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Un film su Evola e Tucci: Youth Withouth Youth - Un'altra giovinezza di F. Ford Coppola

lunedì 01 settembre 2008

Giuseppe TucciIl 26 luglio al cinema Umanitaria, in via San Barnaba a Milano, hanno proietteto il film Youth withotuh Youth, tradotto come Un'altra giovinezza. Se vi capita andatelo a vedere, mi raccomando.

Io l'ho visto l'anno scorso in Via Palestrina, un piccolo cinema all'antica con una saletta tenuta da due anziani coniugi cinefili che conoscevano a memoria tutte le storie dietro ai film e agli interpreti.

Questo film mi ha dato una fortissima emozione. Per me ha un significato e un gusto particolare. Infatti è una rielaborazione del romanzo rumeno di Mircea Eliade Un'altra giovinezza.

Il protagonista principale è Dominique Matei (la traduzione in inglese e l'introduzione del romanzo è stata scritta da Matei Calinescu). La cosa incredibile è che la ragazza di Dominique un certo punto (dopo aver subito uno shock!) parla in sanscrito. Chi è stato chiamato per capirla? Giuseppe Tucci, amico (nella realtà) di Eliade.

Nel film Tucci è stato definito come la maggiore autorità europea di sanscrito e di filosofia buddhista, che è vero.

E' stato anche presentato anche come il presidente dell'IsMEO, che per decreto ora rischia la chiusura (grazie Berlusconi!), che invece al tempo del film, metà-fine anni Trenta, non fu. Infatti era presidente il fondatore dell'istituto, Giovanni Gentile, fino alla sua uccisione, nell'aprile del 1944, da parte di un gruppo partigiano.

Mi ha davvero emozionato vedere nel film il mio maestro straordinariamente simile a quello in carne e ossa, stesso stile ed eleganza, solo più alto, e stessa enorme cultura.... continua

Carlo Formichi a Vishvabharati, fra orientalismo e nazionalismo, in uno studio di Laura Piretti Santangelo

sabato 30 agosto 2008

libri antichiIeri parlavo dei doni dei libri e dell'insegnamento di Tucci che Mussolini fece a Tagore, quando Formichi fu invitato a tenere il corso di sanscrito a Vishvabharati, la famosa università internazionale fondata a Shantiniketan, in India.

Formichi, che persuase il Duce a inviare i doni, era un fervente sostenitore del fascismo. Aveva il petto gonfio di orgoglio perché rappresentava, e a ragione, la cultura italiana. Si dichiarò latore del messaggio di Mussolini perché si sentiva un rappresentante del nuovo sistema politico.

Il ruolo ambivalente di Formichi fra politica e cultura è stato sottolineato per primo da Laura Piretti Santangelo, ex docente di Indologia all'Università degli Studi di Bologna, nell'articoletto «Carlo Formichi: fra orientalismo e nazionalismo», in Contributi alla storia dell’orientalismo (Bologna 1985).

Benché sia uno studio modesto, le dieci pagine della Piretti hanno il pregio di aver colto questo importante aspetto del maestro del nostro studioso.

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I doni di Mussolini a Vishvabharati: 500 libri e la docenza di Giuseppe Tucci

venerdì 29 agosto 2008

TagoreIl Duce, per intensificare l'opera di propaganda in India, nel 1925 non solo inviò Giuseppe Tucci e Carlo Formichi, il suo professore di sanscrito e mentore -- anche se, in realtà, quest'ultimo fu invitato dal Nobel Tagore in persona (nella foto), a spese di Vishvabharati, ma inviò in dono 500 libri per la biblioteca dell'università, come gli aveva suggerito Formichi.

Il dono dei libri da parte del Duce fu commentato dalla stampa indiana con parole di unanime plauso. Tagore stesso ne parlava a ogni visitatore che veniva alla sua università. Del suo sentimento di gratitudine ne è prova il cablogramma che spedì a Mussolini e che fu riprodotto nel periodico The Modern Review:

Consentite che io vi esprima a nome di Visvabharati la nostra gratitudine per aver mandato a mezzo del Prof. Formichi il vostro cordiale riconoscimento del valore della civiltà indiana, per aver deputato il Prof. Tucci dell’Università di Roma ad istruire i nostri studenti nella storia e nella cultura italiana e a collaborare con noi in vari rami dell’orientalismo, ed anche per il generoso dono di libri a nome vostro, che sta a dimostrare uno spirito di magnanimità degno delle tradizioni del vostro grande paese. Vi assicuro che una siffatta espressione di simpatia che mi viene da Voi quale rappresentante del popolo italiano, aprirà, per gli scambi culturali fra il vostro paese e il nostro, un canale di comunicazione il quale racchiude in sè ogni possibilità di sboccare in un avvenimento di grande importanza storica.

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Quello che ha detto Buddha

domenica 20 luglio 2008

BuddhaSappiamo che Tucci fu buddhista. Più che una religione, il Buddhismo è una dottrina morale e una disciplina etica fondata sulla teoria della trasmigrazione delle anime.

Contempla però una visione globale di tutto il vivere e di tutto l'universo, incluso la cosmologia, la cosmogonia, la mitologia, come si deve vivere, come ci si deve comportare, qual'è il retto pensiero e la retta intenzione, come comportarsi con gli uomini e con gli animali e così via, e per questo è una religione nel senso più ampio del termine: perché guida in ogni circostanza della vita.

Oltre cinquecento anni prima di Cristo il principe degli Śākya constatò che la vita porta invariabilmente con sé il dolore dovuto all’allontanamento e al distacco dalle persone, dagli oggetti che amiamo e dagli stessi desideri, o il dolore dell’unione con ciò che non ci piace, il dolore della malattia e quello della morte. L’essenza della vita è il dolore. Così cercò un mezzo per non soffrire più e non rinascere a una nuova vita, con il suo nuovo carico di sofferenze sempre uguali.

Un giorno, mentre sedeva in meditazione sotto un albero, capì che la realtà del mondo è illusoria e solo il distacco da tutto, i sentimenti, le persone, gli oggetti e i nostri stessi desideri delle persone e degli oggetti, avrebbe permesso all’uomo di non soffrire e, quindi, di non rinascere: aveva raggiunto l’Illuminazione. Da allora venne chiamato Buddha, che in sanscrito significa «svegliato»: si era destato alla realtà vera, uscendo dal sonno dell’ignoranza.

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Gli otto segni di buon auspicio del Tibet

venerdì 11 luglio 2008

nodo senza fineLa religiosità tibetana era caratterizzata da un mondo di segni e simboli, che ornavano sia gli oggetti sacri sia quelli più comuni. Per questo Tucci riportò dalle sue spedizioni alcuni oggetti di artigianato di ottima fattura.

Un motivo ornamentale classico erano gli otto simboli fausti, ereditati dall’India: i due pesci, il fiore di loto, il vaso contenente l’acqua benedetta, la conchiglia, la ruota della Legge, simbolo del Buddhismo, lo stendardo, l’ombrello e lo srīvatsa, un segno distintivo portafortuna fatto solitamente di un intreccio di peli sul petto che rappresenta il nodo senza fine.

Gli otto segni potevano essere rappresentati staccati o tutti insieme. Qui vedete come venivano raffigurati, e questa è la spiegazione dello srīvatsa(sanscrito) o dpal be’u (tibetano):... continua

Tucci e il terremoto in Nepal del 1934

mercoledì 14 maggio 2008

Indian childrenA proposito del terribile terremoto che ha sconvolto la Cina, Tucci scampò per poco al terribile terremoto del 1934 in Nepal.

Nel 1933, di ritorno da una missione scientifica nel Tibet occidentale insieme al Capitano medico della Marina militare Eugenio Ghersi, andò insieme a lui e a Formichi in Nepal. Come disse Formichi in una conferenza tenuta a Roma il 26 febbraio 1934, fra i due paesi

intercedono rapporti di viva simpatia dal giorno che Giuseppe Tucci, già mio discepolo, oggi meritatamente mio collega all’Università e all’Accademia, conquistatasi l’ammirazione dei sapienti del paese per la perfetta padronanza che ha del Sanscrito e per la vastità e profondità della sua cultura indologica, divenne caro alla Corte nepalese.

Del paese che egli, come prima Lévi e Formichi, amò particolarmente, Tucci riportò anche tantissime foto di bambini che giocano, sadhu, stradine, palazzi, statue, i bassi palazzi ornati di facciate di legno finemente intagliate di Durbar Square, il tempio di Bhairava a Bhaktapur, quello buddhista newari di Śrī Hiraṇyavarṇa Mahāvihāra a Patan, il Palazzo Reale nella vecchia sede, a Kathmandu, e Siddhi Pokhari, il laghetto vicino.

Di questo periodo è anche la preziosa foto che mostra i due tetti nella parte sinistra del tempio di Siddhilakṣmī, distrutto dal terribile terremoto del 15 gennaio 1934 che sconvolse la Valle di Kathmandu e, in misura minore, il Bihar. L'epicentro fu a 10 chilometri a sud del monte Everest e causò circa 10.500 morti.

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