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Giuseppe Tucci: un lungo otium

giovedì 28 agosto 2008

CappadociaGiuseppe Tucci andava in vacanza? Questa è una bella domanda perché, con la sua vita avventurosa, in effetti a casa ci stava pochissimo. Visto con i parametri della vita di un uomo ordinario, era quasi sempre "vacante".

India, Sikkim, Nepal, Tibet, Ladakh, Kashmir, tutti i paesi dell'Himalaya, Iran, Afghanistan, Pakistan, solo per nominare alcuni posti dove compì spedizioni a caccia di tesori, dove aprì missioni di scavi archeologici oppure, come in Giappone e in Brasile, tenne rapporti diplomatici ufficiosi.

E poi, oltre a questi paesi, Italia, Gran Bretagna e Indonesia, dove dette conferenze. Sembra quindi che la sua vita fosse tutta una specie di vacanza, l'otium nel senso originario e più ampio della parola: una vita assolutamente libera dal commercio quotidiano, dalla necessità, dal negotium, ma incredibilmente attiva e produttiva dal punto di vista intellettuale.

Eppure anche quello poteva stancare. Era infaticabile: esplorava, visitava, studiava, leggeva avidamente, scriveva furiosamente, seguiva gli affari dell'IsMEO, manteneva i rapporti con i potenti e con gli altri studiosi. Insegnava, se pure pochino.

Però aveva il tempo di visitare i mercatini del Pakistan, dell'Afghanistan o dell'Italia insieme a Francesca e di comprare oggetti di artigianato di ottima fattura.

E, come scrisse a Gentile dalla Cappadocia, in Turchia (qui sopra vediamo una bella foto della regione), ogni tanto staccava la spina dei rapporti a cui lo obbligava la gestione dell'IsMEO e andava in vacanza, perlopiù fra i monti, «a studiare e a camminare sulle montagne». Questi, in totale solitudine o talvolta con Ananda, suo figlio, erano il suo riposo e la sua vacanza.

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Tucci e l'amore

sabato 02 agosto 2008

SpoletoNel 19 aprile 1920 Tucci sposò a Spoleto Rosa de Benedetti. Fu un matrimonio combinato e non si erano mai visti prima. Gli dette il suo unico figlio, chiamato come il cugino e discepolo preferito del Buddha, Ananda Maria.

Nel 1925 però Tucci sbarcò al porto di Bombay con la sua nuova fiamma, Giulia Nuvoloni, una studiosa che presentava a tutti come moglie.

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Tucci, buddhista, non va a far visita al Dalai Lama a Roma

sabato 22 marzo 2008

Dalai LamaTucci si prefessò più volte buddhista e chiamò l'unico figlio Ananda Maria. Ananda è infatti il nome del discepolo prediletto del Buddha.

Quando il Dalai Lama, S. S. Tenzin Gyatso, venne a Roma nel 1956 e incontrò il Papa, Tucci non andò però a fargli visita, sebbene lo avesse conosciuto e a Lhasa e fosse stato ospitato nella capitale per 15 giorni. Scrisse una lunga lettera su Il Tempo l’8 ottobre 1956,

[...] confermo ancora che io sono sinceramente Buddhista nel senso però che io seguo e cerco di rivivere in me le parole del Maestro nella loro semplicità originale, spoglie dalle architetture religiose speculative logiche e gnostiche che, nel corso del tempo, le hanno travisate e distorte. Pertanto sempre profondamente rispettoso delle opinioni delle persone che fanno testimonio della sincerità della propria fede, io non credo in Dio, non credo nell’anima, non credo in nessuna Chiesa ma in tre principi soltanto: retto pensiero, retta parola, retta azione, semplici a dirsi, difficilissimi a mettere in pratica con coraggio senza cedimenti, senza l’umiliazione del compromesso o gli indegni calcoli del vantaggio e dell’utile.

Secca e precisa la riposta dell’anonimo giornalista de Il Tempo. Meriterebbe di essere riportata per intero perché getta luce sul comportamento del grande studioso in occasione della visita: il “maoista” Tucci non offrì a Sua Santità neanche una tazza di tè, magari non zuccherata, anzi, non lo incontrò nemmeno!

Forse perché il Dalai Lama era un re in disgrazia, a tutti gli effetti costretto a fuggire dal suo paese, senza alcun potere, e vederlo sarebbe stato un atto di scortesia verso la Cina. La professione di adesione al buddhismo di Tucci, poi, dice il giornalista, è del tutto gratuita: la questione non era mai stata mai sollevata...

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Lo strano figlio di Tucci

lunedì 04 febbraio 2008

AnandaDalla prima moglie, Rosa, Tucci ebbe un figlio che chiamò Ananda, "gioia" o "beatitudine", come il discepolo preferito del Buddha. Secondo nome, Maria. Quando si separò dalla moglie lo tolse alla madre per affidarlo alla sua famiglia, che lo allevò ad Ancona, dove si era spostata. Sembra poi che tornasse a vivere con la madre.

Il ragazzo divenne un uomo considerato un po' strano, e strano lo fu certamente per il padre che lo voleva portare con sé a Roma -- voleva che facesse carriera -- ma non ci riuscì. Divenne medico, ma quando ho chiesto che tipo di medico fosse mi hanno risposto che era un medico che curava con metodi "poco ortodossi" (per quanto non sappia cosa voglia dire, né me lo hanno spiegato). Forse usava la medicina ayurvedica? Forse la medicina tibetana?

Certo è che Maraini disse che Tucci un giorno gli parlò delle persone senza carattere, senza personalità, che non hanno grandi ambizioni, e sembrava sconsolato. Maraini si rese conto che parlava del figlio.

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Tucci e Formichi a Vishvabharati e il seme delle grandi spedizioni

venerdì 31 agosto 2007

Arte del Nepal

Tucci, chiamato da Formichi, nell'anno accademico 1925-1926 insegnò Lingua e cultura italiana a Vishvabharati. Inizialmente il luogo un ashram, un eremo in mezzo al verde, fondato nel 1863 da Devendranath Tagore, padre di Rabindranath. Quest'ultimo nel 1901 convertì l’eremo in una scuola sperimentale di soli cinque studenti che da lì a poco venne chiamata Patha Bhavan. Questo tipo di scuola tradizionale, chiamato gurukul, è basato sullo stretto rapporto fra allievi e guru, che vive a stretto contatto con loro e risiede vicino, spesso nella stessa casa. Nelle varie costruzioni maestri e discepoli si ritiravano per condividere i pasti, le attività ricreative, gli studi, le interminabili discussioni filosofiche e letterarie, che potevano continuare per notti e giorni quasi ininterrottamente, le preghiere. Lì viveva anche Rabindranath.

Il primo direttore di Vishvabharati fu il pandit Vidhushekara Bhattacarya. Così Formichi lo descrive al suo arrivo alla stazione di Bolpur:... continua

Vishvabharati, luogo libero e felice: Tucci è iniziato all'India

lunedì 05 marzo 2007

Shantiniketan (c) http://www.wb.nic.in/westbg/images/shantiniketan.jpgNel bellissimo paesaggio di Birbhum -- nel Bengala occidentale, nel nord-est dell’India, fino a pochi anni fa arido ma “affascinante per il suo silenzio e la sua vastità”, come racconta Giuseppe Tucci -- sorge l’università internazionale di Vishvabharati, fondata a Shantiniketan il 22 dicembre 1901 dall’educatore, poeta, drammaturgo, critico letterario, romanziere, pittore, musicista e Premio Nobel (1913) Rabindranath Tagore (1861-1941). Quella che vedete in alto è la foto di un edificio dell'università.

Tagore voleva essere conosciuto come educatore ma qui in Europa è conosciuto soprattutto come poeta:

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.

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