Roma fra Oriente e Occidente
giovedì 04 settembre 2008
Dalla fine degli anni Venti iniziò un grande interesse politico per l'Oriente, come veniva chiamato sempre (mentre ora indica principalmente l'anticihità), cioè l'Asia.
Gentile nel 1933 sintetizzò bene il ruolo avuto dall’Italia che, con la sua tradizionale spiritualità, che il fascismo aveva risvegliato, poteva fare da mediatrice fra l’Asia e l’Europa:
... continuaGli scritti dei nostri pionieri [...] metteranno pienamente in luce la mirabile attività della nostra stirpe, la quale non scavò tra i popoli incomprensione nè accaparrò privilegi, ma umanisticamente cooperò ad uno spirituale incontro tra Oriente e Occidente.
Abbiamo visto che Tucci aveva un animo inquieto, che lo spingeva a partire a caccia della felicità. E amava, più di tutto, le montagne del suo Tibet. Scrisse nel 1937 in Santi e Briganti nel Tibet ignoto, dopo sei esplorazioni nel Paese delle nevi:
Perché Tucci affrontava dei viaggi così affascinanti e proficui, ma così scomodi e rischiosi? In fondo, in patria era già un potente professore, un Accademico d’Italia, e stava conquistandosi una solida fama fra gli studiosi di mezzo mondo.
E' incredibile la modernità di Tucci. Ben prima che si parlasse di empatia verso gli altri popoli, negli anni in cui c'erano ancora degli antropologi che teorizzavano che fosse giusto depredare le culture "subalterne", lui si avvicinava a esse con rispetto.