuda ed emana la passione per quello che l'autore fa, cioè il mercante d'arte, il collezionista e l'imbonitore di aste.

Leggete per esempio questo post sulle tangka. Queste sono opere religiose buddhiste dipinte su tela, ... continua

Era il settembre 1947 e Tucci scriveva ad Andreotti...

giovedì 23 ottobre 2008

Giuseppe TucciQuesta è al prima lettera del carteggio Tucci-Andreotti, che gentilmente mi ha inviato il senatore.

Il 24 settembre 1947 Tucci si decise a scrivere al presidente del Consiglio dei ministri Andreotti una lettera di quattro pagine dattiloscritte per chiedere un aiuto finanziario.

Voleva partire per la missione che l'avrebbe condotto a Lhasa e oltre, in Tibet centrale, e i buoni uffici di Giustino Valmarana, l'avvocato membro dell'Assemblea costituente, che aveva gli aveva già scritto per appoggiare la richiesta di Tucci di emettere un francobollo di Stato con la dicitura «Spedizione Italiana in Tibet – 1948», non avevano sortito a nulla. Così Tucci, che fu sempre un uomo deciso e pieno di iniziativa, prese in mano la situazione e scrisse personalmente al presidente:

Alla Onorevole Presidenza del Consiglio,

Signor Presidente

Il Governo di Lhasa come mi è stato a suo tempo comunicato, a mezzo del Ministero degli Affari Esteri, dal Foreign Office mi ha concesso il permesso di compiere una nuova spedizione scientifica nel territorio Tibetano.
La spedizione composta di cinque membri, partirà fra Gennaio e Febbraio e dovrà esplorare dal punto di vista storico, archeologico, linguistico, etnografico la zona di Lhasa e a S.E. di Lhasa, centro della cultura Tibetana.

Tucci aveva già riscosso un certo consenso negli ambienti politici. Il Sottosegretariato della Marina e il Sottosegretariato dell’Aviazione lo avevano già aiutato, aderendo alla sua richiesta e designando rispettivamente un ufficiale medico – Regolo Moise – e un sottufficiale fotografo – Piero Mele – da aggregare alla spedizione. Era cominciata da tempo la lunga collaborazione del Ministero della Marina con Tucci.

La spedizione è posta sotto gli auspici della Società geografica italiana.
Ho in gran parte provveduto al finanziamento della spedizione con mezzi privati, ma non sono ancora tuttavia riuscito a raggiungere la somma prevista; mi mancano almeno (nove) milioni.
Prego questa Onorevole Presidenza di concedermi tutto l’appoggio possibile e di mettermi in condizione di condurre a termine questa impresa che riafferma il prestigio della scienza Italiana.

Su Fosco Maraini, che partecipò anche lui alla spedizione, neanche un cenno. Probabilmente fu "arruolato" in seguito.

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Tucci ha bisogno di fondi: Valmarana scrive ad Andreotti

martedì 21 ottobre 2008

Tucci voleva partire per la famosa spedizione del 1948, quella in cui raggiunse e Lhasa e si spinse oltre. Il 2 febbraio 1947 l’avv. Giustino Valmarana, anche lui membro dell’Assemblea costituente, trasmise ad Andreotti una lettera che Tucci scrisse il 28 ottobre 1946:

Caro Andreotti,

in data 28 ottobre il prof. Tucci ha presentato alla tua Presidenza la istanza che ti accludo in copia. Ti sarei grato se, dato lo scopo altamente meritevole della spedizione, volessi trasmetterla con parere favorevole al Ministero delle Comunicazioni.

In attesa di un tuo cortese cenno di riscontro, grazie e molti cordiali saluti.

Tuo,

Giustino Valmarana

Tucci si era rivolto alla Presidenza del Consiglio perché trasmettesse al ministro delle Comunicazioni la soprastampa di un certo numero di francobolli dello Stato, in corso, con la dicitura «Spedizione Italiana in Tibet – 1948».

I proventi, probabilmente, sarebbero dovuti andare a impinguare le casse dello Stato il quale, a sua volta, avrebbe dovuto erogare i fondi per la spedizione. Così, il 24 settembre 1947 Tucci si decise a scrivere al presidente del Consiglio dei ministri una lettera di quattro pagine dattiloscritte per chiedere un aiuto finanziario.

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Cibi tibetani: chi se se Tucci apprezzava lo tsampa?

domenica 19 ottobre 2008

tsampaTucci nelle sue spedizioni in Tibet e Nepal portava sempre casse dall'Italia piene di cibo in scatola: pomodori, pasta, parmigiano, frutta "in conserva", come scrive, olio di oliva e così via.

Mi sono spesso chiesta se gustasse i piatti tradizionali dei nomadi come lo tsampa, che è molto nutriente ma, al palato occidentale, molto difficile da apprezzare. Per l'economicità e la facilità di preparazione e di trasporto è un cibo usato specialmente da nomadi e pellegrini.

Il tè salato tibetano viene usato anche per ricoprire questo piatto nazionale, costituito da farina d’orzo, oppure di grano o di riso, arrostita e mescolata con il burro di yak: buona e nutriente, se si riesce a ingollarla.

Devo confessare che ogni invito a casa di tibetani, pur se condito con i sorrisi, la mitezza e la serenità che li caratterizza, mi è sempre riuscito un po’ penoso a causa della brodaglia del tè, dello tsampa essiccato e del biscotto.

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Il viaggio lento di Tucci

martedì 14 ottobre 2008

Sutlej ValleyTucci spiega in Santi e briganti nel Tibet ignoto (1937), in uno dei suoi motivi ricorrenti peculiari, il suo amore per il viaggio lento, a piedi o a cavallo, e per la vita libera dei nomadi. Certo non amava gli hotel comodi ma chiassosi, gli aerei e i treni, ma il contatto diretto con la natura.

Erano ormai nella valle della Sutlej che scorreva «tumultuante e precipitosa» in fondo all’abisso. Alla loro destra la Spiti vi si gettava fragorosa, aprendosi un varco attraverso una ciclopica fenditura della roccia.

Ci volgiamo indietro, quasi per dare un addio alla strada percorsa, così come si saluta una persona cara: la vita di carovana abitua a questo amore della strada. Quel lento e guardingo camminare, quel faticoso avanzare e conquistare vette e tentare discese dànno un senso di intima solidarietà col paese. Ne ricordiamo i particolari, gli orrori e il fascino: la civiltà di ci regala la velocità, ma ci distacca da questo contatto immediato con la natura; la macchina ci porta e ci rapisce quasi e il paese fugge di fronte a noi prima che abbiamo potuto fissarne le impressioni e presto vanisce e si perde come un sogno lontano.

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