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East and West e la Serie Orientale Roma

martedì 21 luglio 2009

The tombs of the Tibetan kingsIo delle volte mi chiedo come facesse Tucci a viaggiare e a scrivere così tanto, a studiare, a esplorare, a progettare e realizzare la politica culturale degli studi sull'Asia, a ideare e dirigere l'IsMEO, a tenere contatti con gli studiosi di tutto il mondo, a dare conferenze, a ideare gli scavi, a essere sempre sposato, ad avere discepoli adoranti, a collaborare con case editrici, giornali e riviste, a collezionare libri e oggetti d'arte. ... continua

La felicità di Tucci

domenica 07 dicembre 2008

Abbiamo visto che Tucci aveva un animo inquieto, che non lo faceva stare bene a casa e non lo faceva stare bene in Italia. Aveva sempre nostalgia del Tibet.

Ma cos'era per lui la felicità? Per ognuno il concetto di felicità è diverso. Per me, per esempio, è serenità, è quiete. Per lui ... continua

Il Buddhismo - III

sabato 06 dicembre 2008

SuddhodanaPassò l’inverno, poi la primavera e l’estate. Un mattino d’autunno il Buddha ricevette la notizia che il re Suddhodana (nell'immagine a sinistra), suo padre, era in punto di morte a Kapilavatthu. Il re sperava di rivedere il figlio un’ultima volta e il Buddha con Anuruddha, Nanda, Ananda e Rahula, insieme a duecento monaci fra cui tutti i principi degli Shaka, andarono in tutta fretta al palazzo di Suddhodana.... continua

Il Buddhismo - II

giovedì 04 dicembre 2008

BuddhaUn giorno il discepolo Meghiya parlò al Buddha dell’infelicità del monaco Nanda, che gli aveva confidato la nostalgia per la promessa sposa Kalyani, rimasta a Kapilavatthu.
Il pomeriggio seguente, il Buddha invitò Nanda a passeggiare con lui. Lasciarono il parco dove stavano e raggiunsero un lontano villaggio adagiato sulle sponde del lago. Sedettero sulla roccia che sovrastava l’acqua cristallina. Una famiglia di anatre nuotava pigramente, gli uccelli cantavano tra le fronde degli alberi.
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La felicità e la nostalgia per il Tibet

venerdì 22 agosto 2008

TibetAbbiamo visto che Tucci aveva un animo inquieto, che lo spingeva a partire a caccia della felicità. E amava, più di tutto, le montagne del suo Tibet. Scrisse nel 1937 in Santi e Briganti nel Tibet ignoto, dopo sei esplorazioni nel Paese delle nevi:

Trovo gente che mi conosce: dopo tanti viaggi che ho fatto su queste terre mi pare quasi di essere diventato anch’io un figlio dell’Himalaya: e penso alla nostalgia di questi luoghi pur così tristi e deserti che m’assale quando sto in Europa e a quell’ansia che mi muove, quasi contro mio volere, a ritornare sulle impervie piste del tetto del mondo.

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Cosa spingeva Tucci sul Paese delle nevi? La felicità!

giovedì 21 agosto 2008

PotalaPerché Tucci affrontava dei viaggi così affascinanti e proficui, ma così scomodi e rischiosi? In fondo, in patria era già un potente professore, un Accademico d’Italia, e stava conquistandosi una solida fama fra gli studiosi di mezzo mondo.

Si dirà: per amore della scoperta, per la sete di conoscenza, perché i paesi dell’Himalaya costituivano ancora una miniera di tesori quasi inesplorata.

Ma c’è un’altra, più profonda ragione: in Europa lo prendeva, pur nella sua vita agiata, rispettata, attivissima, l’ansia di partire, di andare a caccia di qualcosa di misterioso e sconosciuto, alla ricerca di quello che avrebbe potuto scovare: alla ricerca della felicità, una felicità per quello che non conosceva ancora, ma che immaginava. Una felicità densa di aspettative.

A casa lo prendeva una strana nostalgia del Tibet, quel paese così brullo, quasi ovunque desolato e pietroso, tutto sommato poco ospitale.

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