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Ario e romano: le origini della razza germanica e la società Ahnenerbe

venerdì 25 febbraio 2011

È per andare alle origini della “propria” razza, di cui un gruppo rimasto puro si sarebbe stanziato in Tibet, che partì la famosa spedizione della Germania nazista del 1938-39. ... continua

Quello che ha detto Buddha

domenica 20 luglio 2008

BuddhaSappiamo che Tucci fu buddhista. Più che una religione, il Buddhismo è una dottrina morale e una disciplina etica fondata sulla teoria della trasmigrazione delle anime.

Contempla però una visione globale di tutto il vivere e di tutto l'universo, incluso la cosmologia, la cosmogonia, la mitologia, come si deve vivere, come ci si deve comportare, qual'è il retto pensiero e la retta intenzione, come comportarsi con gli uomini e con gli animali e così via, e per questo è una religione nel senso più ampio del termine: perché guida in ogni circostanza della vita.

Oltre cinquecento anni prima di Cristo il principe degli Śākya constatò che la vita porta invariabilmente con sé il dolore dovuto all’allontanamento e al distacco dalle persone, dagli oggetti che amiamo e dagli stessi desideri, o il dolore dell’unione con ciò che non ci piace, il dolore della malattia e quello della morte. L’essenza della vita è il dolore. Così cercò un mezzo per non soffrire più e non rinascere a una nuova vita, con il suo nuovo carico di sofferenze sempre uguali.

Un giorno, mentre sedeva in meditazione sotto un albero, capì che la realtà del mondo è illusoria e solo il distacco da tutto, i sentimenti, le persone, gli oggetti e i nostri stessi desideri delle persone e degli oggetti, avrebbe permesso all’uomo di non soffrire e, quindi, di non rinascere: aveva raggiunto l’Illuminazione. Da allora venne chiamato Buddha, che in sanscrito significa «svegliato»: si era destato alla realtà vera, uscendo dal sonno dell’ignoranza.

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Tucci, Maraini, Mele e Moise e il mistero di Lhasa

venerdì 15 settembre 2006

TibetMi è stato chiesto ancora, nel commento, perché Tucci e Maraini non si sopportassero.

Faccio quindi un elenco delle ragioni:

1) gli allievi che lo amarono dicono che fosse per una donna, forse la bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal
2) i (pochi) allievi che non lo amarono dicono che fosse per alcuni scritti
3) Maraini mi disse semplicemente che Tucci era geloso di lui, del suo successo -- ma non era per Segreto Tibet, perché fu pubblicato nel 1951, dopo la spedizione tibetana di Tucci del 1948, quella in cui Maraini fu lasciato indietro. Per questo Maraini sarebbe stato volontariamente escluso dal Tibet.

In realtà, Tucci portò Maraini con sé come fotografo nella spedizione del 1937 e poi in quella del 1948, ambedue in Tibet centrale. Al tempo, per entrare nel paese c'era bisogno dei permessi dei britannici e dei tibetani, e il Potala, la sede religiosa e amministrativa dello stato, era una cittadella proibita nella città proibita di Lhasa. ... continua

Come vestiva Namgyal Traring, la giovane guida di Tucci a Lhasa?

giovedì 15 giugno 2006

Il Governo di Lhasa assegnò a Tucci il giovane Namgyal Traring, imparentato col Maharaja del Sikkim, che per tutta la permanenza sarà la sua guida ufficiale.

Come tutti gli aristrocratici tibetani era di modi signorili e raffinati; parlava benissimo l’inglese perché era stato educato nel Darjeeling, indossava una lunga casacca di seta cinese di color porpora scuro stretta in vita, portava all’orecchio sinistro un lungo orecchino in oro e turchese, segno che era figlio di nobili, e indossava il bokto, un copricapo che è una specie di ciotola di lana gialla tenuta ferma da una striscia o un elastico, più stretta in fondo e più larga in cima, che a ogni movimento ondeggiava sulla sommità del capo, sopra ai capelli ben spartiti in due due trecce rannodate e tenute insieme sulla sommità del capo da una fibbia in oro e turchese. Questa era la tenuta feriale dei funzionari che, però, non era indossata sempre ma era portata in giro da un servo che seguiva il padrone e indossata al bisogno.

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